Guerra in Libia alle fasi conclusive: ribelli accerchiano Tripoli, battaglia a Brega. Raìs verso la sconfitta

scontro finale in Libia

In Libia si avvicina il momento della verità. I ribelli accerchiano Tripoli e si preparano a lanciare l’attacco finale al regime di Gheddafi. Gli insorti avevano anche annunciato di aver preso il controllo del porto strategico di Brega (città a 750 chilometri a est di Tripoli), strategica per la vittoria. Ma in serata sono stati costretti a ritirarsi dalla zona petrolifera. 

I ribelli libici hanno ammesso di essere stati costretti a ritirarsi dalla zona industriale della città, attestandosi sul suo limitare orientale, dopo essere stati sottoposti a massicci bombardamenti da parte delle forze fedeli al regime. «Ieri la zona industriale era completamente sotto il nostro controllo, ma oggi la situazione è cambiata a causa dei bombardamenti dell’artiglieria pesante nemica», ha dichiarato uno dei comandanti delle milizie insurrezionali, colonnello Omar Bani.

Sembra fatta infatta invece per la conquista di Zawiyah. Il centro petrolifero a 50 chilometri da Tripoli e unico punto di rifornimento energetico per le milizie rimaste fedeli al raiss è stato conquistato dai ribelli e sembra ormai prossima l’avanzata sulla capitale. Migliaia di persone sono scappate negli scorsi giorni da Tripoli. Le informazioni sono difficilmente verificabili, ma secondo la radio degli insorti a Misurata i ribelli libici avrebbero già preso il controllo dell’aeroporto internazionale, anche se nella guerra della propaganda le notizie va presa con le dovute cautele.

La fine di Gheddafi «è molto vicina» e sarà «catastrofica», ha detto il presidente del Consiglio nazionale transitorio libico (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, che ha confermato «contatti con la prima cerchia» del raisr. «Tutto dimostra che la fine è molto vicina, con l’aiuto di Dio. Se Gheddafi vuole lasciare il potere, vogliamo che lo annunci lui stesso. Ma pensiamo che non lo farà – ha aggiunto Jalil in una conferenza stampa -. Mi aspetto una fine catastrofica per lui e per i suoi. E mi aspetto anche che creerà una situazione (di anarchia) a Tripoli. Spero di sbagliarmi».

I ribelli hanno annunciato di essere pronti a muoversi verso le sedi della televisione e della radio di Stato. Inoltre sulla capitale libica, ha affermato il corrispondente della BBC Matthew Price su Twitter, è in corso un bombardamento aereo della Nato. Fonti Usa hanno smentito intanto le voci di un Gheddafi in fuga verso la Tunisia e verso il Venezuela e hanno fatto sapere che il raiss sarebbe invece a Tripoli «pianificando di resistere a lungo». Il leader libico comunque sarebbe sempre più debole e abbandonato dai suoi fedelissimi. L’ultimo caso più vistoso è quello dell’ex numero due del regime libico ed ex primo ministro Abdessalam Jalloud, che sarebbe passato dalla parte degli insorti.

Jalloud è partito oggi dalla Tunisia con destinazione l’Italia, prendendo un volo all’aeroporto dell’isola di Gerba. La notizia è stata confermata da fonti della scalo tunisino, secondo cui l’aereo è decollato la notte scorsa e insieme a Jallud c’era la sua famiglia.

Negli ambienti governativi di Tunisi è stato precisato che Jalloud era arrivato in serata nel Paese maghrebino. Aveva disertato due giorni fa, passando dalla parte dei ribelli e riparando con i congiunti a Zenten, citadina ella Libia sud-occidentale controllata dalle forze insurrezionali. Le fonti hanno aggiunto che Jalloud ha lasciato la Tunisia con un aereo maltese, ma non sono state in grado di specificare quante persone ci fossero con lui.

Non hanno inoltre escluso che l’Italia possa costituire soltanto uno scalo intermedio, sulla via di una diversa destinazione finale (forse il Qatar). Jalloud fu uno dei cervelli del colpo di Stato che nel 1969 rovesciò la monarchia di re Idris e portò Gheddafi al potere. Primo ministro dal 1972 al 1977, era poi stato nominato tra l’altro vice premier, ministro delle Finanze e dell’Industria; caduto poi in disgrazia presso il regime, dal 1990 non aveva più ricoperto alcun incarico ufficiale.

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