La first lady Jackie era convinta che ad ordire l’omicidio di JFK furono il vicepresidente e una lobby texana

Jacqueline e John Kennedy

Jaqueline Kenendy non ha mai avuto dubbi dubbi: per lei fu Lyndon B. Johnson ad armare la mano di Lee Harvey Oswald nell’attento di Dallas del 22 novembre 1963. Ad ordire il complotto contro il marito il suo vice e suo futuro successore insieme a una cupola di petrolieri texani. 

E’ un’intervista “esplosiva” quella rilasciata da Jackie Kennedy poco dopo l’assassinio di Jfk in cambio della soppressione della miniserie The Kennedys. Lo scambio sarebbe stato concordato tra Caroline Kennedy, 53enne figlia di Jacqueline e del presidente Usa assassinato a Dallas il 22 novembre del 1963, e la rete americana Abc, che trasmette la miniserie tanto contestata dal clan Kennedy. A rivelarlo è il tabloid britannico Daily Mail.

Della teoria del complotto, che contesta le conclusioni della Commissione Warren secondo cui Lee Oswald agì da solo nell’organizzare e mettere in atto l’assassinio del 35mo presidente Usa, si è nutrita tanta letteratura e tanto cinema. Oliver Stone, in particolare, che nel suo JFK (1991) tesse la trama di un piano ordito dall’allora vicepresidente Lyndon Johnson in collaborazione con Cia, Fbi e mafia, con l’obiettivo rimuovere l’ostacolo Kennedy e dare il via all’escalation dell’impegno americano in Vietnam, sfociato in guerra nel 1964, a tutto vantaggio dell’industria bellica Usa.

Ma nessuno sapeva che anche Jaqueline Kennedy fosse convinta di conoscere le eminenze grigie del piano, identificandole proprio in Lyndon Johnson e in una lobby di petrolieri e uomini di affari texani. Jacqueline lo rivelò allo storico americano Arthur Schlesinger, strettissimo collaboratore di John Kennedy, qualche mese dopo quel maledetto pomeriggio a Dallas.

Secondo Jackie Kennedy, Lee Harvey Oswald sparò al presidente, ma fu solo la mano di un complotto molto più grande. Per volere di Jackie, quell’intervista venne immediatamente secretata, con il perentorio ordine di non pubblicarla che cinquant’anni dopo la sua morte, forse per timore di possibili rappresaglie contro i suoi familiari.

Jaqueline Kennedy è morta a New York il 19 maggio del 1994. I nastri del suo colloquio con Schlesinger sarebbero dunque dovuti restare al sicuro almeno fino al 2044, nascosti nei più inaccessibili archivi della Kennedy Library di Boston, istituzione voluta da Jackie e inaugurata dal presidente democratico Jimmy Carter nel 1979. Appena 17 anni dopo la scomparsa di Jackie, saranno invece resi pubblici dalla figlia Caroline e finiranno al centro di un documentario della Abc. Per contravvenire alla volontà di sua madre, Caroline avrebbe chiesto alla emittente Usa di interrompere la trasmissione di The Kennedys.

Ma, stando ai dirigenti della Abc, quei nastri contengono altre rivelazioni sorprendenti sulla vita sentimentale di Jackie nei suoi anni da first lady. Jaqueline, secondo le indiscrezioni, si sarebbe vendicata dell’infedeltà di Jfk concedendosi dei flirt. La signora Kennedy sospettava che suo marito avesse avuto un’avventura con una stagista della Casa Bianca di appena 19 anni. Nell’intervista Jackie rivelerebbe di aver trovato nella camera da letto della coppia presidenziale un paio di mutandine appartenenti, a suo dire, proprio alla giovane stagista.

Per vendicarsi, la first lady avrebbe quindi intrecciato relazioni extraconiugali con il divo del cinema William Holden e con l’affascinante Gianni Agnelli, allora giovane erede al trono della Fiat. Una tempesta placatasi poche settimane prima dell’assassino, con Jackie e John che si erano riavvicinati al punto da desiderare altri bambini.

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