Saggio di Andrea Corona sulla lotta: dalla gladiatura all’entertainment, dai giochi antichi alle storyline show

la copertina di "Giochi ringhistici"

La lotta rappresenta la disciplina di combattimento più antica del mondo. Sono stati rinvenuti graffiti dell’età paleolitica che mostrano azioni e tecniche primitive dei primi lottatori.

I reperti archeologici poi, ci guidano in un excursus storico che si articola intorno alle civiltà sumera, egizia, greca, romana, celtica e araba.

Il reperto più antico è di origine sumera e risale a circa 5000 anni fa mentre le prime tracce di “Lotta codificata” le troviamo nel reperto di origine egizia datato 3000 a.C. Nella civiltà ellenica troviamo la più ampia documentazione di lotta in ortostatismo (la cui finalità era atterrare l’avversario) e al suolo. Tutte discipline simili al Wrestling.

La pratica dei giochi gladiatori arriva dall’antica Etruria. Inizialmente, la pratica era riservata solo a combattenti schiavi o fatti prigionieri mentre nell’età cristiana la “gladiatura” divenne una pratica sportiva a tutti gli effetti.

Le condizioni di vita dei gladiatori erano notevoli compreso l’accesso alla vita mondana.
A differenza di quanto siamo portati a credere, la condanna a morte da parte del pubblico era alquanto rara mentre, pare, che la maggior parte delle maschere e degli elmi appariscenti servissero solo per celare il viso di colui il quale era stato… “giustiziato”.

Sotto la pressione dei cristiani, fu chiesta la chiusura delle scuole di gladiatura sebbene, dopo l’interdizione di Costantino, i combattimenti proseguirono per un altro secolo.

Sulla base di riferimenti filologici, sociologici e antropologici; comunicazione e immagine, Andrea prende in esame il “gioco per eccellenza”; il “pro-wrestilng”.

Con spiccata eleganza nel linguaggio e nell’esposizione Andrea ci guida in uno tra gli sport più amati, più noti ma, evidentemente, meno conosciuti. La dettagliata ricerca svolta da Andrea e la sua minuziosa e attenta decifrazione dei simbolismi, ne fanno uno studio attendibile e di particolare interesse.

Lungo le pieghe dell’interessante saggio, troverete parecchi riferimenti ai giochi gladiatori e alla lotta praticata presso le antiche civiltà rendendo il “viaggio” più entusiasmante di quanto ci si possa aspettare.

Scrive Andrea: “ciò che risulta di interesse sociologico e filosofico è il fatto che tra i pro-wrestler (protagonisti di show in quello che oggi viene chiamato wrestling entertainment) ci sono anche gli arbitri e i cronisti a bordo ring e , in breve, tutti gli addetti ai lavori, hanno il compito, al fine di suscitare un interesse quanto più possibile capillare, di conferire credibilità e veridicità alla storie messe in atto negli show”.

In sostanza, come l’autore preciserà più volte durante il suo saggio, è l’essere tutti tesi verso un comune intendimento che fa del “semplice” wrestling il gioco per eccellenza:

“Perché qui il trucco c’è e si vede, ma, proprio per questo, nessuno ci crede (ci sarebbe allora da domandarsi se un trucco visibile sia un trucco oppure no, se un trucco vistoso o eccessivo sia il più raffinato dei trucchi o non sia affatto un trucco)”….

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