Processo Meredith, perizia smonta l’accusa. Non c’è sangue sul coltello: in primo grado fu l’arma del delitto

Raffaele Sollecito e Amanda Knox

Una svolta clamorosa, o forse è meglio dire un punto a favore della difesa. Ma adesso Raffaele Sollecito e Amanda Knox sperano davvero nella scarcerazione e la loro condanna potrebbe essere annullata.

I periti nominati dalla Corte d’Appello, ascoltati oggi in aula nell’ambito del processo al delitto  di Meredith Kercher, hanno ribadito alcune irregolarità nelle procedure di refertamento – atte ad evitare contaminazioni dei reperti – anche nei sopralluoghi all’interno dell’abitazione di Raffaele Sollecito dove fu ritrovata la presunta arma del delitto.

“Gli agenti non portavano tute di protezione ed avevano guanti gia utilizzati e quindi sporchi” spiegano i periti. “Inoltre secondo le testimonianze rese in sede di Gup, due agenti hanno ammesso di aver toccato, repertato e sigillato il coltello ritenuta l’arma del delitto. Una situazione poco chiara anche perché uno degli agenti ha spiegato che il coltello è stato sigillato in Questura, mentre un altro – secondo i tabulati – sul posto”.

Il cambio dei guanti non sarebbe stato sistematico, ma a discrezione sulla base dell’esperienza degli auto dei sopralluoghi. I periti hanno analizzato la perizia precedente alla loro – autrice la dottoressa Stefanoni – non potendo effettuare nuove analisi sul Dna sul gancetto di reggiseno della vittima e sulla presunta arma del delitto perchè “non c’è evidenza di presenza di sangue”.

Sulla perizia precedente sono state trovate alcune anomalie: nessuna quantificazione del Dna sui reperti (“fondamentale per l’accertamento della traccia e la sua ricoducibilità), nessuna spiegazione sulla decontaminazione dei numerosi reperti oggetto di studio, strumentazioni non adatte per l’analisi del sangue umano.

“Dai nostri studi, seppur in assenza di valori certificati, la quantità di Dna è sotto la soglia di analisi prevista dai protocolli standard”: hanno spiegato in aula i periti che inoltre hanno aggiunto che sulla punta del coltello non c’è traccia di sangue della vittima, mentre sull’impugnatura c’è materiale genetico (cellule) di Amanda Knox. Dunque i periti non avvalorano la presenza di Dna sui reperti chiave che hanno portano (tra gli altri elementi acquisiti dai Pm Mignini e Comodi) alla condanna di Amanda Knox e Raffale Sollecito.

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