Affondo dell’Ad Fiat: “in altri Paesi ci si dimette per molto meno, serve leadership più forte. Premier senza credibilità”

Sergio Marchionne

“Sto con Giorgio Napolitano: è arrivato il momento della coesione. Non ci possiamo più permettere questa confusione. E’ necessario avere una leadership più forte che ridia credibilità al Paese”. Parola di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, che in un colloquio con l’Ansa sembra scaricare l’attuale governo per auspicare un nuovo esecutivo che porti il paese fuori dalla crisi.

“Abbiamo un grande problema di credibilità del Paese – ha aggiunto – Serve una leadership in grado di recuperale la coesione. Sono d’accordo con il Capo dello Stato. Ovviamente non tocca a me fare nomi, non è il mio mestiere. Ma il mondo non capisce la nostra confusione, non capisce cosa accade in Italia e tutto ciò ci danneggia moltissimo”. Poi l’affondo finale: “C’è chi ha compiuto anche scorrettezze nella sua vita quotidiana. In altri paesi – ha concluso – sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla”.

La netta presa di posizione dell’ad arriva a margine di un discorso a Treverse City in Michigan in occasione del Car, il Center for Automotive Research dedicato al futuro del rapporto tra Fiat e Chrysler. Le due società, ha detto, “sono partner perfette per integrarsi” e pertanto la grande sfida è quella di accelerare l’integrazione, ha detto. “Lo sono – ha precisato l’amministratore delegato – per caratteristiche, capacità e per le loro uniche tradizioni”.

Parole che riaccenderanno inevitabilmente i timori per le prospettive occupazionali in Italia e le polemiche con i sindacati. Anche perché Marchionne le ha fatte seguire da considerazioni molto critiche verso l’Europa che hanno tutto il sapore di un attacco indiretto alle organizzazioni di categoria. “Nelle relazioni industriali e nell’economia – ha lamentato – gli europei sono spinti più dall’ideologia: per questo tutto è più difficile. Ad ogni modo andremo avanti e risolveremo anche questi problemi”.

“Il tempo – ha inistito Marchionne – sta per scadere per tutte le case automobilistiche europee”. “La leadership industriale e politico dei paesi dell’Europa occidentale – ha affermato – deve trovare insieme la volontà e la determinazione per affrontare la scarsa competitività del sistema complessivo. Non ho dubbi che accadrà, ma purtroppo non so quando”. 

I costruttori europei e statunitensi, ha proseguito, “devono guardare meglio nei loro specchietti retrovisori perché la competizione dei rivali cinesi” sta arrivando e “porterà al giorno della resa dei conti”. “Non possiamo permetterci di essere impreparati all’ascesa della Cina, pensando di essere invincibili, abbiamo bisogno di continuare a lavorare per rendere la nostrra base industriale più competitiva perchè il giorno della resa dei conti arriverà inevitabilmente”.

“Insieme, i nostri due gruppi – ha ricordato Marchionne parlando di Fiat e Chrysler – saranno in grado di raggiungere la massa critica necessaria per competere su scala globale, con sei milioni di veicoli venduti entro il 2014. Il raggiungimento di questi obiettivi rappresenta una sfida enorme a tutti i livelli, compreso quello culturale”.

Parlando del futuro l’amministratore delegato ha anche ventilato la possibilità di lasciare la guida dei due gruppi automobilistici dopo il 2015, forse nel 2016. Il suo successore, ha chiarito, potrebbe arrivare dalla squadra di manager annunciata la scorsa settimana. “Dipenderà dalle circostanze – ha precisato – Non mi concentro su una data, mi concentro sul processo. Ho sempre detto che credo il mio successore debba venire dall’interno”. Un’affermazione che più tardi un portavoce liquida come “battuta”.

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