]”Dopo il Barca dovevo dimostrare di essere vivo. Milan? Ci serve ancora qualcosa. Inter debole senza Eto’o”

Zlatan Ibrahimovic

La sua seconda parte di stagione è stata sempre sull’orlo di una crisi di nervi. E, in un paio di occasioni (vedi le espulsioni con Bari e Fiorentina), quell’orlo l’aveva pure oltrepassato. «Colpa della pressione», ha spiegato Ibrahimovic. E quella dello svedese aveva tutta l’aria di essere una confessione. Probabilmente c’è ben poco di casuale nel fatto che sia arrivata a casa sua, ovvero a Malmoe, la città dove è nato e cresciuto, quella da cui ha spiccato il volo e dove ieri il Milan si è esibito in amichevole vincendo 5-4 ai rigori (reti di Cassano e Boateng per il 2-2 nei 90′ prima dei tiri finali dal dischetto).

«Quando sono arrivato da Barcellona dovevo far vedere di essere ancora vivo – ha raccontato il totem rossonero, più sorridente che mai -. Che stress. Il Milan doveva vincere per forza e io mi sentivo obbligato a dimostrare qualcosa pure all’Inter. Anche per Allegri non è stato facile, pure lui era appena arrivato». Ammetterlo adesso è molto più semplice, dopo aver sistemato un nuovo campionato in bacheca (ora sono 8 consecutivi sul campo, 9 nelle ultime 10 stagioni) e dopo aver messo sotto un’altra volta l’Inter, conquistando la Supercoppa.

Ora si tratta di fare un ulteriore balzo in avanti, anche perché la concorrenza in Italia sembra distante più che mai. «Quest’anno non possiamo proprio temere nessuno. Vogliamo vincere tutto». Tanto più che l’Inter, la grande rivale, sta per perdere il suo pezzo più pregiato. «Se cedono Eto’o, i nerazzurri perdono molto del loro grande potenziale. Non ce ne sono tanti in giro come lui». Già, ma Ibra davanti a certe cifre come si sarebbe comportato? «Io in Russia? No, no. Io sto bene qua, a meno che non mi caccino», è stata la sua risposta spontanea, accompagnata pure da una risata. Ma non è detto che poi corrisponda alla realtà: «Chiunque sarebbe tentato – ha corretto il tiro -. Allora, meglio che una proposta del genere non arrivi. Così non ci devo nemmeno pensare».

Come un fiume in piena, Ibrahimovic non ha frenato la lingua nemmeno davanti al mercato, lanciandosi in consigli alla società («Un paio di giocatori in più secondo me servono») e pure a un compagno molto particolare: «Con Cassano mi trovo alla grande. Spero tanto che resti al Milan, ma se poi uno non è contento non ci si può far nulla». Il resto dovrà mettercelo lui, riuscendo per la prima volta a fare la differenza non solo entro i confini nazionali, ma anche in Champions.

«L’anno scorso io e Robinho siamo arrivati a Milano all’ ultimo momento e non abbiamo potuto svolgere la preparazione. Stavolta no. Siamo nella miglior condizione fisica possibile e non siamo inferiori a nessuno». In verità lui a Malmoe è uscito al 60′ per la caviglia malconcia: «Mi faceva male, ma ci tenevo a restare in campo contro la squadra della mia città».

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