Economie in crisi, lo spettro del baratro per la moneta unica: stavolta il monito è del presidente della “CE”

Josè Manuel Barroso

“Nessuno deve farsi illusioni..la situazione nell’Eurozona è molto seria e un fallimento nella gestione dei debiti sovrani avrà sicuramente ripercussioni a livello globale”.

Di frasi apocalittiche come questa, su quello che sta succedendo nelle ultime settimane non si contano ormai più, ma la cosa diventa più rilevante quando a pronunciarle è il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, che in questo modo si è allineato ai timori espressi dal Fondo monetario internazionale. Cosa può succedere a questo punto? L’euro può saltare davvero e, comunque, come comportarsi con i propri risparmi per limitare i pericoli? Proviamo a capirlo analizzando i dati più recenti e le prossime scadenze.

La posizione assunta da Barroso, che ha immediatamente provocato una reazione negativa dei mercati, è stato soprattutto un richiamo al senso di responsabilità dei governanti europei affinché smettano con la scaricabarile e si facciano carico della crisi greca trovando una posizione condivisa. Infatti, il presidente della Commissione Ue ha ricordato che l’euro “è un nostro patrimonio importante”, aggiungendo che occorre uno sforzo per la sua stabilità, “altrimenti il giudizio della storia sarà duro”.

Per capire qual è lo stato di salute dell’euro basta dare uno sguardo ai grafici [vai al cambio euro/dollaro]: se a inizio maggio la moneta unica era arrivata a sfiorare a più riprese 1,49 contro il dollaro, ora viaggia intorno a 1,40-1,42. In calo, dunque, contro una moneta che è sotto pressione per via dei dissidi tra Democratici e Repubblica sul deficit federale, con lo spettro del default che si aggira.

Con tutto ciò che questo comporta per l’economia italiana: considerato che le materie prime sono denominate in dollaro e che noi le importiamo in gran quantità, questo significa un aumento dei prezzi per carburanti, alimentari e così via. Il confronto si fa più pesante con il franco svizzero [vai al cambio euro/franco svizzero], divenuto ormai moneta rifugio per quanti diffidano di una soluzione della crisi in tempi brevi. A fine 2010 l’euro veniva scambiato a 1,30 rispetto alla moneta elvetica, attualmente si aggira intorno a quota 1,15.

Nei discorsi di politici e analisti si sente spesso puntare l’indice contro la speculazione internazionale. La realtà è che dietro questa parola si nascondono investitori professionali che movimentano enormi somme di denaro in base alle proprie convinzioni: se, quindi, decidono di vendere euro e acquistare franchi svizzeri significa che sono convinti di anticipare in questo modo i trend dell’economia reale.

Nonostante le forti pressioni delle ultime settimane va comunque detto che l’euro non è crollato e anche gli attacchi all’Italia sono stati in parte riassorbiti nelle ultime sedute, dopo che ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di una posizione condivisa a livello europeo. Detto questo, resta un problema di fondo: quello di un’area del mondo che cresce lentamente, molto meno rispetto ai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e agli stessi Stati Uniti. Un’aggregazione economica che manca tuttavia di guida politica e che, quindi, non riesce a esprimersi con una sola voce quando si pongono questioni di portata globale.

Per il piccolo risparmiatore non resta che fare un ceck-up periodico del proprio portafoglio e, se crede in una debolezza strutturale della moneta unica europea, diversificare puntando su altre valute. La strada più semplice consiste nell’acquistare titoli azionari di altri paesi: ad esempio i principali broker italiani consentono di fare trading sui titoli statunitensi ad alta capitalizzazione.

Un’altra strada, più prudente, consiste nell’acquistare quote di fondi o etf denominati in valuta estera. Senza mai dimenticare che un’esposizione eccessiva in questa direzione può aumentare sensibilmente il rischio dei propri investimenti, aggiungendo al rischio classico del saliscendi dei titoli, quello legato alla fluttuazione della valuta prescelta rispetto all’euro.

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