Priorità al collegamento Helsinki-La Valletta. Fatali le incertezze del Governo italiano. Esulta il comitato “No Ponte”

rendering del ponte sullo stretto

Niente più asse Berlino-Palermo, meglio collegare Helsinki a Valletta. Benché la notizia sia passata quasi inosservata tra le maglie dei grandi quotidiani nazionali, forse preoccupati di non dare un’ulteriore dispiacere a un governo già in crisi di fiducia con i mercati finanziari, questo vuol dire che la Commissione Europea ha deciso di tagliare i fondi per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

A settembre verrà presa la decisione definitiva: all’attenzione della Commissione Europea c’è una proposta che ridefinisce i grandi corridoi per lo spostamento di uomini e merci. La priorità non va più all’asse Berlino-Palermo (e dunque al ponte sullo Stretto), bensì a quello Helsinki-Valletta: dalla Finlandia si scende via terra fino a Bari, e poi si prosegue fino a Malta lungo un’autostrada del mare.

E’ la seconda grande opera italiana a cui l’Unione Europea taglia i fondi nel giro di pochi giorni avendo ridimensionato già il 7 luglio scorso i finanziamenti per la Tav Torino-Lione. Se a settembre quindi l’Europa deciderà di spostare i contributi sull’asse Helsinki-Valletta sarà ancora più improbabile, di quanto già non lo sia ora, che il ponte di Messina venga costruito.

Il Sole24Ore, in un trafiletto, ne parla in questi termini: “l’Italia dovrà battersi affinché «Europa 2020», il piano di finanziamento della Commissione Ue che partirà nel 2014, non diventi un’occasione perduta” perché perdere i contributi europei “è un lusso che ora non possiamo più permetterci”.

Ma non dimentichiamo gli oltre 250 milioni di euro già spesi senza che del ponte ci fosse un progetto definitivo approvato sono un lusso che non potevamo permetterci. L’Eurolink S.C.p.A., di cui Impregilo è il maggior azionista, ha consegnato il progetto definitivo del ponte alla Società Stretto di Messina soltanto nel dicembre 2010.

Altri due indizi fanno pensare che il Ponte alla fine non verrà costruito: la Corte dei Conti ha invitato ad approfondirne lo studio di fattibilità sottolineando che è interessata a sapere se effettivamente si riuscirà a coprire il 60% dell’investimento necessario attraverso i pedaggi pagati dai veicoli dal momento che non è affatto certo che il volume di traffico sia sufficiente per rientrare delle spese.
Inoltre da una vertenza sindacale in abito locale viene fuori che nessuna opera ferroviaria collegata alla realizzazione del Ponte ha attualmente un progetto esecutivo

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