Il ministro: “Bce chiede tagli a stipendi pubblici”, non li faremo. Senatùr attacca Draghi. Ira di Bersani e Casini

Giulio Tremonti e Umberto Bossi

Mentre il governo prepara le misure per affrontare la crisi e l’emergenza mercati, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, anticipa il rientro a Roma da Stromboli, dove era in vacanza, per incontrare nel pomeriggio, alle 17,30, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Ieri il governo aveva annunciato cambiamenti alla manovra già varata.

Il governo pensa di anticipare la data del Consiglio dei ministri per varare il decreto sulle misure d’emergenza anticrisi forse anche a domani, 12 agosto, con una forbice che dovrebbe arrivare al massimo al 16 agosto. Nessuna conferma al momento da fonti dell’Esecutivo. Alcuni ministri stanno rientrando dalle località dove si trovavano, perchè allertati per un possibile Consiglio dei Ministri, che secondo qualcuno dovrebbe tenersi già domani sera.

In ambienti governativi la cautela è d’obbligo, visto che non si vuole dare per scontata la convocazione di domani, anche in vista dell’incontro che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrà alle 17,30 con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, rientrato a Roma per seguire la situazione. Inoltre, restano da definire alcuni elementi del pacchetto di misure predisposto per consentire il raggiungimento del pareggio di bilancio con un anno di anticipo, come promesso dal governo all’Europa e in particolare alla Bce.

Sul fronte delle misure, fonti ministeriali riferiscono di passi avanti nella trattativa con la Lega sulla riforma delle pensioni. A conferma della possibile accelerazione, Silvio Berlusconi resta a Roma e il suo rientro in Sardegna, inizialmente era ipotizzato per oggi, sarebbe stato spostato a sabato. Per una decisione definitiva si attende soprattutto l’esito del colloquio fra il presidente del Consiglio e il capo dello Stato.

Tremonti questa mattina ha riferito alle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato, presenti i leader di tutti gli schieramenti. A presiedere la seduta il presidente della Affari costituzionali della Camera Donato Bruno.

Tremonti: è l’epoca del maggior rigore. La scelta di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione è «una scelta che segna la fine di un’epoca nella quale l’Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva». Oggi viviamo in un’epoca «che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli», ha detto il ministro dell’Economia. «Dobbiamo fare una manovra molto forte su questo anno e il prossimo. Le scelte di dettaglio sono ancora in corso».

Da giugno, quando si è scritta la manovra, «la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica. Io non sono accreditabile per formule ottimistiche, casomai per prudenza. Il decreto che pone il pareggio di bilancio al 2014 è stato votato dal Parlamento a metà luglio. Da allora ci sono stati fatti nuovi, successivi, concatenati, che hanno modificato il corso delle nostre attività, tanto è che siamo qui», ha detto Tremonti sottolineando che c’è «un’intensificazione verticale della crisi finanziaria».

«L’articolo 81 della Costituzione non costituisce un caso di successo. Ora abbiamo il terzo quarto debito pubblico nel mondo – ha detto Tremonti – La nostra è una posizione oggettivamente straordinaria in rapporto al Pil. La norma dal ’48 alla fine degli anni ’60 e inizio anni ’70 ha funzionato nella forma e nella sostanza. Poi la stessa norma si apre a una dinamica diversa: nella prima parte della prima Repubblica la costituzione formale coincideva con quella sostanziale, nella seconda parte la Costituzione formale no e si è avviata una dinamica verticale esponenziale» del debito pubblico. «Fare in fretta un lavoro importante: tanto da non rispettare il vincolo dei tre mesi tra le due letture. Ma non possiamo cambiare la Costituzione cambiando la Costituzione – ha aggiunto Tremonti – C’è ampio spazio per un lavoro che presuppone un disarmo plurilaterale e un spirito costituente».

Data la dimensione del debito pubblico italiano «più forte è il passaggio costituzionale meglio è» per il pareggio di bilancio, ha proseguito Tremonti spiegando che visto che «il vincolo viene dall’Europa si potrebbe anche importare la norma» con il combinato tra articolo 11 e 117 della Costituzione. Ma nel nostro caso sarebbe meglio un passaggio «forte».

L’articolo 81 della Costituzione recita: “Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo [cfr. artt. 72 c. 4, 75 c. 2, 100 c. 2]. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche quella di «tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici», ha detto Tremonti. Per il mercato del lavoro l’ipotesi da mettere in campo è «una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido» ma anche «il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una sorta di «diritto di licenziare». Il governo ipotizza poi di «accorpare sulle domeniche le festività».

