Salvatore fa scena muta davanti ai giudici: Melania uccisa perchè non voleva concedere il divorzio al marito?

Melania Rea

Salvatore Parolisi si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia oggi al carcere di Marino del Tronto. Il gip Carlo Carvaresi e il pm Umberto Monti stanno lasciando ora in auto la casa circondariale.

Prima notte nel carcere di Marino del Tronto per Salvatore Parolisi, arrestato ieri con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania, «omicidio aggravato dalla crudeltà» secondo l’accusa. Nico Demo Gentile, l’avvocato di Parolisi, è intervenuto in sua difesa a Italia1, spiegando come il suo cliente non abbia fatto nulla e certo non è lui la persona che ha ucciso Melania, la moglie. «Salvatore – dice il legale – ha la coscienza a posto e vive questo difficile momento con serenità» perchè certo non è lui «ad aver ucciso» la moglie.

«Salvatore vuole difendersi in ogni sede e affronta questo momento con la coscienza dell’uomo che vuole dimostrare e affermare la sua innocenza. È pronto a combattere, e come detto peraltro l’ordinanza non ci dice niente di nuovo e vi sono quindi ampi margini per un’ottima difesa in suo favore. Salvatore continua ad essere membro di quella famiglia perché vuole tornare ad essere subito il Salvatore di sempre, cioé un uomo che vuole essere creduto nella sua innocenza».

I magistrati però non sembrano avere dubbi: per Salvatore Parolisi i giorni delle vacanze pasquali «costituivano una sorta di terribile imbuto nel quale si era messo: da una parte aveva Ludovica e i suoi genitori che aspettavano di conoscerlo, l’albergo prenotato e le promesse di aver già parlato di separazione sia con Melania che con i suoceri e il racconto che ormai era cosa fatta; dall’altra la consapevolezza invece di non aver ancora detto nulla».

Lo scrivono nell’ordinanza di custodia delineando il possibile movente dell’uccisione di Melania Rea. «…i giorni passavano e lui già martedì 19 doveva partire con moglie e figlia per le vacanze pasquali; e proprio in quelle vacanze doveva definitivamente lasciare la moglie e recarsi ad Amalfi per passare dei giorni con Ludovica e conoscerne i genitori, come aveva promesso a Ludovica, e iniziare stabilmente una storia con lei».

«Si tenga ancora conto che Melania era una donna non disposta a cedere facilmente: si era già dimostrata volitiva e di carattere nell’affrontare direttamente Ludovica al telefono per due volte quando aveva casualmente scoperto il tradimento del marito; ne aveva sofferto, era stata dura col marito prima di perdonarlo, aveva avuto la forza e il carattere di parlare direttamente con l’altra, anche minacciandola di spaccarle la faccia. In questo ambito può essere attendibilmente trovato il movente dell’omicidio.

Una situazione senza uscita venutasi a creare e a convergere proprio in quei giorni: la promessa forte a Ludovica che ormai la separazione con Melania era cosa fatta e che già il 23 aprile (se non il 21) sarebbe andato ad Amalfi a trovarla e a presentarsi ai suoi genitori…; le pressioni stringenti di Ludovica che ormai non ammettevano scuse o ragioni…;… la consapevolezza invece di non aver ancora detto e fatto nulla per la separazione …; la necessità di doverlo fare e di non poter più rimandare la cosa; l’aver infine parlato della cosa con Melania proprio il 18 aprile, e la reazione di costei, che già sulla storia di Ludovica si era arrabbiata, era stata dura e aveva perdonato (il possibile lancio dell’anello di fidanzamento durante la lite: anello rinvenuto sfilato sul luogo del delitto); la rabbia e la reazione incontrollata di lui e l’omicidio».

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