Assunta Liguori

Assunta Liguori se n’è andata a 22 anni, nel disastro di Wenzhou: era in Oriente per una vacanza-studio. L’ultimo sms l’ha scritto sabato mattina. L’ha spedito dalla Cina a casa, per rassicurare papà Pasquale e mamma Pina. Andava tutto bene, era diretta a Wenzhou con il suo amico Giovanni Pan. Poche ore dopo Sissi, come la chiamavano tutti a casa, perché era allegra, vivace come la principessina austriaca. All’improvviso, poche ore dopo, ha dovuto dire addio ai suoi 22 anni, ai sogni di studentessa modello dell’Orientale (tutti trenta e ventotto), dove imparava l’arabo, l’inglese e il cinese, avrebbe lasciato tutto il suo futuro ancora da costruire nello schianto fatale di un treno ad alta velocità e un altro convoglio, un incidente costato la vita a 43 persone, là, dall’altra parte del mondo, nella provincia di Zhejiang, mille e mille miglia lontano dalla sua casa alla periferia di Casandrino.

Assunta Liguori era innamorata della vita e questo viaggio in Cina l’aveva immaginato da molto tempo, ascoltando i racconti di suo cugino Francesco che commercia fiori con l’Estremo Oriente e conosce bene Pechino e Shanghai. Girare il mondo era la passione di Sissi, una passione tutta racchiusa nei suoi occhi scuri, occhi di ragazza che partivano per città che non conosceva. E più ne vedeva, più ne voleva vedere, di terre lontane. Un sogno che stava realizzando: andare via appena possibile per poter tornare nel suo nido a studiare e godersi la serenità della famiglia. Aveva girato mezz’Europa, Sissi. Ma il mondo gli sembrava sempre piccolo per i suoi desideri. Recentemente era stata a Santo Domingo e stava progettando un tour nei paesi arabi, raccontano ancora increduli e sgomenti i parenti, radunati nel viottolo che porta alla palazzina di due piani dove la ragazza abitava, in una traversa di via Borsellino, una fettuccia d’asfalto che dalla rotonda di Arzano porta nel paese, una teoria slabbrata di condomini, supermercati, fabbrichette, benzinai. E ieri sera, quando la notizia s’è diffusa, è cominciato il pellegrinaggio di amici e conoscenti. Tutti senza parole, tutti con uno stupore dolente scolpito sul volto. La morte aspettava Sissi in quella frontiera lontana, un destino insensato, una fatalità a cui non si riesce a dare un nome, perché la si vorrebbe cancellare come un incubo notturno, come un film girato male.

Era partita il 20 luglio (mercoledì scorso) e la sua vacanza-studio sarebbe durata fino ai primi di settembre. Da mesi ne parlava con Giovanni, si metteva d’accordo suoi dettagli, ridevano, scherzavano, scrivevano e cancellavano itinerari. Sempre insieme a raccontarselo senza ancora averlo vissuto, ricordano gli insegnanti. «Era tutta a casa e scuola» spiega il cugino. «I viaggi non erano una fuga, ma esprimevano la sua voglia di conoscere, sapere, vivere, imparare». Talvolta si spostava con Federica, la sorella più piccola di 19 anni (che si è diplomata quest’anno), alla quale era legatissima. Insieme erano state in Inghilterra. Con gli occhi rossi per le lacrime, i parenti mostrano le foto: Sissi con una scimmietta sulle spalle, Sissi con i capelli bagnati dopo un tuffo in mare, Sissi che scherza davanti a una cabina telefonica di Londra. Da quando, dopo il diploma, aveva lasciato i banchi del liceo Garibaldi a piazza Carlo III, la ragazza ci aveva dato dentro con lo studio. «Voleva intraprendere la carriera diplomatica» spiegano. Un’altra sua grande passione era la danza.

In Cina, Sissi dal sorriso contagioso era andata per un corso di inglese insieme a Giovanni, cinese di origine, ma napoletano di adozione (sebbene nato a Grosseto), anche lui rimasto ferito, ma in modo lieve. Con quel treno maledetto stavano raggiungendo la città dove vivono i nonni del giovane. Ma non ci sono mai arrivati. Così il nonno, dopo aver saputo del disastro ferroviario, si è preoccupato e ha avvertito i genitori di Pan a Napoli che hanno avvertito i Liguori (una famiglia di piccoli imprenditori). Le prime conferme, l’assistenza stretta del console italiano a Shanghai, Francesco Varriale, e della Farnesina. Poi, domenica mattina, i genitori con un altro parente sono partiti per la Cina, dove ieri alle 13 hanno potuto riconoscere Sissi: era lei, senza vita. È stato l’ultimo viaggio di quella ragazzina bruna che voleva raccogliere tutto il mondo nella sua memoria.

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