Riforme e tagli chiesti dalla Bce. Tremonti ha spiegato che la riforma del mercato del lavoro, con anche un più facile diritto a licenziare, così come anche l’ipotesi di taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici, sono suggerimenti della Banca Centrale Europea. La lettera è «strettamente confidenziale e la diffonde chi la manda». Tremonti ha aggiunto che «i suggerimenti esterni» per l’anticipazione del pareggio di bilancio indicano più i tagli alla spesa che interventi per maggiori entrate.

«L’ipotesi di riduzione degli stipendi pubblici è stata fatta in sede europea ma noi non abbiamo intenzione di ridurre gli stipendi» nella pubblica amministrazione, ha poi detto Tremonti nella sua replica.

Occorre «evitare forme di abuso dei contratti a tempo determinato, da quelle parti crea effetti di instabilità della persona che possono essere negativi sull’economia. Finisce che sono tutti dei subprime».

Tra le ipotesi allo studio figurano interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato. Sul lato delle entrate sono possibili «contributi di solidarietà».

«Bisogna intervenire con maggior incisività sui costi della politica. Dobbiamo tornare sulla materia non solo sui costi dei politici, non solo su quanto prendono ma anche su quanti sono. C’è un effetto di blocco, di manomorta».

«Fermi i titoli di Stato, siamo pronti ad aumentare la tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al 20% – ha annunciato Tremonti – Sulle rendite finanziarie la scelta è stata definita con un allineamento delle aliquote. La scelta è stata fatta in sede di riforma ma non abbiamo nulla in contrario ad un intervento diretto. Fermi i titoli di Stato, e prevedendo una riduzione della tassazione della raccolta postale che è al 27%, tutti i titoli finanziari verrebbero tassati dal 12,5% al 20%».

Il governo studia «forme più forti di contrasto all’evasione fiscale, soprattutto nei casi di omessa fattura o scontrino».

Sul lato della crescita serve «la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali».

L’intervento di Tremonti «è stato troppo fumoso – ha commentato Umberto Bossi – Temo ci sia un tentativo per far saltare il governo». La crisi, in gran parte è causata da «tutto il casino che hanno fatto uscire. Temo che quella lettera sia stata fatta a Roma», ha aggiunto Bossi, riferendosi alla missiva inviata dalla Bce al governo italiano. Di fronte alla domanda se le spinte per far cadere l’esecutivo venissero dall’interno o dall’Europa, Bossi ha risposto: «Draghi da qui è andato in Europa ma è sempre a Roma».

La Banca centrale europea «non commenta» le parole di Bossi, riferisce un portavoce della Bce. «Francamente credo che Draghi stia dando un contributo positivo alla tenuta del nostro sistema economico rispetto alla gravissima crisi finanziaria internazionale che è in atto», dichiara invece il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto.

Bersani: cuore problema è la situazione politica. «Per fare una legge costituzionale in tempo da record ci vogliono sei mesi, non so se abbiamo sei settimane o sei giorni – ha detto il segretario del Pd – Noi non dovevamo arrivare qui non c’era nessuna ragione nei fondamentali perchè l’Italia fosse nella bufera mondiale la più esposta all’affacciarsi della crisi. L’economia doveva essere gestita con qualche riforma e la gestione della spesa pubblica. E questo che dico non toglie nulla al senso di responsabilità e al contributo che daremo in questa fase difficile. Ma riteniamo che la questione politica sia al cuore crisi e non possa essere separata. Non possiamo essere zittiti su questo. A qualche commentatore vorrei dire come mai in Portogallo, Grecia, Spagna hanno cambiato governo? C’è un tema di fiducia a livello internazionale e il tema riguarda la possibilità di chiamare il maggior numero di forze a contribuire».

«C’è l’esigenza di una presa di coscienza europea. Se non facciamo una seconda Maastricht, a uno a uno il mercato ci ammazza tutti – ha detto Bersani – Dopo l’euro c’è stato un irresponsabile arretramento delle politiche dei governi. L’Italia deve riprendere il suo ruolo in Europa che è sempre stato di punta. Che la Bce debba sostituire la politica per dare indicazioni, non può essere una cosa fisiologica. Ma constatiamo con amarezza che dalla Bce stiamo prendendo anche le ricette. Questo non mi sta bene per la settima potenza industriale del mondo. A questo ci siamo ridotti».

