Il giornalista taorminese Gaetano Saglimbeni, ex inviato del settimanale “Gente”, ha pubblicato un nuovo libro, dal titolo: “I grandi amori della storia, della letteratura e dell’arte”. “Di amanti celebri, nelle corti di tutto il mondo – spiega Saglimbeni – è piena la storia. Nobildonne e avventuriere, intellettuali e bottegaie semi-analfabete, cameriere e ballerine di taverna, sempre molto giovani e dal fascino irresistibile, che si introducevano abilmente nelle alcove di regnanti e dignitari, diplomatici e alti ufficiali militari, conquistando enormi posizioni di potere, ed avevano un peso non indifferente anche nelle scelte politiche.

Gli storici raccontano che fu la marchesa di Pompadour, favorita di Luigi XV di Francia, a spingere il re all’alleanza con l’Austria e alla guerra dei Sette anni contro la Prussia; la contessa Jeanne-Marie Du Barry, che per mestiere aveva fatto da giovane la sgualdrina di lusso ed entrò nell’alcova di Luigi XV quando la Pompadour morì, era in grado di ottenere dal sovrano la immediata rimozione di un ministro se lei decideva di piazzare su quella poltrona un amico; e la fiorentina contessa di Castiglione, spedita a 19 anni da Cavour e Vittorio Emanuele II in Francia nel 1855 per sedurre l’imperatore Napoleone III e conquistarlo alla causa del Risorgimento italiano nella guerra contro l’Austria, fece per il nostro Paese in poche notti quello che  non erano riusciti a fare in lunghe trattative politici e diplomatici.

Riuscì agli italiani, con quella ingegnosa e spudorata missione di letto, quello che 48 anni prima, nel 1807, non era riuscito ai polacchi con la ventunenne contessa Maria Walewska,  prima eroina d’alcova per patriottismo della storia. Per tentare di salvare il loro Paese, occupato da Russia, Austria e Prussia, i maggiorenti polacchi (tra i quali, l’anziano conte marito di Maria) avevano fatto cadere la contessa-bambina nelle braccia dell’imperatore-generale Napoleone Bonaparte, entrato con le sue truppe a Varsavia e accolto come un liberatore. Non ebbe poi successo, quella delicatissima missione, non certo per scarso impegno della Walewska a letto. Ed il risultato, dopo le dure polemiche per il fallimento della operazione, fu che la giovane contessa non volle più far ritorno a casa: lei si era innamorata davvero dell’imperatore-generale Napoleone e partì con lui per Parigi, dandogli poi un figlio.

Non visse alla corte di Versailles, come le favorite di Luigi XV, ma fu onorata dai francesi molto più della imperatrice Giuseppina Beauharnais. Tutta italiana, anche se non riguardava direttamente la nostra storia, la irresistibile ascesa della ex cameriera e ballerina di taverna inglese Emma Lyon, una delle più affascinanti e spregiudicate arrampicatrici dell’era moderna. Arrivata a Napoli venticinquenne nel 1790, quando la città era capitale del Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, per lavorare negli uffici della Ambasciata di Gran Bretagna, sposò l’ambasciatore, il sessantottenne Lord William Hamilton, ammaliò la trentottenne regina Maria Carolina e fu con lei ispiratrice della feroce repressione ordinata dal re Ferdinando IV contro i patrioti napoletani nel 1799.

Poi, l’incontro, sempre a Napoli, con il famoso ammiraglio inglese Orazio Nelson. Ne divenne l’amante, gli diede una figlia. E quel felicissimo evento sarà per lei l’inizio della fine. Morirà in miseria, a Londra. Ma protagoniste del mio nuovo libro, con le eroine d’alcova per patriottismo e le arrampicatrici per vocazione, sono anche e soprattutto scrittori illustri (Gabriele d’Annunzio, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Ernest Hemingway, André Gide, Jean Cocteau), musicisti (Vincenzo Bellini, Fryderyk Chopin), pittori (Pablo Picasso), dive e divi del cinema (Grace Kelly, Cary Grant, Sophia Loren, Gary Cooper,  Lana Turner, Alain Delon, Romy Schneider, Spencer Tracy, Katharine Hepburne, il principe-clown Totò).

E con gli epistolari appassionati di letterati ed artisti, ispirati da sentimenti autentici, dal romanticismo poetico che ne ha sempre illuminato ed illumina il cuore e l’opera, vengono fuori comportamenti tutt’altro che poetici, dettati da opportunismo, ambizioni di carriera, prospettive di matrimoni con ragazze anche non belle ma con cospicue doti, se non dal chiaro proposito di aggrapparsi a promesse d’amore fasulle per spillar quattrini a nobildonne, mogli di industriali, attrici famose.

Nelle ville del sommo vate Gabriele d’Annunzio, lo scrittore italiano che ha collezionato in assoluto il maggior numero di amanti, sappiamo che entravano anche splendide prostitute venete, le famose badesse di passaggio, per fare con il padrone di casa follie d’ogni genere, che, (raccontano i biografi, lasciavano mute ed agghiacciate anche delle signore che non erano certo in odore di santità. A Hollywood, lo spilungone Gary Cooper, eroe buono sullo schermo, timido e impacciato con le donne per i press agent, ma nella realtà schiaffeggiato più volte per la sua sfrontatezza dalle partner Grace Kelly, Ingrid Bergman e Audrey Hepburn, era stato il primo a sperimentare le vertigini d’amore sul letto girevole inventato dalla rossa bollente Clara Bow per registrare le vibrazioni erotiche dei suoi amanti (compresi i ragazzi di una squadra di football americano), e per liberarsi di una amante che gli sollecitava le nozze (l’attrice messicana Lupe Velez, nella cui villetta era stato ospite per un anno), le preparò una beffa atroce, facendole trovare riuniti a tavola, invitato ciascuno all’insaputa degli altri e tutti all’insaputa di lei, una dozzina dei suoi ex amanti (morirà suicida con i barbiturici, a 33 anni, la infelice Lupe).

Tante storie, divertenti e terribili. Menzogne a letto, il grande imbonitore D’Annunzio ne raccontò tante e quattrini alle nobili e facoltose amanti ne spillò tantissimi, con raggiri da truffatore incallito. Il pittore spagnolo Pablo Picasso, un mostro di crudeltà nei confronti di mogli, amanti, modelle e persino delle proprie figlie, si divertiva, quando litigava con le giovani compagne, a spegnere la sigaretta sui loro volti, minacciando anche di buttarle giù nella Senna (bruciò la guancia pure alla ex modella madre di due dei suoi quattro figli).

Il francese André Gide, premio Nobel per la letteratura, non andò mai a letto con la sposa-cugina per 23 anni ed ebbe una figlia da una olandesina che non sposò mai. Lo scrittore siciliano Giovanni Verga, angustiato dai limoni di Nuovalucello che rendevano sempre meno e non gli consentivano di viaggiare, trovava il modo di consolarsi sentimentalmente scrivendo negli stessi giorni appassionatissime lettere a due contesse, con promessa di eterno amore per l’una e l’altra.

Ed il musicista catanese Vincenzo Bellini, romantico con le amanti giovani e meno giovani ma assai facoltose che lo ospitavano in ville e castelli da favola, era di un cinismo impressionante con le ragazze da marito: più che all’amore – conclude Saglimbeni – l’autore delle più belle melodie dell’Ottocento pensava alla dote”.

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