Il ministro spieghi perché dopo 15 anni di prelievi dalle nostre tasche il debito anzichè diminuire è aumentato

Giulio Tremonti

In questi giorni continua a tenere banco il caso Milanese–Tremonti. E a sentirne parlare quasi quotidianamente sembra  una vicenda di cronaca. La nostra indignazione, che pure negli ultimi tempi ha fatto sentire la sua voce, non è ancora abbastanza forte da scuoterci dal nostro torpore e da mettere fine agli abusi ed allo strapotere di una casta che ci sta portando alla rovina.

Molti anche se ormai cominciano a pagare sulla propria pelle il prezzo della politica economica del governo Berlusconi, continuano a credere alla leggenda televisiva che parla di Tremonti come un grande economista.

Se l’Italia vuole rinascere forse deve proprio cominciare dal demolire l’assioma  televisione = verità.  Purtroppo le cose non stanno così e per inaugurare una nuova fase della nostra politica dobbiamo innanzitutto cominciare a ragione con la nostra testa.

Dobbiamo smetterla di credere che ciò che è stato fatto era necessario e che quasi fatalmente devono pagare il prezzo della crisi i ceti più deboli.

Dobbiamo smettere di credere alle campagne mediatiche che fanno apparire i nostri governanti, qualunque sia il loro credo politico, come  degli eroi e dobbiamo avere il coraggio di giudicarli e di inchiodarli dinanzi alle loro responsabilità.

E Tremonti in primis dovrebbe spiegarci, perché dopo quindici anni di prelievo fiscale dalle tasche degli italiani il nostro debito invece di diminuire è aumentato.

Tremonti dovrebbe spiegarci a cosa sono serviti i soldi, che sono stati decurtati all’istruzione pubblica e  perché siamo giunti ad una crisi senza precedenti.

Il nostro è un paese singolare in quanto si parla di tutto, ma non di ciò che interessa ai cittadini. Ecco noi vorremmo che si parlasse della vicenda Milanese, ma che prima si discutesse nel merito delle scelte operate in questi anni dal Ministro dell’economia.

Concordiamo con il “Financial Times” che crede che Tremonti doveva dimettersi per la vicenda poco chiara di Milanese, ma pensiamo   anche che  molto tempo prima e per ben altri motivi, molto più gravi e seri, avrebbe dovuto lasciare la poltrona di Ministro.

Tremonti  va messo sotto accusa non solo per i suoi rapporti con Milanese, che sarà compito della magistratura chiarire, ma per essersi dimostrato non capace, nonostante continui a darsi aria da grande economista, di tenere sotto controllo i conti pubblici, di abbassare l’inflazione e di rilanciare l’economia.  Tutti noi siamo consapevoli di questo, ma le televisioni invece di indagare la verità continuano a dirci che noi abbiamo bisogno di Tremonti e che uno migliore di lui non lo troviamo. Eppure, è un paradosso, ma il migliore ci ha quasi portato alla rovina, al default.

È evidente che Tremonti ci ha portato sulla soglia della rovina, non è affatto il migliore. E la  manovra che di recente è stata approvata è solo una stangata per i ceti più deboli. Toglie altre risorse ai giovani, ai pensionati, alle famiglie che sono in affanno e soprattutto non rilancia l’economia del nostro paese.

Se veramente vogliamo ricominciare dobbiamo avere il coraggio di ragionare con la nostra testa e di smetterla di parlare del caso Milanese.

Dovremmo seriamente ragionare di come aiutare le famiglie ad arrivare a fine mese, magari attivando una seria lotta contro l’inflazione e rilanciando l’economia. Dovremmo cominciare a chiedere a Tremonti il conto per tutti gli impegni che non è stato capace di mantenere, insieme al governo Berlusconi, e concludere seguendo l’esempio del “Financial Times” che è vero che  il momento è difficile, ma il signor Ministro non è indispensabile!

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