La traccia potrebbe essere del killer e combaciare con il profilo genetico di ceppo “caucasico” già rilevato

Yara Gambirasio

Ancora un colpo di scena nelle indagini sul delitto di Yara Gambirasio. Una nuova traccia di Dna sul corpo della ragazza uccisa in un campo di Chignolo. Sarebbe il nuovo elemento che potrebbe aiutare a far luce nell’inchiesta sulla morte della ragazza.

La notizia sarebbe stata confermata da fonti investigative. Il nuovo profilo genetico è stato rinvenuto nella zona pelvica, all’esterno della vagina.

Per questo motivo sarebbe scattato un nuovo rinvio della consegna dei risultati dell’autopsia e degli esami condotti dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo sul cadavere di Yara Gambirasio. Ancora da stabilire se appartenga allo stesso individuo cui è stato riferito il primo Dna rilevato di “ceppo caucasico”.

Si continua a indagare anche sulla dinamica del delitto. Una serie di fattori concomitanti avrebbero causato la morte della sedicenne, avvenuta dopo una lunga agonia. Dunque il primo momento delittuoso è stato la botta ricevuta alla testa, forse con una pietra, che l’ha tramortita.

Successivamente le sei coltellate superficiali alla gola, alle braccia e sulla schiena, che le avrebbero lesionato la trachea provocando una crisi respiratoria. Ma “le coltellate potrebbero essere anche solo un pretesto per confondere le indagini”, indica una fonte investigativa. Il colpo mortale, però, l’avrebbe sferrato il freddo dell’inverno.

Sempre secondo la stessa fonte, infatti, “alla fine Yara è morta di stenti”. E con molta probabilità, molto lentamente.

Ora l’ennesima possibile svolta nelle indagini, che, si spera possa aggiungere nuovi indizi per l’individuazione dell’assassino.

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