Accolto il ricorso dell’avvocato del Generale della Gdf. Lepore replica: “impianto dell’inchiesta è solidissimo”

generale Michele Adinolfi

La Corte di Cassazione ha disposto il trasferimento alla Procura di Roma della parte dell’inchiesta sulla cosiddetta P4 che riguarda il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi.

I giudici hanno accolto il ricorso del prof. Enzo Musco e hanno ritenuto che i pubblici ministeri Henry John Woodcock e Francesco Curcio non siano competenti a indagare sulla presunta fuga di notizie che avrebbe consentito a Luigi Bisignani di conoscere in anticipo le mosse dei magistrati. Il fascicolo sarà affidato al Procuratore aggiunto, Alberto Caperna, già titolare di altri procedimenti trasferiti per competenza territoriale a Roma lo scorso 21 giugno.

La competenza ad indagare sul generale Adinolfi «va individuata allo stato dal pubblico ministero presso il Tribunale di Roma». È quanto scrive il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello nelle due pagine di provvedimento con cui accoglie il ricorso presentato dai legali dell’ex capo di Stato maggiore della Finanza, indagato dalla Procura di Napoli per favoreggiamento e rivelazione del segreto d’Ufficio.

«Nel caso in esame, secondo la prospettazione dell’accusa – scrive la Cassazione – l’Adinolfi confidò al Marra le notizie di ufficio perchè a sua volta le rivelasse al Bisignani. Pertanto, la condotta tipica del favoreggiamento è stata commessa a Roma nell’atto di trasmettere le informazioni riservate al Bisignani». Dunque, prosegue il sostituto procuratore generale, «non si vede come il carattere concorsuale del reato possa in questo caso spostare la competenza».

Soddisfatto l’avvocato Musco, che assiste il generale Adinolfi nell’inchiesta sulla presunta fuga di notizie: «È una vittoria importante. La Cassazione ha riconosciuto che noi eravamo nel giusto e che la procura di Napoli era incompetente. E ora vedremo che succederà per quanto riguarda Papa».

«Tengo peraltro a sottolineare – aggiunge Musco – che, pur sapendo perfettamente e dal primo minuto che i magistrati napoletani erano incompetenti, visto che il fatto, anzi il presunto fatto contestato ad Adinolfi è stato commesso a Roma, abbiamo voluto ugualmente sostenere l’interrogatorio davanti a loro, per dimostrare che non abbiamo nulla da nascondere». «Ora i pm napoletani – spiega il legale – devono mandare tutti gli atti qui a Roma, perchè la procura capitolina verifichi la fondatezza accusatoria. I tempi dovrebbero essere spediti, ci aspettiamo che tutto avvenga prima della scadenza del periodo feriale».

«L’impianto dell’inchiesta, con particolare riferimento alla competenza, resta solidissimo». È il commento del procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. Che sottolinea: «La procura generale della suprema corte ha confermato la competenza della procura di Napoli ad indagare per tutti i reati ipotizzati nell’inchiesta P4, con una sola eccezione: i reati di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale a carico del capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, generale Michele Adinolfi». «Attendo di leggere le motivazioni del provvedimento, che per larghissima parte confermano la correttezza del nostro operato» prosegue il procuratore, che conclude: «Quanto alla posizione del generale Adinolfi credo che non sia stata adeguatamente valutata la connessione tra i reati».

Il fascicolo sarà affidato al Procuratore aggiunto, Alberto Caperna, già titolare di altri procedimenti trasferiti per competenza territoriale a Roma lo scorso 21 giugno. All’attenzione dell’aggiunto ci sono anche gli atti che riguardano l’appalto da nove milioni di euro per l’informatizzazione degli uffici di Palazzo Chigi, i contratti tra la società cartiera piemontese Ilte e le Poste, i rapporti tra Luigi Bisignani e l’ex dg della Rai Mauro Masi circa il contenzioso con Michele Santoro per la chiusura di Annozero. A Piazzale Clodio anche la vicenda della pubblicità al sito di Roberto D’Agostino, Dagospia.

Nel quadro degli accertamenti sulla cosiddetta P4 effettuati dai pm napoletani nel luglio scorso sono stati inviati a Roma anche gli incartamenti relativi agli appalti della Società generale di Informatica. Per questa vicenda il pm Paolo Ielo ha proceduto all’iscrizione nel registro degli indagati, per i reati di corruzione e finanziamento illecito dei partiti, di Marco Milanese, parlamentare del Pdl ed ex consulente politico di Giulio Tremonti, dell’avvocato veneziano ed ex presidente della Sogei Sandro Trevisanato ed il costruttore romano Angelo Proietti, titolare della società Edil Ars.

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