Continuano le ricerche per liberare Francesco Azzarà. Emergency spera: “rimaniamo in attesa fiduciosi”

Francesco Azzarà

Non ci sono ancora notizie, nessun segnale dai rapitori di Francesco Azzarà, l’operatore 34enne di Emergency rapito il 14 agosto scorso a Nyala, nel Darfur, mentre andava all’aeroporto per prendere un collega in arrivo da Khartoum. “Non abbiamo ancora nessuna notizia da Nyala – ha detto Rossella Miccio, coordinatrice dell’ufficio umanitario di Emergency – siamo sempre in contatto con il nostro team a Nyala e con le autorità locali, ma i rapitori ancora non hanno dato notizie o segnali”. “Rimaniamo in attesa, fiduciosi”, ha aggiunto ricordando comunque che sulla vicenda va mantenuto il massimo riserbo.

La procura di Roma ha comunque deciso di aprire una inchiesta sul rapimento. Nel procedimento, affidato al sostituto procuratore Elisabetta Ceniccola, si ipotizza il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo. I pm di piazzale Clodio restano in costante contatto con la  Farnesina e con gli organi investigativi per essere aggiornati sull’evoluzione del caso.

Ieri il vice governatore del sud Darfur, Abdul Karim Moussa, aveva assicurato che Azzarà “sta bene, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico”, precisando anche che i responsabili del sequestro – secondo le informazioni a disposizione – si trovavano ancora nel sud Darfur e che le forze di sicurezza stavano “stringendo il cerchio”. “Non abbiamo intenzione di pagare alcun riscatto” per la liberazione di Azzarà, aveva aggiunto Moussa, lasciando intendere che potrebbe essere arrivata una richiesta di denaro alle autorità del sud Darfur e che una svolta poteva essere vicina.

Moussa ha poi detto, oggi al sito on line Sudanese Media Center, che le organizzazioni non governative che operano in Darfur “si dovrebbero attenere strettamente alle procedure di sicurezza imposte qualora dedicano di muoversi nello Stato”. Per il vice governatore le ong “devono fornire alle autorità competenti la lista dei nominativi delle persone che intendono assumere, in particolare autisti e guardie”. Affermazione che sembra accreditare l’ipotesi, circolata dopo il rapimento del giovane calabrese, di un coinvolgimento di alcune persone che lavoravano nel centro pediatrico di Emergency a Nyala insieme all’operatore italiano ma ne erano stati recentemente allontanati o sanzionati e covavano quindi del risentimento: si tratterebbe di una guardia, un amministratore e un medico.

L’organizzazione medico-umanitaria fondata da Gino Strada ha istituito a Nyala un team che segue le indagini con gli investigatori locali. Si punta soprattutto su due o tre direzioni: una pista a Nyala, altre un po’ fuori, verso Jebel Marra, anche se il riserbo, come chiesto anche dalla Farnesina, è stretto. Resta però l’ottimismo, la speranza che possa aprirsi presto un contatto con i rapitori e che il sequestro del giovane logista calabrese dell’ospedale pediatrico che Emergency ha aperto a Nyala lo scorso anno, possa concludersi per il meglio. 

Gli amici di Francesco Azzarà e tutta la comunità di Motta San Giovanni, hanno organizzato per domani una fiaccolata in suo onore (alle ore 20 da Piazza della Municipalità) che, si legge in una nota, “vuole suscitare anche una riflessione sulle motivazioni che hanno spinto Francesco in Africa al fianco dei più bisognosi”.

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