Aumentano indirizzi e connessioni veloci, noi siamo penultimi in Europa. Ancora troppe connessione lente

internet sempre più veloce

Internet va veloce, l’Italia va a passo di lumaca. Anche se lentamente migliora, il nostro Paese resta in evidente ritardo rispetto agli altri Stati del “Vecchio Continente”. È, infatti, ancora una volta, un bollettino scoraggiante quello disegnato da Akamai nel suo «dossier sullo stato d’Internet» relativo al primo trimestre dell’anno. Migliora la posizione complessiva del nostro Paese, ma c’è ancora tanto da fare per poter garantire a tutti una Rete accessibile e veloce.

Iniziamo con l’annoso problema della velocità delle connessioni. L’Italia ha un unico primato. E non è lusinghiero. Siamo il Paese europeo con il maggior numero di connessioni lente: lo 0,9% degli italiani si connette ancora a una velocità di 256kbps. In pratica, la vecchia connessione con doppino telefonico, preistoria dell’era digitale.

Un dato che pur sembrando basso, è il più alto d’Europa, in una gara per altro ridotta a 7, visto che 16 Paesi del Vecchio continente su 23 hanno già abbandonato questo tipo di connessione. Man mano che accelerano i bit per secondo, l’Italia scivola verso il fondo: se la cava ancora con le velocità standard (2 Mbps) dove siamo 14esimi (l’85% degli utenti italiani ha una connessione a banda larga, ormai considerata necessaria). Iniziamo a perdere colpi sulla media di velocità delle nostre infrastrutture digitali:18esimi su 23 (appena 3,7 Mbps, contro i 7,5 dell’Olanda, in testa alla graduatoria).

Mentre raschiamo il fondo sulle cosiddette «high broadband», le autostrade digitali su fibra ottica. L’Italia è penultima (in compagnia della Spagna e solo davanti alla Grecia) per utenze connesse a una velocità superiore ai 5Mbps (appena l’11% della popolazione, contro il 56% degli olandesi, ancora una volta alla guida della classifica europea), ma in aumento rispetto al 6% dell’ultimo trimestre. Se poi parliamo di città «superveloci» e cioè dotate di cablaggi che consentono di navigare ad altissime velocità, nelle prime 200 al mondo, neanche una è italiana. A dir la verità, appena 12 centri sono europei (e nessuno nelle prime 20) e l’Asia è padrona: la città giapponese di Tokai, al top della classifica, «viaggia» a una media di 13.2 Mbps. E tre Paesi asiatici (Corea del Sud, Hong Kong e Giappone) si confermano i Paesi «più veloci». Gli altri sette Paesi della top 10 sono tutti europei (senza Italia): con Romania, Repubblica ceca e Lituania che conducono l’ex «blocco dell’Est». Più indietro gli Stati Uniti («solo» 12esimi). L’Italia è 39esima su 49 Paesi in classifica e recupera solo 3 posizioni rispetto a fine 2010.

Se si parla di Internet non si può non parlare di pirati, sul web e sul mobile. In entrambi i casi, l’Italia è tra i Paesi da cui provengono più attacchi: per quanto riguarda i siti Internet, il Belpaese è in top 10. Mentre è addirittura prima sul mobile: il 25% degli hacker che attaccano i telefonini hanno una «base» in Italia. Un dato positivo per il nostro Paese però c’è. Internet cresce: gli indirizzi IP sono aumentati dell’11% rispetto agli ultimi tre mesi del 2010, toccando quota 13.632.661, il nono risultato del mondo.

In generale il dossier dà uno sguardo generale alla situazione della Rete e alla sua disponibilità nel mondo. Così si scopre che il Giappone, nonostante il cataclisma provocato dal terremoto e dal devastante tsunami dello scorso 11 marzo, non ha subito danni particolari alle proprie fibre ottiche, che si sono mantenute su livelli di altissima efficienza. Per un’infrastruttura che regge, un’altra, al contrario, si mostra molto «precaria». È ciò che è successo in Georgia, dove lo scorso aprile una signora di 75 anni ha tranciato una delle dorsali principali del Paese: «Ero solo in cerca di pezzi di metallo», ha detto l’anziana contadina in lacrime. La sua «svista» ha lasciato offline centinaia di miglia di persone in Georgia e nella vicina Armenia. «Io non so neanche cosa sia questo Internet», si è giustificata la donna.

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