Ricostruzione di carriera, impiego “a scatola chiusa”: con il placet dei sindacati e a discapito dei diritti

precari della scuola

Il mondo della scuola appare sempre di più come una nave nella bufera. Una nave senza nocchiero. L’Italia che dovrebbe adeguare le proprie normative in materia di tutela del lavoro a quelli che sono gli standard europei, in realtà perpetra forme di sfruttamento anche nel comparto pubblico.

Insomma lo stato impone ai privati ( sulla carta ovviamente!) di non sfruttare i lavoratori e poi la stessa pubblica amministrazione diventa una maglia oppressiva che porta alla negazione degli stessi diritti.

Sui giornali infatti di recente ha fatto notizia il piano triennale di assunzione che è stato previsto con il Decreto Sviluppo. I giornali però hanno omesso la notizia più importante, ovvero che le assunzioni sono subordinate al criterio dell’invarianza finanziaria.

Che cosa significa questo termine? Significa che i precari dovranno accettare, con il consenso dell’ARAN, cioè dei sindacati concertativi, alla ricostruzione di carriera gli scatti di anzianità in cambio del contratto a tempo indeterminato. Il lavoro insomma in cambio dei diritti.

A denunciare questa ennesima iniquità  è la “Rete Auto-organizzata Docenti e ATA Precari Veneto”,  che in questo  piano di assunzioni non vede altro che l’applicazione del metodo Marchionne anche al comparto pubblico.

I nuovi precari che saranno assunti a tempo indeterminato non potranno ottenere, come era prassi fino ad oggi, alla ricostruzione di carriera.  Non saranno riconosciuti a loro gli scatti di anzianità e questo non solo per decisione del governo,  ma anche dei sindacati  concertativi che hanno detto sì a questo tipo di iniquità.

Ma non solo. La “Rete Autoorganizzata Docenti e ATA Precari Veneto” parla inoltre relativamente al piano complessivo di assunzioni truffa, in quanto in tre anni sono previsti circa 10.000 docenti e 10.000 ATA, che non copriranno  neanche il turn-over.

Stando ai dati diffusi dai precari dal 2005 nella scuola italiana ci sono stati ben 275 mila pensionamenti (docenti e ATA) a fronte dei quali ci sono stati ben 155 mila tagli.  I posti vacanti inoltre sono stati coperti in questi anni dai precari con contratti a termine. Attraverso il precariato l’amministrazione ha risparmiato in questi anni su ogni lavoratore circa 9.000 euro all’anno.

Come risparmia l’amministrazione sui precari? Non pagando le ferie estive o interrompendo nel caso di supplenze brevi il contratto durante le pause didattiche (Natale e Pasqua), insomma facendo lavorare il personale in condizioni insostenibili.

Infine dichiara in un comunicato stampa la “ Rete Autoorganizzata Docenti e ATA Precari Veneto” :«Ora l’azzeramento della carriera e la cancellazione degli scatti di anzianità per i precari neo-assunti, disvela chiaramente perchè nella scuola lavorano ben 250.000 lavoratori a termine – circa un sesto dei docenti e quasi la metà del personale ata: altro che eredità lasciata alla Gelmini da altri governi, altro che precari assunti senza essercene bisogno, altro che graduatorie farraginose che non funzionano; si tratta solo di una questione di sfruttamento, conviene pagare meno i precari che assumerli a tempo indeterminato, a meno che … non si contentino di essere pagati meno, con stipendi da fame, per tutta la vita lavorativa»

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