Insieme all’attrice anche altre sette persone in manette: l’accusa è di truffa, riciclaggio e associazione a delinquere

Xiao Dong Mei

Da uno yacht da oltre 400 mila euro ormeggiato a Ponza, a una cella di Regina Coeli. È bastata la telefonata del maggiore Edwig Trapanese, del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, per cambiare completamente il panorama estivo a Federico Di Lauro, commercialista romano e a sua moglie Xiao Dong Mei, attrice di cinema e tv.

Per loro e altre sei persone, ieri, il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pubblico ministero Stefano Fava hanno firmato un’ordinanza di custodia cautelare per reati che vanno dalla truffa, all’associazione a delinquere, fino al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori.

L’inchiesta è partita da un’operazione più allargata denominata Missing Money, con a capo due ex promotori finanziari, Bruna Giri (latitante a Santo Domingo) e Maria Caterina Di Leo, che con l’aiuto di altri coindagati avevano raggirato 470 persone, dietro la promessa di investimenti facili e guadagni record. Una truffa valutata oltre 35 milioni di euro e maturata nel giro di cinque anni.

Tra le vittime anche alcuni personaggi famosi, come i clienti scivolati nelle grinfie del Madoff dei Parioli. Tra questi Nicola Cordero di Montezemolo, il nipote del più famoso Luca presidente della Ferrari, che ha visto evaporare in poco tempo 750 mila euro. Ma anche un noto primario del Sant’Andrea e professionisti dell’alta borghesia romana che la Giri circuiva con feste organizzate per procacciare affari.

E la stessa Xiao Dong Mei, attualmente agli arresti domiciliari, attrice protagonista di alcuni film come The Forbidden, Kingdom, Little Big Soldier e Palla di neve. Oltre al ruolo, non di primissimo piano, anche quello di come sosia di Kaori, la ragazza orientale nota per un famoso spot tv.

Il meccanismo del raggiro era il solito: Giri e Maria Caterina Di Leo, rispettivamente promotrici finanziarie per le banche Popolare di Puglia e Basilicata e Antonveneta, sfruttando il loro ruolo, dirottavano i clienti abituali degli istituti di credito su investimenti alternativi, a loro dire molto più remunerativi, con tassi d’interesse che potevano arrivare fino al 12 per cento all’anno.

Per illudere i risparmiatori, rilasciavano, poi, moduli contraffatti con intestazioni di istituti di credito che in realtà non erano più esistenti. Le somme venivano pagate quasi sempre tramite assegni in bianco che venivano girati su conti correnti di prestanome che avevano il compito di monetizzare gli assegni attraverso il prelievo in contanti.

Una fitta rete di prestanome come Claudio e Alfredo Pagoni, e Maria Torzelli che da ieri si trovano agli arresti domiciliari.

È in questo panorama che si inserisce anche il ruolo del commercialista Federico Di Lauro e di sua moglie Xiao Dong Mei. Di Lauro, infatti, era il curatore fallimentare della società Incomart di Pomezia chiusa nel ’99, e che secondo la Procura avrebbe effettuato un trasferimento illecito di un credito Iva di 400 mila euro verso un’altra società, la Total Service 2000 costituita proprio a questo scopo, e subito dopo trasferita all’estero.

Secondo gli inquirenti, la somma sottratta è stata accreditata sul conto bancario di sua suocera che a sua volta ha girato l’importo ai due figli Xiao Dong Mei e Xiao Gang. Gli accertamenti del nucleo valutario erano già scattati a luglio del 2010.

Il gip Massimo Battistini aveva disposto il sequestro preventivo di circa 700 mila euro oltre a Porsche, Mercedes, moto, scooter appartamenti e ville. L’ultimo ad essere sequestrato è stato l’Azimut 55, lo yacht che è rimasto a Ponza. Mentre nel pomeriggio di ieri la Finanza ha perquisito lo studio del commercialista.

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