Prima il passaparola via Twitter, poi il terrore tra i passanti. A Philadelphia sindaco impone coprifuoco

i raduni teppistici in America

Si organizzano in gruppi, via Twitter e MySpace. Si ritrovano nel centro della città, nelle vie dello shopping. E poi fanno disastri. Picchiano la polizia, spintonano e prendono a pugni i passanti, rubano nei supermercati. È l’assurda «moda» che dilaga tra i giovani afroamericani, in particolare a Philadelphia: organizzare «flash mob» violenti e terrorizzare l’intera cittadinanza. Per questo motivo il sindaco Michael Nutter è stato costretto a correre ai ripari.

Chi non ha ancora compiuto 18 anni non può uscire di casa dopo le 21. Un vero e proprio coprifuoco stabilito dal primo cittadino, che chiama a raccolta i genitori: saranno loro i diretti responsabili delle violazioni dei propri figli. Alla prima infrazione il ragazzo avrà solo un ammonimento. Se però viene trovato in giro oltre l’orario imposto dalla legge una seconda volta, invece, i genitori saranno costretti a pagare una multa di 500 dollari.

«Se volete bene ai vostri figli, prendetevene cura adesso. Quando vengono arrestati non c’è più spazio nè per le lacrime nè per urlare ‘Oh mio povero bambino’», ha affermato senza troppi giri di parole il commissario di polizia di Philadelphia Charles Ramsey.

A terrorizzare la città sono gruppi di giovanissimi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un episodio che risale alla fine di luglio: 20 o 30 giovani si sono trovati in centro in piena notte. Hanno preso a pugni, picchiato e derubato alcuni malcapitati che passavano per strada.

Un uomo è stato pestato in modo selvaggio ed è stato ricoverato in ospedale con il cranio fratturato. La polizia ha arrestato quattro persone tra cui un ragazzino di appena undici anni, accusato di aver picchiato un uomo e rotto i denti a un altro. «In questa città c’è un piccolo numero di completi idioti che stanno causando caos e distruzione: non possiamo più tollerarli», si è giustificato Michael Nutter, secondo sindaco afroamericano nella storia di Philadelphia.

Una escalation di terrore che, per altro, non è nuova. Negli ultimi due anni a Philadelphia si sono verificate diverse scene di violenza, organizzate sempre con la stessa dinamica: attraverso un passaparola via social network, un gruppo di giovani, prevalentemente di colore, decide di ritrovarsi in un determinato luogo della città per poi rubare, picchiare, terrorizzare sconosciuti.

In un’occasione, in particolare, un passante è stato colpito con un pugno in faccia da un gruppo di teenager in una strada nel centro della città. Successivamente i ragazzi sono entrati in un sofisticato negozio dello stesso quartiere e hanno aggredito i commessi. Un’altra volta, invece, un gruppo di un centinaio di ragazzini si è trovato in vari ristoranti di Philadelphia e ha minacciato i clienti, obbligando in questo modo i proprietari a chiudere a chiave i locali per proteggere la propria clientela o addirittura a chiudere prima.

Questa terribile «moda» ha coinvolto negli ultimi due anni diverse città degli Stati Uniti: ne sono una testimonianza le decine di filmati sul web presi da telecamere di sorveglianza di negozi e palazzi. A Chicago, ad esempio, durante un fine settimana di festa, alcuni ragazzi a zonzo per la città hanno fatto cadere un ciclista dalla bicicletta e infastidito diverse famiglie che stavano facendo un picnic nel parco.

La polizia ha chiuso anche una spiaggia molto popolare in città a causa delle troppe violenze. A Milwaukee invece sono entrati in un centro commerciale e hanno terrorizzato clienti e commessi. E anche nel District of Columbia un gruppo di circa 20 ragazzini ha commesso un furto di oltre 20.000 dollari all’interno di un negozio.

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