In manette Giovanna Cervigni, vincitrice alle selezioni per il reality: gestiva un giro di squillo per vip

Giovanna Cervigni

Prima l’euforia di venerdì per aver superato a pieni voti la selezione del «Grande Fratello», nella splendida cornice romana, poi sabato pomeriggio ha ricevuto la visita dei carabinieri nella sua elegante casa milanese di via Novara. Giovanna Cervigni, 41 anni portati alla grande, sta dormendo. Apre ai detective della prima sezione del nucleo investigativo, pensando ad un errore.

Invece scattano le manette e le accuse sono pesanti: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per aver gestito un giro di escort di alto bordo, messe a disposizione di ricchi imprenditori, manager, personaggi dello spettacolo e dello sport.

Con lei, con le stesse accuse, finisce agli arresti domiciliari anche Enzo F., 37 anni, ex addetto alla sicurezza dell’hotel a cinque stelle Principe di Savoia, perché avrebbe fatto da intermediario, oltre che a muoversi in proprio, con l’agenzia di modelle e ragazze immagine «Mgc sas», con sede in corso Vercelli, della quale Giovanna Cervigni, maceratese di origini ma milanese di adozione, è contitolare. Mentre è ricercato per favoreggiamento della prostituzione, il napoletano Crescenzo M., 32 anni, addetto alla reception dello stesso hotel, trasferitosi all’estero per lavoro. Il giro d’affari è a tanti zeri, con le ragazze che si concedono a partire da 500 euro.

«Cerco una modella per fare delle foto». E la risposta al telefono di Giovanna Cervigni è: «Ma una modella o una modella sbagliata?». Nel gergo, «sbagliata» era una giovane disponibile non ai soliti incarichi da hostess o ragazza immagine, ma ad andare oltre e prostituirsi. E, secondo l’accusa, a gestire l’ampio giro di queste «modelle sbagliate», meglio note come escort, c’è Giovanna Cervigni. Il blitz dei carabinieri arriva al termine di un’indagine scattata lo scorso ottobre, quando furono chiusi per sfruttamento della prostituzione i night club «Dolce Vita» di via Turati e «Pussycat» di via Gonzaga.

Un’indagine conclusa che aveva lasciato aperto un nuovo filone riconducibile all’agenzia di corso Vercelli e ai due che lavoravano al Principe di Savoia, estraneo però ai fatti. A coordinare l’inchiesta il pm Antonio Sangermano, lo stesso del caso Ruby. Mentre il gip che ha emesso le ordinanze cautelari è Laura Anna Marchiondelli.

Scattano le intercettazioni telefoniche a supporto delle accuse. Una, quella tra l’addetto alla reception e Giovanna, è per soddisfare le esigenze di un cliente arabo. È il 27 marzo 2010: «Ma quella cosa dell’altra sera possiamo farla stasera?», chiede Crescenzo M. alla donna «Mi serve una cameriera in più», continua l’addetto.

«Ah, ho capito, in quell’altro senso – risponde Giovanna – ti va bene una mulatta?». «Non va bene: il cliente dice di volere una bianca». E così viene contattata una moldava di 24 anni della quale viene inviata la foto all’arabo. «Vede la foto, se gli piace sono 500 euro». Andava benissimo, ma l’appuntamento sfumò perché la giovane era in ritardo e il cliente non la volle più.

Alle dipendenze della «Mgc Sas» c’erano diverse ragazze, bulgare, ucraine, serbe, russe e brasiliane. Alcune partecipavano regolarmente a convention, fiere e serate in cui veniva richiesta la loro presenza. Tante erano disposte, per arrotondare, anche a incontri hard. Giovanna Cervigni intascava dai 100 ai 150 euro per i «diritti di immagine», mentre la somma per l’eventuale rapporto sessuale veniva pattuita direttamente tra cliente e la escort.

Secondo il gip, la titolare dell’agenzia «traeva comunque un vantaggio economico dal giro di prostituzione, perché con le “modelle sbagliate” fidelizzava e aumentava i clienti». Gli episodi accertati dai carabinieri sono in tutto 12, di cui nessuno consumato all’interno del Principe di Savoia.

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