Un “nemico” riemerge dalle tenebre, si impossessa di un libro segreto di incantesimi e stravolge le regole 

la copertina de "I guerrieri d'argento"

In tutta la mia vita ho letto tre racconti fantasy; quello di Elvio e i miei due editi quando ho dovuto affrontare le correzioni. Esattamente! Non leggo fantasy.

Da piccina odiavo le fiabe e credo che la vita, proprio per questa ragione, abbia pensato un modo davvero singolare e ironico per la mia espiazione del fio; scrivere e recensire fantasy. Il fantasy affonda le sue antiche radici nella tradizione nordica.

Fantasy è visione; sogno; realtà parallela; un mondo; un universo che non si può limitare nella sola definizione di “irreale” o “surreale”. E’ un racconto accessibile e utilizza un linguaggio pressoché corrente. L’autore si avvale di parole come; cervello, formazione di volo, superficie, fantastico, in contatto, piattaforma, stabilizzare e via di seguito.

Le parentesi gradevoli, dal sapore di altri tempi, sono rappresentate dai nomi dei personaggi, (Ikras, Arkadon, Naila, Elmar, Draimal) i canti, le preghiere in lingua sconosciuta e propria dei popoli in questione, e le profezie. Come tutti i fantasy, sostanzialmente “I guerrieri d’argento” parla attraverso un linguaggio spiccatamente simbolico: l’emblema per eccellenza è rappresentato dal drago.

Presente in tutte le antiche civiltà, nella cultura occidentale il drago rappresenta il male, causa di distruzione e morte mentre in quella orientale indica il bene, il positivo la forza e la fortuna.
Il termine ha origine dal latino “draco”, a sua volta proveniente dal greco “drakon”.

Nella bibbia il drago è associato a Satana mentre credo che vada precisato che durante l’età cristiana, il grifone alato (metà leone e metà aquila ) era posto a protezione del Vangelo. Molte sono le rappresentazioni pittoriche e scultoree che lo ritraggono disteso sul vangelo, con gli artigli tratti mentre guardingo è pronto ad attaccare “presenze ostili”.

Altra simbologia contenuta è il cerchio. Elemento costante e ricorrente, lo troviamo nella civiltà nordica, in particolare tra i celti, per quali, dall’anello celtico a Stonehenge, il simbolo è una sorta di stargate dal potere mistico, magico e spirituale.

Va tenuto in massima considerazione la presenza di immortali e le presenze oscure. In questo caso, per le loro caratteristiche peculiari essi possono essere assimilati agli elfi e i demoni dell’Annwn. Il bracciale magico, inoltre, è quello che, a mio parere, più di tutti riconduce alla tradizione nordica; sia per la sua forma sia per le dinamiche attraverso le quali manifesta la propria attività.

Si narra: “ Le leggende che si narrano sul “Re degli Immortali” hanno dell’incredibile e risalgono ai periodi bui”. Buona lettura…

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