Alla presentazione di Prix Italia un “saggio” di quando certi comportamenti fanno fare brutta figura al Paese

presentazione Prix Italia 2011

Gli italiani, come si sa, tengono all’immagine. Il problema si crea quando le cattive abitudini prendono il sopravvento ed il far “bella figura” passa in secondo piano.

Iniziamo con i fatti. Ad una recente conferenza stampa per presentare le novitá del 63mo Prix Italia, il festival Tv organizzato dalla Rai, erano presenti sia il presidente della radio-Tv pubblica, Paolo Garimberti, che Piero Fassino, il sindaco di Torino, cittá che ospiterá anche quest’anno la manifestazione.

Sia Garimberti che Fassino hanno fatto un’ ottima presentazione illustrando i problemi e le possibili soluzioni per un evento che era il principale (ed il primo) festival radio-Tv del mondo, ma ora in fase di declino per via dei tagli finanziari. Tra l’altro, Garimberti si è lamentato della poca presenza di personaggi americani al Prix ed ha auspicato che il Premio non rimanga solamente un evento europeo, bensí torni ad essere internazionale.

Seppur la conferenza stampa presso la sede Rai di via Asiago a Roma fosse iniziata con una sala piena di partecipanti, questa si é praticamente svuotata quando a metà  conferenza Garimberti e Fassino sono andati via, portando con loro una scia di assistenti e partecipanti poco interessati al programma del Prix.

Ed ecco il nocciolo del problema. A livello di immagine cosa ha voluto significare lo svuotarsi della sala (cosa tra l’altro comune in Italia in quei casi)?

Secondo me cinque cose: primo, che la conferenza stampa non era particolarmente importante. Secondo, che i dirigenti hanno bisogno di un entourage, possibilmente perché temono di non cavarsela da soli. Terzo, che i dirigenti vogliono dimostrare che sono importanti sminuendo cosí il loro ruolo e titolo. Quarto, che hanno un buon numero di imbarazzanti leccapiedi.

Quinto, che all’entourage non importa nulla della manifestazione e della conferenza stampa. Per loro era solo importante farsi vedere dal gran capo. Allora, cosa avrebbero dovuto fare in quel caso Garimberti e Fassino (ma l’osservazione vale per molti dirigenti italiani)? Per prima cosa pregare i loro entourage di restare fuori della sala se prevedevano di andare via. Non incoraggiare adulatori che sarebbero stati alla conferenza solo per farsi vedere, perché questi li avrebbero alla fine (e come si é visto) messi in imbarazzo.

Se ci fossero stati altri impegni di eguale importanza che avessero costretto gli alti dirigenti ad andarsene, questi avrebbero dovuto ordinare all’entourage e agli “idolatori”, se in sala, di restare per dimostrare che, dopo tutto, la conferenza stampa era un evento importante. Da tener presente che questo modo di agire non é cosa nuova.

Ricordo tempo fa al Prix Italia, quando questo era veramente importante nel panorama audiovisivo internazionale, che in una sala gremita di presidenti ed amministratori delegati di società audiovisive di tutto il mondo (in termini di copertura e finanza, molto più grandi della Rai) il presidente della Rai, cioè in pratica   il padrone di casa, espresse alcune parole di benvenuto in italiano (senza traduzione) e poi se ne andò, lasciando di stucco ed offendendo gli ospiti.

Quando feci notare questa grave mancanza di rispetto e la brutta figura in un articolo per una rivista americana, il presidente Rai dell’epoca invece di scusarsi con gli ospiti, ordinò al dirigente Rai di New York di non invitarmi piú alle loro feste. Il mondo é sicuramente cambiato da quei tempi anche grazie ad Internet, ma noto che le cattive abitudini dei dirigenti italiani restano.

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