Ricerche ferme, svanite le speranze di ritrovare le bimbe rapite da Matthias Schepp. Ma la madre non si arrende

Alessia e Livia

Sono ormai poche le speranze di trovare le gemelline Alessia e Livia e ancor più minime le possibilità che siano vive. Le ricerche si sono di fatto fermate, nonostante stia continuando a fare appelli la madre delle bambine. Irina Lucidi non si dà per vinta, non vuole arrendersi nonostante da quasi 7 mesi non ci sia più alcuna notizia.

L’unica certezza ad oggi è che probabilmente le due gemelline non sono mai uscite dalla Svizzera.

«Anche quando vado a letto, quando sono sola, non sono sola. Stringo i loro pupazzetti, Casimir il coniglietto e Matilde la pecorella e le sento tutte e due. Alessia e Livia sono qui, dentro di me. Le sento ridere. Le sento allegre. Perché sono personcine molto allegre, piene di vita. Non riesco ad associarle a qualcosa di brutto».

Così parla Irina. Sono le parole toccanti della madre delle gemelle di 6 anni fatte sparire il 30 gennaio scorso dal padre Matthias Schepp, gettatosi sotto un treno a Cerignola nel foggiano la notte del 3 febbraio.

La donna racconta la sua vita senza Alessia e Livia e ricostruisce i retroscena di una crisi coniugale sfociata in tragedia, e intanto nella sua abitazione di St. Sulpice, in Svizzera, spera ancora in un miracolo.

La donna, che finora si era limitata a lanciare appelli, a quasi sei mesi dall’inizio delle ricerche offre uno spaccato della sua vita di sofferenza, allietata solo saltuariamente dalla sensazione di avere vicino a sé Alessia e Livia: «Ci sono momenti di disperazione, momenti di speranza. Poi quel vuoto. Ormai ci sono abituata. E tante volte dal vuoto sento salire voci, risate, strilli».

Ricostruendo il rapporto col marito Matthias, Irina ricorda il momento felice dell’innamoramento, la nascita delle bambine e a partire dal 2007 dopo il trasloco in una nuova casa, le prime incomprensioni, il clima domestico sempre più teso per finire con la deflagrazione di una vera e propria crisi coniugale, sfociata nella separazione nell’agosto 2010.

«Lui era autoritario», racconta Irina, «l’altro non esisteva. Le persone non avevano identità, erano pedine e dovevano fare quello che diceva lui. Uno dei terreni di scontro era l’educazione di Alessia e Livia. Matthias aveva 100 milioni di regole. Su tutto. Aprire il frigo, mangiare, giocare, ogni cosa andava fatta secondo uno schema.  La sera era uno dei momenti peggiori. Non si poteva fare mai niente perché c’era lui che irreggimentava tutto e tutti. Si doveva mangiare alle 7 e non dopo, poi lavarsi, mettersi in pigiama, guardare un po’ di tv, andare a letto, raccontare una storia e per le nove spegnere la luce. E guai a trasgredire».

Una situazione a cui Irina ha cercato di porre rimedio rivolgendosi a parenti e amici e convincendo per due volte il marito a partecipare a una terapia di coppia alla presenza di uno psicologo. «Ma non è servito a niente. Quel che lui non sopportava era la  mia indipendenza e per contrastarla non esasperava il lato autoritario del suo carattere. Finché la corda si è spezzata».

Dopo la separazione, dell’agosto dell’anno scorso, nell’appartamento di St Sulpice, secondo la madre, Alessia e Livia erano più serene. «Lui poteva vederle quando voleva», spiega Irina. «A Natale ho lasciato che portasse Alessia e Livia per tre settimane ai Caraibi. Ci sono donne che non fanno più vedere i figli. Io no. Lui era il papà delle mie bambine. E loro volevano vedere il loro papà, gli volevano bene».

Della sera della scomparsa di Alessia e Livia ricorda ogni dettaglio: «Quella sera ho capito che qualcosa non quadrava. Avevo le chiavi, sono andata da lui e sono entrata in casa. Le bambine dovevano già essere a letto ma non c’era nessuno. Ho chiamato la polizia e durante la perquisizione, ho trovato il suo testamento. Scriveva che nel caso Alessia e Livia non fossero rimaste in vita i beni sarebbero andati ai suoi fratelli. Era mezzanotte e ho cominciato ad avere paura».

Irina spiega il gesto di Mathhias in un solo modo: «Voleva colpire me. Io per lui non esistevo, ma quando ha capito che non sarei tornata, ha concepito per me questa punizione estrema. Adesso voglio scoprire come lo ha fatto. Come ha potuto farlo. Un giorno, spero presto, lo scopriremo… Il viaggio di Matthias con tutte le possibili variazioni di percorso è stato ricostruito. Si va per esclusione… Da una trentina di scenari iniziali, ne sono rimasti pochissimi ancora attuali. Ho fiducia».

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