Calderoli: “i giocatori casta di viziati. Sciopero? Tassa doppia”. Galliani: “non spetta alle società pagare”

Alex Del Piero e Francesco Totti

Anche il mondo del calcio nel “calderone” della discussa manovra economica disposta dal Governo Berlusconi. Il primo ad alzare le barricate era stato il vicepresidente della Lega calcio e a.d. del Milan Adriano Galliani. Ma a mettere il carico da 11 sulla presunta non volontà dei calciatori italiani di farsi carico del contributo di solidarietà previsto nel decreto della manovra-bis (quello del 5% per chi guadagna più di 90mila euro lordi e del 10% per chi ne guadagna più di 150 mila euro lordi l’anno) è ora il ministro leghista Roberto Calderoli.

«Se i giocatori dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsione proporrò che come ai politici anche ai calciatori venga raddoppiata l’aliquota del contributo di solidarietà». Così il ministro della Semplificazione normativa interviene sull’ipotesi di sciopero dei calciatori apparentemente legata anche alla richiesta che siano le società di calcio a pagare l’eventuale contributo di solidarietà previsto dalla manovra aggiuntiva.

«I calciatori fanno i capricci: non so se sia giusto o meno il contributo di solidarietà ma se c’è qualcuno dovrebbe pagarlo sono proprio i calciatori che rappresentano la casta dei viziati», aggiunge l’esponente leghista non nuovo a polemiche con i calciatori. L’anno scorso, in occasione della manovra prima e dei mondiali poi, Calderoli propose una riduzione degli stipendi dei giocatori con l’introduzione di un salary cap e la rinuncia ai premi in caso di vittoria del Mondiale. Le dichiarazioni di Calderoli determinarono una dura reazione da parte del portiere azzurro Gigi Buffon. 

Sulla questione interviene anche il noto fiscalista Victor Uckmar, che ha guidato la Covisoc (Commissione di vigilanza sulle società di calcio) dal 1993 al 2011,. «Bisognerà vedere come sarà formulata la legge. Ma se i giocatori pagassero, sarebbe un segnale positivo a prescindere». «Ho visto alcuni titoli sui giornali… nessuno vuole pagare…», dice Uckmar, «Ma bisogna vedere come sarà formulata la legge. Se si trattasse di un tributo autonomo non sarebbe coperto dal contratto stipulato tra calciatore è società. Se, invece, si trattasse di un’aggiunta di aliquota all’Irpef, saremmo nel regime dell’Irpef». E, in questo caso, l’onere graverebbe sul club. Al di là dell’aspetto tecnico, Uckmar osserva: «In questo contesto generale, sarebbe un segnale positivo se i calciatori contribuissero a prescindere, visti gli ingaggi che percepiscono».

«È una stupidaggine dire che i giocatori sono viziati. La situazione è semplice e chiara, i giocatori sono lavoratori subordinati e in quanto tali rispettano le stesse regole, pagando regolarmente le tasse – sostiene invece Leo Grosso vicepresidente dell’Aic, l’Associazione italiana calciatori, ai microfoni di Sky Sport 24 -. Sui contratti fatti sulla base dell’accordo vecchio che è scaduto è indicata una cifra lorda e una cifra netta e società e calciatori possono aver stabilito a quale cifra fare riferimento. Se l’accordo fa riferimento al lordo, la tassa è carico del calciatore, se fa riferimento al netto è a carico della società. Se non è previsto nulla, l’inasprimento dell’aliquota grava sul calciatore. La legge è quella che è, il contratto è quello che è, il resto è speculazione spicciola». Grosso si dice «stupito» dall’uscita di Galliani, «forse non era informato», mentre al ministro Calderoli che definisce i calciatori una «casta di viziati» risponde: «Mi sembra una stupidaggine». All’Aic preme piuttosto l’accordo collettivo ancora da firmare.

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