Ex raìs egiziano in aula in barella: processo riprenderà il 5 settembre. Tensione tra i manifestanti a Il Cairo

Mubarak ancora in barella

È arrivato in aula di nuovo in barella, alla seconda udienza, subito rinviata, del processo a suo carico apertosi il 3 agosto, l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak.

Accusato della morte di 850 manifestanti nelle proteste che hanno portato alla sua caduta l’11 febbraio, e di corruzione. Ma questa volta la folla radunatasi fuori dall’Accademia di polizia sede del tribunale, nel quartiere di El Tagamu el Khamis, periferia di New Cairo nel mezzo del deserto, si è dovuta accontentare di vedere l’elicottero dell’ex rais sul megaschermo piazzato all’ingresso. E dalla prossima udienza non potranno vedere neppure le immagini in tv: dal 5 settembre, data in cui è stata fissata la prossima seduta, il giudice ha infatti vietato le telecamere in aula.

Mubarak, trasportato nella gabbia dentro l’aula bunker coi due figli Gamal e Alaa, è apparso in abiti civili e con una cannula inserita nel braccio. Fuori ad attenderlo c’erano qualche centinaio di manifestanti: da un lato del piazzale gli artefici della rivoluzione del 25 gennaio, tra cui alcuni parenti delle vittime di piazza Tahrir che chiedevano giustizia, agitando manifesti denigratori e un simbolico cappio.

L’ex rais, che nega ogni accusa, se condannato rischia la pena di morte. È il primo leader arabo a finire alla sbarra dall’inizio delle rivolte in Medio Oriente. Dall’altro lato – separati dai primi da un ampio cuscinetto di polizia e forze di sicurezza – un numero un pò più nutrito di fan dell’ex presidente, tra cui molte donne, con indosso identiche magliette bianche con scritte a suo sostegno «Sono egiziano e Mubarak è un grande leader», sventolavano ritratti del leader deposto.

Ancora prima dell’apertura del procedimento è scoppiata una sassaiola tra i due gruppi. La polizia è intervenuta cercando di dividerli. L’apparizione dell’ex rais è stata salutata dai suoi oppositori al grido di «Ladro! Che lo impicchino!». Oltre le transenne, alcune giovani velate cantavano «Il popolo vuole libertà per il presidente».

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