“Ho perso 20 kg, mi sostiene la famiglia e la fede. Non ho rancori, il carcere non mi mi ha rubato la vita”

Totò Cuffaro

“Ho speso tutta la mia vita politica per tenere in vita l’idea della Dc. Il rischio che non resti più nulla è una grande sofferenza. In questi giorni, però, si è accesa una speranza. Mi auguro che la nomina di Angelino Alfano e la sua idea di dare vita il Ppe vada in porto”. È l’auspicio espresso dall’ex governatore Salvatore Cuffaro, dal carcere di Rebibbia.

“Sulla vicenda del partito degli onesti e sui problemi giudiziari di esponenti del Pdl non ho alcun titolo per parlare. Ora con il Ppe i contenuti e i valori della Dc tornerebbero ad essere esaltati. Non sono più in politica, ma se ci fossi la cosa mi alletterebbe”.

Le sue previsioni sulla politica nazionale sono che “Berlusconi resistera”, mentre “Bersani è monotono” e giudica “certamente più costruttivo l’atteggiamento di Casini”. Spera “con tutto il cuore” che “si concluda presto l’inchiesta sul ministro Romano” e si dice “contento” per lo stralcio deciso dalla Procura di Catania per il governatore Lombardo. Cuffaro, che ha perso 20 chili e sta in un cella quadrupla, la notte non dorme per “pregare, stare con se stesso e rispondere alle 3.500 lettere ricevute”.

Lo sostengono “la fede e la famiglia”. “Non ho nè rancori nè risentimenti  nei confronti di nessuno – osserva – nè della politica, nè delle istituzioni che mi hanno condannato”. E aggiunge: “Il carcere non ruba la vita, si può essere liberi in cella se lo è la propria anima”.

Si dice estraneo alla mafia e la sua condanna la spiega così: “Sono finito in un vortice mediatico, condannato dal pregiudizio. Mi sembrava di vivere la legge del contrappasso, mi è stata applicata una sorta di pena dantesca: per tutta la vita sono stato candidato ed eletto, ora mi è stata tolta persino la possibilità di votare. È passato il messaggio che ho festeggiato a cannoli la condanna di primo grado a cinque anni – chiosa –  non sono riuscito a fare passare la verità, cioè che io i cannoli li stavo togliendo e non li stavo offrendo”. E ancora: “Non ho favorito la mafia, mi è capitato di sbatterci contro ma ho fatto parte del sistema e accetto e rispetto le sentenze”.

La vita in carcere però è dura: “Il tempo in cella trascorre veloce. Il dramma vero è la notte. Quando senti la chiave che chiude la cella subentra l’angoscia. E’ un rumore che penetra direttamente nel cuore e nel cervello”.

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