Pdl scenderebbe nell’isola dal 46% al 27%; Pd fermo al 19%. Vola il Terzo Polo, oltre il 26%. Forza del Sud all’8%

sondaggi elettorali in Sicilia

Tre siciliani su dieci, se ci si recasse alle urne per il rinnovo del Parlamento nazionale, resterebbero a casa: risulta oggi molto elevato nell’Isola il partito del “non voto”, il numero di quanti – incerti o delusi – sceglierebbero l’astensione, penalizzando in particolar modo i partiti maggiori.

E’ quanto emerge dal barometro politico regionale dell’Istituto nazionale di ricerche Demopolis in un contesto che rende ancora più imprevedibili del solito le dinamiche del consenso nell’Isola. Pesa sul voto la crescente sfiducia dei cittadini nel Parlamento, nei partiti di maggioranza e di opposizione, nelle istituzioni politiche nazionali e regionali, ma soprattutto la percezione di una grave disattenzione della classe politica verso i problemi reali della Sicilia e del Sud in particolare.

Il Pdl, alla difficile ricerca di un futuro oltre Berlusconi, si attesta oggi in Sicilia al 27,2%, con circa 730 mila voti: ben lontano da quel traguardo del 46% ottenuto da Alfano nel 2008.  Anche il Pd, posizionato al 19%, resta distante, con 510 mila voti, dai risultati delle Politiche 2008: il partito di Bersani – secondo i dati rilevati dall’Istituto Demopolis – non sembra beneficiare nell’Isola del clima post referendario e risente, tra gli elettori, di un’identità ritenuta troppo incerta e frammentata.

L’Italia dei Valori di Orlando e Di Pietro appare in lieve crescita e sfiora il 5%, pagando però una forte debolezza in Sicilia orientale. Sinistra, ecologia e libertà ottiene il 3,5%, frutto soprattutto della simpatia di molti elettori per il suo leader e fondatore Nichi Vendola. Si ferma invece all’1,2% la Federazione della Sinistra, mentre conseguono complessivamente il 3% il Movimento cinque stelle e altre liste di centrosinistra.

Sul fronte opposto, nel centrodestra, prosegue il consolidamento territoriale di Forza del Sud, il nuovo partito di Miccichè, Bufardeci e Cimino attestato all’8%; al 3,4% si posiziona il Pid di Romano (che supera il dieci per cento a Palermo), mentre sfiora il 2% la Destra che in Sicilia si identifica con Nello Musumeci.

Un ruolo significativo ricopre il Terzo Polo, che  ha oggi la sua roccaforte nazionale nell’Isola e arriverebbe ad una percentuale tra il 26 e 27%. il cui peso potrebbe rivelarsi decisivo per la futura governabilità del Senato. L’Mpa con circa 360 mila voti si attesta al 13,5%. L’Udc di Casini e D’Alia ottiene il 7,8%: un forte consolidamento, nonostante la perdurante debolezza dei consensi nelle città capoluogo di Catania e Palermo. Cresce l’Api di Rutelli all’1,7%, mentre si attesterebbe al 5%, Futuro e libertà, il partito di Gianfranco Fini sempre più condizionato dal ruolo e dall’esposizione del suo leader e fondatore.

Ben diverso – secondo l’indagine dell’istituto diretto da Pietro Vento – risulterebbe oggi nell’Isola il peso dei partiti nelle intenzioni di voto per le Regionali, che da sempre si caratterizzano, rispetto alle Politiche, per una differente espressione del consenso da parte dei siciliani.

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