«Se si vuole rafforzare il tema della disciplina della finanza pubblica, ragioniamo», ha aggiunto Bersani. Ma il governo non usi il tema della riforma dell’articolo 81 della Costituzione come un «diversivo. Se si vuole rafforzare il tema della disciplina della finanza pubblica, siamo nel nostro. Ragioniamo però a due condizioni. Primo: non si parli però di cose che non esistono in nessun posto al mondo, come il pareggio di bilancio per Costituzione. Non vogliamo castrarci nei secoli di qualsiasi politica economica. Troviamo un ragionamento con le sue flessibilità. Secondo: non sia un diversivo. Non possiamo passare le giornate a discutere di un tema di scuola sui cui possano esercitarsi gli economisti italiani problematizzando all’infinito. Dobbiamo decidere. Vi invito a decidere con rapidità. Noi verremo lì con le nostre proposte». Perchè il Pd, ha spiegato Bersani, intende essere «responsabile e anche alternativo».

Casini: Italia commissariata di fatto. La lettera della Bce, il commissariamento dell’Italia da parte dell’Europa «è un dato di fatto» e non riguarda «solo il governo» ma tutto il sistema politico del paese, anche l’opposizione, ha affermato il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. «Con la lettera della Bce e le pressioni di Merkel e Sarkozy, il commissariamento dell’Italia è un dato di fatto – ha sottolineato Casini – Fin quando non avremo la maturità per capire che siamo stati commissariati e non abbiamo armi per opporci, non recupereremo la fiducia. Stiamo attenti. Se si crede che il commissariamento riguardi solo il governo si commette un grande errore. Perchè riguarda il sistema politico e anche l’opposizione. Dobbiamo tutti prendere atto che c’è una difficoltà del sistema politico».

«Costi della politica, fisco, liberalizzazioni, pensioni, mercato del lavoro», sono i titoli delle proposte di Casini. «Benissimo il dimezzamento dei parlamentari – ha detto il leader Udc – però iniziamo dalle misure che possiamo fare subito, come l’accorpamento dei piccoli comuni e l’abolizione delle province con decorrenza dai turni di scadenza elettorale». Inoltre bisogna «vendere le partecipazioni nelle municipalizzate».

Sulle pensioni «tutti i provvedimenti devono prevedere una sorta di quoziente familiare previdenziale. Su questo c’è una richiesta specifica da parte nostra. Perchè il nucleo familiare che già è vessato nella legislazione attuale, deve essere garantito in questi passaggi di sacrifici. Siamo per la tassazione delle rendite finanziare esclusi Bot e Cct. E poi dobbiamo fare una riflessione molto seria sull’Ici. Fare la patrimoniale all’inizio di questa manovra è sbagliato, può essere un capitolo finale. Mentre un contributo di solidarietà per i redditi alti a seconda della composizione dei nuclei familiari, è cosa diversa e plausibile. Sul tema fiscale concordo con il ministro Tremonti».

Casini ha auspicato vaste «liberalizzazioni», dai servizi pubblici locali, alle farmacie, alle professioni. Quanto al mercato del lavoro, «il concetto deve essere semplice, più flessibilità in uscita e più garanzie per i giovani precari». Infine, «sulla riforma dell’articolo 81 concordiamo pienamente. Bisogna avere margini di flessibilità, ma va benissimo».

Bersani e Casini bocciano riforma articolo 41. «La riforma dell’articolo 41 della Costituzione è demagogia: la si accantoni il prima possibile». Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, boccia senza appello la proposta di riforma dell’articolo della Carta sulla libertà di impresa. Prima di lui il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, è stato altrettanto duro: «Non c’è nessuna ragione» di riformare l’art. 41, ha affermato. «Di liberalizzazioni mi sono occupato. Mai visto nessuno appellarsi all’articolo 41. Semmai il contrario».

Alfano: passare insieme per la porta stretta. A governo ed opposizione «l’obbligo di fare tutto il possibile per l’Italia e gli italiani. Con una citazione evangelica mi viene da dire che siamo passati a chiamare per la porta stretta: mi auguro che da questa porta stretta possiamo passare insieme, perchè se passeremo insieme da quella porta stretta sarà l’Italia che l’avrà passata e non ciascuno di noi – ha detto il segretario del Pdl – Poichè il decreto si deve fare, prima si fa e meglio è. Sosterremo il percorso di accelerazione della manovra e lo faremo sforzandoci di contribuire ad un punto di principio che è quello della equità nei sacrifici e sosterremo il percorso di riforma costituzionale. Al governo spetta il potere della proposta e il dovere dell’ascolto; simmetricamente all’opposizione il dovere di un contributo concreto e propositivo rispetto al governo che è in carica. ll mix delle proposte» di cui si discute in questi giorni «rappresentano un punto di necessità rispetto a ciò che urge di fare e non sono un diktat della Bce. Verrà accettato quel che in termine di proposte consideriamo compatibile».

