L’opera di un giornalista dell’Ansa: un romanzo che recupera in chiave moderna l’allegoria classica

L'Eclissato

“L’eclissato” (ilmiolibro.it, 2011) è la seconda prova narrativa di Roberto Ritondale, un giornalista dell’Ansa.  Si tratta di un bellissimo libro, scritto in una prosa incisiva, tagliente, secca, che sa coniugare il racconto di momenti di puro intimismo e di riflessione del personaggio sulla propria identità e sul senso dell’esistere con il gusto  del romanzo picaresco.

La trama diventa nel romanzo di Ritondale l’espediente per un discorso allusivo, a tratti poetico, simbolico. L’io del personaggio principale diventa emblema della vacuità del mondo moderno nella sua estenuante ricerca dei cocci del suo passato. Una continua ricerca della madre e del padre, di cui ha perso il ricordo in una stagione, forse felice, della sua esistenza.

In questo romanzo Ritondale recupera in una chiave moderna  l’allegoria classica.  Il viaggio di Aldo Montesi non è altro che un percorso dalle tenebre verso la luce. È l’uomo moderno, che smarrito in falsi miti, ha perso la propria identità, che non ha più storia, che è chiuso in un guscio di solitudine e che quando si ripiega su se stesso prende consapevolezza della propria condizione.

Aldo pur essendo cieco ha dentro di sé una luce che lo fa stare male, che lo spinge  a mettersi contro lo zio, che lo ha cresciuto e gli dà da vivere,  e a cercare la verità. Si aggira per le tenebre di un mondo corrotto, che purtroppo in un perverso gioco del male (traffico di armi) finisce per affamare i suoi simili. Ed Aldo non si riconosce in  questo mondo. Egli è orfano di padre e di  madre ed è un uomo allo stesso tempo incapace di trasmettere ad un altro suo simile la vita.

È alla ricerca di una genitorialità che non trova. È padre di una figlia di cui  non conosce l’esistenza. Ha amato ma ha perso l’amore e cerca disperatamente  un’autenticità che pur ha posseduto e vissuto in un tempo che gli  appare infinitamente lontano. È nelle tenebre, ma conserva il ricordo della luce che pure in passato ha sfiorato i suoi occhi e che gli dà la forza ancora di andare  avanti, di sopravvivere nonostante l’energia vitale in lui si sia affievolita.

Il suo viaggio, che ricorda quello dei miti del mondo antico o quello di Dante della “Commedia”, è  attraverso l’inferno della modernità. I suoi simboli sono il danaro, il potere che si conquista con la forza delle armi. I demoni del mondo moderno non sono più la lupa, ma lo zio-padre che traffica armi, e che speculando sulla pelle altrui costruisce il suo illusorio benessere, un’apparenza di finta felicità.

Non c’è in questo mondo privo di Dio una beatitudine ultraterrena da raggiungere. La vita si svolge tutta nella sua dimensione immanente. Non c’è una fede, né una speranza. L’uomo Aldo per ritrovare la sua luce deve recarsi nel lontano oriente. Deve perdere, vittima di uno  tsunami, la propria identità. Deve ritornare anonimo (Mi volto. Vedo un’onda gigantesca in lontananza, che si avvicina veloce e minacciosa accompagnandosi al fragore dell’inferno. […]Mi fermo:aspetto l’onda anomala, ho deciso. Non ho più voglia di scappare, non voglio fuggire. Affronto il muro d’acqua, pronto a morirci dentro. […] ) e sconosciuto ai suoi simili.

Deve fare un viaggio a ritroso alla ricerca di se stesso, un cammino  di purificazione che gli consente di poter ritornare a vivere. Deve riscoprire il senso della propria umanità.

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