L’era Berlusconi vicina al tramonto ma chi prenderà in mano il Paese? Adesso serve una figura di alto profilo

Silvio Berlusconi

Ricostruire dalle macerie non è facile. Ma  è doveroso. Dovere di tutti noi è impegnarci per trovare la via d’uscita da questa stagione di profonda crisi. Crisi morale, economica, sociale, culturale.  Un lungo e profondo declino cominciato già dagli anni Novanta e che ha visto l’ascesa di Berlusconi, che nonostante tutto si ostina a restare in sella alla guida di un governo che non c’è, e che rischia di lasciare dietro di sé infinite macerie.

Sono stati anni confusi per l’Italia che l’hanno portata negli ultimi giorni sull’orlo del declino. Anni in cui  si è abusato di parole come rinnovamento, meno tasse, crescita e che invece si stanno concludendo con lo spettro della recessione, con la delusione di un miracolo economico mancato.

In quindici anni abbiamo bruciato rapidamente tutte quelle che erano le nostre potenzialità come paese.  Avevamo una rete di piccole imprese che sono state divorate dalla crisi; avevamo un’agricoltura fiorente al Sud che è sempre più ridotta al  lumicino; avevamo risorse umane ed intellettuali che sono emigrate all’estero.

In questi anni purtroppo ci siamo fatti illudere dal sogno berlusconiano  e dalla ricetta leghista del federalismo, che ha portato solo ad una frammentazione del potere, alla sovrapposizione alle leggi dello stato centrale di quelle dei governatori  regionali e tutto a discapito dei cittadini. Dovevamo ridurre la burocrazia, e spesso l’abbiamo fatto mozzando le ali alle speranze di molti giovani valenti e premiando con grossi compensi  dirigenti incapaci e fannulloni, che sono stati pagati con fior di quattrini per far fallire importanti aziende (Alitalia).

Abbiamo sprecato milioni di euro in progetti inutili e abbiamo tagliato servizi essenziali all’istruzione e alla ricerca. Insomma scelte non determinate dalla follia (è troppo comodo nascondersi dietro la maschera dell’irrazionalità!), ma diremmo dall’ingordigia di pochi che hanno portato allo smantellamento del paese. Ed ora siamo al bivio. O cambiamo rotta o finiremo  come la Grecia o forse peggio ancora. E dinanzi a tutto questo chi è responsabile, chi dovrebbe dare una risposta convincente, finge di non poterci fare nulla.

Il presidente del consiglio, che doveva realizzare il nuovo miracolo italiano, dinanzi alla crisi finanziaria del nostro paese, su cui doveva rispondere e su cui il governo ha miseramente fallito, finge che  sia cosa di poco conto, un problema di poco peso  ed alza le mani come chi non può fare nulla.

Si svincola dalle sue responsabilità e soprattutto cerca di far passare il messaggio che si tratta di una crisi determinata da una situazione che va ben oltre l’Italia e così cerca di smarcarsi. Dopo l’ennesimo fallimento che ci sta portando al default, fa finta che nulla sia accaduto e non  fa altro che proporre le solite ricette.

Dinanzi ad una crisi senza precedenti, generata da un governo che non ha operato bene per controllare il debito pubblico e che non si sa bene come ha speso i soldi dei tagli fatti nell’ultimo triennio, il governo si sarebbe dovuto dimettere o quanto meno avrebbe dovuto consentire un ricambio del ministero dell’economia.

Avrebbe dovuto aprire una fase di discussione con le altre forze di governo e soprattutto avrebbe dovuto mettere in campo un programma solido per affrontare il problema debito e soprattutto per rilanciare l’economia.

Il dopo Berlusconi non è attualmente prevedibile.  E penso che a chiunque toccherà di prendere il suo posto, si dovrà armare di moderazione e pazienza per affrontare i mali di un paese lacerato.

Non basta che sia un tecnico, deve essere un uomo anche di grande esperienza politica. Dovrà avere la grande capacità di mostrare un orizzonte ad un paese stretto nella morsa del declino. Compito difficile, e di grande responsabilità.

Ed a questa idea di responsabilità ci appelliamo augurandoci, che il Presidente della Repubblica faccia ricorso alle sue prerogative e sciolga il governo. Ma a chi prenderà il posto di Berlusconi e Tremonti non chiediamo di darsi arie da “salvatore della patria”, bensì di operare in maniera seria e diligente e soprattutto di non  emanare provvedimenti che colpiscono ancora una volta il ceto medio- basso. Non è così che si esce dalla crisi.

Non si esce continuando all’infinito ad alzare l’età pensionabile o continuando a tagliare in settori nevralgici o riducendo la possibilità di spesa dei cittadini. L’economia italiana per poter riprendere a crescere ha bisogno di “riprendere fiato”; i gruppi di potere che in questi anni si sono arricchiti sulle spalle dei ceti medi vanno tassati e devono contribuire a ripianare il debito pubblico e a sostenere la crescita.

Coloro che hanno rubato denaro pubblico  devono restituirlo e soprattutto deve essere utilizzato per  rilanciare l’economia, le imprese, l’agricoltura, l’artigianato. Non si può uscire dalla crisi continuando a spremere i ceti medio bassi  o tassando le spese mediche dei pensionati. Così è evidente che non si cresce.

Serve una nuova manovra, invece, che ridistribuisca la ricchezza e che tenga sotto controllo i prezzi. Come può  riprendere a crescere la nostra economia se tutto costa più di quanto dovrebbe costare?

Ecco noi crediamo che l’Italia abbia bisogno più che di grandi “economisti”, di un sano buon senso e di un grande amore per il bene comune!

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