«Un governo che si è rotto e rompe i cosiddetti, che ha fatto proposte fumose – ha sottolineato Antonio Di Pietro – Tra aria fritta e fumo c’è molto poco, qualche arrosticino di ferragosto. Vogliamo un documento, quali sono le sue proposte, su che cosa dobbiamo collaborare, la prossima volta, ci porti un documento scritto sul quale possiamo dire questo condividiamo questo non condividiamo. Oggi ci ha detto una sola cosa, che è stato commissariato dalla Bce: tiri fuori questo documento, l’Italia è un Paese sovrano». Di Pietro ha ripreso le affermazioni di ieri di Tremonti, secondo il quale la manovra va ristrutturata: «Non siete capaci nè di fare un progetto nè l’esecuzione dei lavori. Ecco perchè la precondizione dell’Italia dei valori e che ve ne dovete andare, cambiare il governo è la precondizione per stare meglio».

«Se Bossi ha la lettera della Bce a disposizione tanto da poterla commentare ha il dovere di renderla pubblica e di depositarla in Parlamento altrimenti viola sia il carattere confidenziale della lettera e sia non rende trasparente le azioni delle istituzioni europee – replica poi Di Pietro a Bossi – L’Idv ha chiesto ufficialmente al governo questa mattina con una lettera scritta di depositare» la missiva inviata dalla Bce all’esecutivo la scorsa settimana. «Sarà pure confidenziale ma non può rimanere sotto il cuscino di Tremonti e deve essere oggetto di discussione perchè dobbiamo capire fino a che punto siamo stati commissariati».

Nella sua replica Tremonti risponde a Bossi: «Abbiamo annunciato un decreto legge. Ma è difficile, prima di andare dal Capo dello Stato e a mercati aperti, essere più precisi di come sono stato io». Il «fumoso» con il quale Umerto Bossi ha bocciato Tremonti «sarà oggetto di discussione tra noi due», ha detto sorridendo il ministro dell’Economia. Subito dopo Tremonti ha partecipato a una riunione convocata da Bossi con lo stato maggiore leghista.

Dopo l’informativa di Tremonti alle Camere «siamo ancora una volta sconcertati», dice Bersani, in una conferenza stampa a Montecitorio. «Noi diciamo che al governo non deve tremare il polso – sottolinea Bersani – ma abbiamo impressione che ci sia qualcosa di peggio di un tremore di polso: c’è assenza di idee e di compattezza del governo e della maggioranza e l’incapacità di usare i toni giusti verso il Paese e anche verso le opposizioni, che stamattina hanno detto le uniche cose concrete e propositive».

La lettera della Bce? «Bossi dice che è partita da qui. Sì, ma perchè quella lettera l’hanno scritta loro, il Pdl e la Lega per come hanno governato. Il senso di quella lettera se lo sono cercato loro, è inutile che adesso cerchino il complotto – ha aggiunto Bersani – La lettera dovrebbe essere resa pubblica, come abbiamo detto fin dall’inizio. Non ho idea del perchè non lo facciano. Tremonti telefoni a Francoforte e chieda per cortesia l’autorizzazione a chi l’ha spedita per renderla pubblica».

«Non c’è nessuno se non lui stesso che può consigliare a Berlusconi di fare un passo indietro per il bene del Paese». Così risponde Bersani a chi gli domanda se qualcuno, come il presidente Giorgio Napolitano, dovrebbe consigliare al premier Silvio Berlusconi di fare un passo indietro. Per Bersani la situazione in cui ci troviamo è «l’esito malato, drammatico, del personalismo e del populismo questi anni. Sarà bene che su questo Berlusconi rifletta».

Poi il segretario Pd racconta: «Qualche giorno fa con una battuta mi dicevano che qui ci vorrebbe l’ordine del giorno Grandi. Il problema, restando nella battuta, è che qui non c’è neanche il Gran Consiglio. C’è una persona sola, questo è il dramma per il Paese. Quando si dice ‘i partiti…’ beh, i partiti danno la flessibilità sufficiente per i cambi al vertice: se c’è da aggiustare la linea va a casa Blair e arriva Gordon Brown, se c’è da aggiustare la linea Zapatero fa la riunione di partito e dice andiamo a votare…».

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