Caso Melania, un’altra persona nel mirino della Procura per concorso in omicidio e vilipendio di cadavere

le indagini sul delitto di Melania Rea

Colpi di scena, senza tregua, nelle indagini sul delitto di Melania Rea. Gli inquirenti delle procure di Teramo e Ascoli Piceno starebbero cercando il complice di Salvatore Parolisi e non si escludono sviluppi già nelle prossime ore. Secondo il quotidiano locale abruzzese Il Centro ci sarebbe un uomo che avrebbe aiutato il caporalmaggiore dell’esercito, ora in carcere, ad uccidere la moglie Melania Rea per depistare le indagini.

Il complice si sarebbe recato nel bosco di Ripe di Civitella il giorno dopo il delitto, il 19 aprile, ed avrebbe infilato una sirigna sul corpo di Melania, avrebbe inferto altre pugnalate, spostato le mani della vittima e infierito ulteriormente incidendo una specie di svastica sulla donna. I pm, a pagina 66 dell’ordinanza di custodia cautelare contro Parolisi, scrivono: “Si tenga conto della concreta possibilità che nella fase di vilipendio del cadavere Parolisi sia stato aiutato da terze persone o possa aver incaricato taluno per compiere tale azione”. Il complice si sarebbe macchiato di concorso in omicidio e vilipendio di cadavere.

“La procura non svela altro – scrive Il Cento – Ma subito dopo la frase riportata prima i pm fanno un’altra considerazione importante: “… e si ricordi di come Parolisi abbia chiesto ai suoi colleghi di lavoro (gli altri istruttori della caserma di Ascoli Piceno, ndr) di non rivelare le sue pregresse frequentazioni sentimentali”. Non possiamo dire se le due frasi chiave dell’ordinanza di custodia siano collegate tra di loro, cioè se gli inquirenti sospettino che il misterioso complice sia un altro militare, oppure se chi ha aiutato l’indagato sia la stessa persona che, scesa a Teramo da Ripe di Civitella, ha telefonato al 113, da una cabina telefonica in piazza San Francesco, per segnalare la pressenza del corpo di Melania. Ma sta di fatto che dal giorno dell’arresto di Parolisi è partita anche un’indagine interna alla caserma di Ascoli Piceno su cui c’è il segreto assoluto e che, ieri mattina, i sostituti procuratori di Teramo Davide Rosati e Greta Aloisi, si sono recati dai Ris di Roma.

Il primo atto della procura teramana, alla quale quella di Ascoli Piceno ha trasmesso l’inchiesta sul delitto di Melania per competenza territoriale, è stato quello di accelerare i tempi”. E’ spuntato anche un accendino sporco di sangue tra le gambe di Melania, anche questo potrebbe portare al complice di Parolisi. Inoltre, i pm hanno chiesto riscontri sulle macchie di sangue trovate nell’auto di Parolisi, due sul sedile del passeggero e una sul montante della carrozzeria della Renault Scenic; hanno poi chiesto i risultati delle verifiche sul navigatore satellitare che svelano i percorso seguito dalla coppia il 18 aprile.

Il Samsung di Melania Rea potrebbe dare una svolta alle indagini. Proprio il telefonino della ventinovenne trovata uccisa il 20 parile scorso a Ripe di Civitella, è al centro di un ulteriore colpo di scena. Il cellulare della vittima, dopo essere risultato spento per poco meno di quarantotto ore, fu riacceso intorno alle 7 del mattino del 20 aprile, poche ore prima che una chiamata anonima – recentemente diffusa dagli investigatori – informasse i carabinieri della presenza di un corpo nel bosco delle Casermette. E’ giallo su chi lo riaccese.

Gli inquirenti, di certo, cercheranno di capire se Salvatore Parolisi si recò a Ripe: il caporalmaggiore del Reggimento Piceno, istruttore di reclute femminile, da quasi due settimane è in carcere perché ritenuto il responsabile dell’omicidio, ha sempre dichiarato non solo di essere innocente ma di non aver avuto nulla a che fare con la località teramana, non in quel 18 aprile: per Parolisi infatti Melania scomparve da Colle San Marco, dove i due si trovavano per una breve scampagnata.

Due le ipotesi al vaglio degli investigatori su chi potrebbe averlo riacceso: il cellulare potrebbe essere stato acceso o dall’autore dei colpi post mortem sul corpo della 29enne oppure dal telefonista. Questo elemento potrebbe aiutare a capire quale sia in realtà la posizione di Salvatore Parolisi, accusato di omicidio pluriaggravato da vincolo di parentela e crudeltà, oltre che di vilipendio di cadavere, con ipotesi di concorso. Intanto continuano le ricerche del telefonista che avvertì le forze dell’ordine della presenza di un corpo a Ripe. Dopo la diffusione dell’audio della telefonata, ci si sarebbe aspettato un aiuto da parte dell’interessato o da qualcuno che potrebbe aver riconosciuto il timbro della voce. Ma nulla.

Il cellulare di Melania, trovato accanto al cadavere, è stato inoltre utilizzato dagli investigatori per tutta una serie di esperimenti che, alla fine, hanno portato a una sola conclusione: la donna non è mai stata a Colle San Marco. Melania sul pianoro non ci è mai stata quel pomeriggio, perché tutte le analisi tecniche portano a dire che già dalle 14.53, da quando la sua amica Sonia la chiama inutilmente per la prima volta, lei è al bosco delle Casermette di Ripe di Civitella, forse è stata già uccisa. L’analisi dei tabulati telefonici e gli esperimenti sul telefonino di Melania erano l’anello mancante di queste indagini. I risultati sono arrivati giusto in tempo per inserirli nei cinque faldoni partiti per la Procura di Teramo e sono ritenuti dagli investigatori quasi una prova regina.

I tecnici del Ros hanno cominciato facendo telefonate e ricevendone dai punti chiave di questa vicenda – e cioè San Marco, le Casermette e anche lungo la strada che collega le due località- prima con il Samsung di Melania e poi con un apparecchio esattamente simile, per essere ancora più sicuri dei riscontri. Hanno poi analizzato i tabulati classici, le 32 chiamate e i cinque sms che la povera donna ha ricevuto sempre a partire dalle 14.53. E alla fine si sono soffermate sul fatto che il traffico si agganciava soprattutto a due celle, la 451 e la 390. I carabinieri del Ros di Ancona hanno scoperto che la zona di Colle San Marco è «tipicamente servita» da un’altra cella potente, la 381 e hanno rilevato che «l’unico punto della zona di Colle San Marco in cui vi è copertura della 451 in grado di gestire una chiamata è una specifica e ristrettissima area nelle adiacenze del monumento ai Martiri della Resistenza».

«Anche minimi spostamenti da quel punto non consentono la copertura della 451…Melania e il suo telefono sarebbero dovuti rimanere pressoché immobili nello specifico punto per 4-5 minuti» e cioè in occasione delle due chiamate dell’amica Sonia, fra le 14.53 e le 14.56. Due chiamate alle quali non ha risposto, nonostante il telefono fosse «impostato con profilo suoneria all’aperto, suoneria massimo volume e vibrazione inserita», spiega il Ros.

«Si può dunque attendibilmente escludere che Melania quando riceveva le due chiamate da Sonia senza rispondere si trovasse nella zona delle altalene o lungo il percorso che porta al bar il cacciatore – conclude il pm Monti – E appare altamente probabile sotto il solo profilo tecnico delle celle agganciate al telefonino di Melania (telefonino che era con lei) che già alle ore 14.53 e 14.56 la donna non si trovava affatto a San Marco, bensì nella zona del ritrovamento del cadavere e dell’omicidio».
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