Governatore della Lombardia all’attacco: “primarie subito, via i vertici. Partito in agonia, così è una casta”

Roberto Formigoni

“Siamo vicini al funerale del Pdl”. Non servono interpretazioni alla frase di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia ed esponente di primo piano del partito di Silvio Berlusconi.

Formigoni, in un’intervista ad un quotidiano nazionale, evoca per il Pdl scenari cimiteriali.

“Ho ho apprezzato l’elezione del segretario politico; ho apprezzato anche il discorso programmatico di Alfano, il giorno 1 luglio scorso. Ho apprezzato meno che, mentre allora sembravamo tutti d’accordo nell’ applaudire e nel fare le primarie del partito -e il congresso per i dirigenti locali – poco prima delle vacanze, i mandarini conservatori hanno fatto spostare la data a settembre e, poi, a ottobre. Ma lo sa lei che da tre anni e mezzo non facciamo neanche un congresso rionale? Così il Pdl è una casta, urge riforma strutturale, non è possibile andare avanti”.

E dunque le Primarie nel Pdl sarebbero lo scatto, la palingenesi, il fuoco purificatore?

“Le primarie a tutti i livelli significano l’irruzione di una grande forza rinnovatrice. Noi abbiamo perso le amministrative perchè ci hanno voltato le spalle le casalinghe, le partite Iva, i piccoli imprenditori, i commercianti, gli artigiani. E siamo stati puniti dai nostri militanti, utilizzati solo per volantinare, e scavalcati sempre da candidati imposti dall’alto. Basta listini bloccati”.

“Qui siamo al momento di mettersi tutti in discussione e di rimettere tutti idealmente il nostro mandato. Bisogna pur cominciare e intanto azzeriamo le gerarchie. Mi aspetto un election day la prima domenica di ottobre, ma senza le liturgie dei partiti anni ’80. Uno si iscrive al partito con 3,4, 5 euro e poi vota chi vuole, tra i segretari politici cittadini, provinciali e regionali. Massimo 5, così si evita che i più ricchi si comprino le tessere»

Si dice che Formigoni stia insistendo con le Primarie perchè, per ora, sarebbe l’unico ad avere l’apparato e i voti per l’elezione a capo del Pdl, e lui risponde:

«Non è quello il problema. Intanto riformiano il partito con queste regole, poi se mi candido o no glielo faccio sapere. Anche Alfano è d’accordo, anzi è quello che insiste per i congressi. Ma ci sono i “mandarini conservatori”: quelli che hanno paura del giudizio del Popolo, quelli che non denunciano il fatto che mettere le mani nelle tasche degli italiani è contro lo scopo del partito; che non tengono in considerazione la necessità di privatizzare tutto dalla Rai alle Poste per fare cassa; e che insistono per usare la mannaia per gli enti locali, Regioni e Comuni facendoci apparire statalisti, mentre in Parlamento e ai Ministeri danno solo una spolveratina»

“Sulle Province io da sempre sono per l’abolizione totale. Totale. Male che nella manovra non ve ne sia traccia. So anch’io che bisogna cambiare la Costituzione; ma, intanto l’abolizione totale la mettevi dentro e poi preparavi una legge costituzionale, che diamine»

Se io alla Lega dò in cambio le macroregioni, il vecchio progetto di Gianfranco Miglio, ex ideologo della Lega, e perfino del centro studi della Fondazione Agnelli. In qualche modo l’accordo lo troviamo.

Ridurre le regioni italiane da 20 a 12? “Si può essere anche più drastici, io le porterei anche a 8. Ora come ora sono troppo piccole e non competitive: bisogna dar loro più territorio e autonomia come hanno fatto con le province cinesi. Anch’io sono disposto a sacrificarmi e, se necessario, ad accorpare la Lombardia»

C’è un’idea balzana che sta passando: quella di cancellare i Comuni sotto i 5000 abitanti. Semmai i Comuni si accorporano, nessuno rinuncia alla sua identità, tutti ci ricordiamo del paesello da cui siamo partiti…”.

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