Nel bunker aveva tv Lcd, connessione ad internet e champagne. “Ormai sono diventato un personaggio”

Francesco Pesce

Ha vissuto una latitanza con tutti i confort, dallo campagne a internet, senza mai allontanarsi dal suo territorio di influenza, Francesco Pesce, il capo dell’omonima cosca arrestato ieri sera a Rosarno dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria. E dopo una notte trascorsa nelle camere di sicurezza del Comando provinciale dei Carabinieri, stamane Pesce, prima di essere trasferito in carcere, ha sorriso ai militari pronunciando la frase «sono diventato un personaggio».

Il boss si era nascosto in un bunker di 40 metri quadrati realizzato in una azienda di autodemolizione il cui proprietario, Antonio Pronestì, di 44 anni, è stato arrestato per favoreggiamento con l’aggravante della modalità mafiosa.

Le indagini per l’arresto di Francesco Pesce hanno avuto inizio nell’aprile del 2010 quando riuscì a sfuggire alla cattura nell’ambito dell’inchiesta chiamata “All Inside” contro i componenti della cosca. I carabinieri, che hanno costituito una apposita unità investigativa, hanno compiuto numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali e pedinamenti di persone ritenute vicine al boss.

Analizzando gli elementi emersi nelle indagini gli investigatori sono riusciti a risalire ad Antonio Pronestì il quale avrebbe svolto il ruolo di collegamento tra il boss latitante e gli affiliati della cosca. Ieri sera i carabinieri si sono presentati nell’azienda di Pronestì con un ruspa ed hanno iniziato a cercare il bunker dove si nascondeva Francesco Pesce. Probabilmente temendo per la sua vita il boss, utilizzando un telecomando, ha aperto la porta del nascondiglio. I carabinieri sono entrati all’interno e si sono accorti che Pesce stava bruciando alcuni ’pizzinì. Le fiamme sono state spente e molti messaggi sono stati recuperati. Nel bunker, oltre ai messaggi per gli affiliati, è stato trovato anche dell’altro materiale cartaceo. Ha destato meraviglia la particolare cura con la quale era stato allestito il rifugio del boss.

La struttura, provvista di aria condizionata ed alla quale si accedeva attraverso una botola azionata da un telecomando, era composta da cucina, bagno e camera da letto. È stato trovato anche un collegamento ad internet, televisore con parabola ed un sofisticato impianto di videosorveglianza. C’era poi una nutrita dispensa che conteneva, oltre ai generi alimentari di prima necessità, anche vini pregiati, champagne, salumi e formaggi calabresi. Il Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha definito Francesco Pesce come il «regista operativo della cosca».

Il vice comandante del Ros, generale Mario Parente, ha invece evidenziato che «il boss non si era allontanato dalla sua zona dove ha il centro dei suoi interessi». Soddisfazione per l’arresto di Pesce è stata espressa dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, secondo il quale l’arresto di Pesce è un successo investigativo di «altissimo livello». Per il Ministro della difesa, Ignazio La Russa, l’operazione dei carabinieri ha inflitto un «altro duro colpo alla criminalità organizzata»

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=FvRT6_SBoko[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti