Anders Behring Breivik ammette la responsabilità dei due attentati ma dichiara: “aiutato da altre due cellule”

Anders Behring Breivik

Per la prima volta dinanzi a un giudice, il killer di Oslo ha spiegato di aver agito per salvare la Norvegia e l’Europa occidentale dalla minaccia marxista e musulmana; e ha chiamato in causa dei presunti complici, affermando di aver preparato la strage con l’aiuto di «due cellule». Davanti a un tribunale di Oslo, Anders Breivik, reo confesso della strage che ha messo in ginocchio la Norvegia, ha riconosciuto di aver commesso entrambi gli attentati, ma ha rifiutato di dichiararsi colpevole.

Adesso la polizia dovrà chiarire se Breivik fosse davvero collegato ad altri gruppi della destra estrema europea e se qualcuno l’abbia aiutato. I media scandinavi e polacchi hanno riferito di un arresto a Breslava, ma la procura locale ha smentito. Anche in Gran Bretagna, Scotland Yard ha avviato un’inchiesta per far luce possibili complicità, dopo che nel memoriale su internet erano emersi diversi riferimenti al Regno Unito e un «mentore» di nome Richard.

L’agenzia anticrimine dell’Ue, ha costituito una speciale task force con esperti di antiterrorismo provenienti da tutta Europa. L’udienza si è tenuta a porte chiuse: Breivik avrebbe voluto si tenesse a porte aperte per spiegare le sue deliranti «ragioni», ma il giudice ha chiuso le porte al pubblico e ai media anche per evitare il palcoscenico e anche che potesse mandare messaggi in codice ai suoi eventuali complici.

La corte ha stabilito una custodia cautelare di otto settimane (che termineranno il 26 settembre), di cui quattro in completo isolamento, senza la possibilità di ricevere lettere e incontrare visitatori, eccetto i suoi avvocati.

Arrivando in aula, Breivik – che si è presentato in aula con un maglioncino rosso e una camicia arancione (non gli è stato permesso di indossare divisa)- ha rischiato il linciaggio, minacciato da una folla inferocita che ha dato pugni sui vetri; e in neanche 40 minuti, ha spiegato con freddezza che la sua intenzione era dare «un forte segnale» al Partito laburista al governo, accusato di «aver tradito» il Paese per aver consentito immigrazioni di massa da parte dei musulmani.

Tra l’altro, pare che nel mirino ci fosse anche l’ex premier norvegese Gro Harlem Brundtland, che aveva tenuto un discorso sull’isola ed era ripartita poco prima dell’arrivo dell’assassino. Nella sua farneticante giustificazione, la strage serviva a «infliggere il maggior numero di vittime», stroncando la possibilità di ricambio generazionale nel partito. Intanto, il regno scandinavo piange le sue vittime.

Oggi l Norvegia si è fermata per un minuto di silenzio. Il padre e la matrigna di Anders Breivik, che vivono a Carcassonne, nel sud della Francia, sono stati messi sotto scorta dalla gendarmeria, si è saputo che tra le vittime di Utoya c’è anche il fratellastro della principessa Mette-Marit, la moglie del principe ereditario Haakon.

Trond Bernsten, figlio del patrigno della principessa e ufficiale di polizia, era a Utoya ma non in servizio ed era quindi disarmato: ha tentato di disarmare il folle ma non c’è riuscito. Intanto la polizia ha rivisto al ribasso il bilancio finale delle vittime: 76 di cui 68 a Utoya.

Intanto dalla Francia ha parlato Jens Breivik, il padre del killer, intervistato dall’emittente transalpina TV2. L’uomo, un diplomatico in pensione che non vedeva il figlio dal 1995, ha dichiarato: «Penso che alla fine avrebbe dovuto togliersi la vita invece che uccidere così tante
persone».

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