Risparmio e valute: a rischio il primato del dollaro, ma non per mano dell'euro

Prima della fine della seconda guerra mondiale gli Stati vincitori riscrissero le regole delle relazioni commerciali a Bretton Woods, una città nel piccolo stato del New Hampshire negli USA. Le 44 Nazioni alleate che vi parteciparono stabilirono in sostanza che il Dollaro era la valuta di riferimento mondiale e tutte le altre valute avrebbero avuto un cambio fisso con la valuta USA consentendo solo una modesta oscillazione. In quella occasione fu fondata l’organizzazione predisposta ad equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali: il Fondo Monetario Internazionale di cui recentemente si è parlato anche per le cronache “rosa” del suo ex direttore.

Le cose cambiarono però quando la spesa pubblica americana aumentò fortemente per finanziare la guerra del Vietnam negli anni 70. Il governo americano stampò una enorme quantità di denaro per fare fronte alle spese militari. Gli USA furono quasi costretti a svuotare le riserve aurifere di Fort Knox poiché all’epoca il dollaro era agganciato all’oro. I governi che possedevano dollari ne pretendevano la conversione in oro e quando la fuoriuscita di oro dalle casse americane raggiunse la bellezza di circa 90.000 tonnellate, l’allora presidente Richard Nixon annunciò semplicemente al mondo intero che il dollaro non era più convertibile in oro e quindi, da quel momento, chi possedeva i dollari doveva tenerseli. Naturalmente il dollaro svalutò dando inizio alla fluttuazione dei cambi che è storia dei nostri giorni.

distribuzione delle riserve di valuta

Le riserve valutarie mondiali, principalmente in Dollari ma anche nelle altre principali valute, oggi sono distribuite fra tutti i paesi del mondo e, chi ne possiede di più può condizionare fortemente l’economia e ne è allo stesso tempo condizionato.Il 31% di tutte le riserve valutarie mondiali sono nelle casse del governo Cinese. Al secondo posto con l’11% c’è il Giappone che dal dopoguerra si è comportato da “formichina” e pur avendo un debito pubblico come il nostro ha però i forzieri colmi di valuta. Come dire che ha chiesto i soldi in prestito per non usare i suoi. Al terzo posto troviamo la Russia che grazie alle immense riserve di materie prime della Siberia ha potuto riempire le proprie casse con il 5% dei soldi che circolano al mondo. Diciamo anche che la Cina possiede riserve valutarie principalmente in Dollari, frutto degli scambi commerciali con gli Stati Uniti. Negli ultimi 30 anni la crescita USA è stata alimentata dall’aumento dei consumi tramite l’indebitamento interno e la Cina, in primo luogo, ha esportato in america molto più di quanto abbia importato, generando un surplus della bilancia commerciale che è stato utilizzato per acquistare titoli di stato USA.

distribuzione del PIL mondiale

La Cina detiene anche altri primati oltre quello di essere il “forziere” del mondo: Con 1,350 miliardi di abitanti ha un mercato interno ancora da sfruttare che è pari a circa il 20% della popolazione mondiale. Come vediamo dalla tabella il suo PIL si attesta al terzo posto della graduatoria mondiale ed è in costante e forte crescita mentre conosciamo i problemi di crescita degli USA e dell’Unione Europea. La Cina si sta gradualmente preparando a “scaricare” l’America vendendo in maniera graduale le riserve in dollari ed acquistando titoli in altre valute. Il recente acquisto di titoli di Stato Greci e di quelli del Portogallo in Euro ne sono la dimostrazione anche se il governo Ellenico ha dovuto elargire ai Cinesi concessioni sui noli del porto del Pireo, il più grande del Mediterraneo per traffico di container, e il Portogallo quello di alcune concessioni minerarie in Angola. Questo processo di diversificazione delle valute deve essere per forza graduale poiché se la Cina decidesse di vendere massicciamente dollari finirebbe per svalutare le proprie stesse riserve.

Il governo Cinese sta approfittando della crisi della zona Euro per acquistare a buon prezzo debito pubblico Europeo ed allo stesso tempo perseguendo nel suo obbiettivo di diversificare l’immensa ricchezza accumulata in questi anni. Non essendo un ente di beneficenza, approfitta per strappare varie concessioni strategiche ai paesi Europei che non hanno scelta se non quella di accettare condizioni che sono per loro terapeutiche solo nel breve periodo. I vantaggi della Cina sono molteplici : si sgancia a piccoli passi dagli USA apprezzando in maniera graduale e controllata la sua Moneta, riuscendo a mantenere il surplus valutario sulle esportazioni ma allo stesso tempo, iniziando a valorizzare anche il suo immenso mercato interno.

Sembra proprio che questa “guerra” non dichiarata nei confronti dell’Euro, che in questi giorni è estremamente cruenta, sia una manna dal cielo per i Cinesi che, pur attuando una certa stretta creditizia per combattere l’inflazione, riescono a mantenere un tasso di cresita del loro PIL al 8-10%. Si tenga presente che, proprio per tenere sotto controllo l’inflazione, il tasso di interesse sui titoli di stato Cinesi, che sono ora formalmente i più solidi del mondo, è circa al 4%.

Dal 2010 è possibile investire in valuta cinese poiché è stato creato un nuovo Renminbi parallelo a Hong Kong perfettamente identico alla valuta ufficiale diverso solo dal punto di vista funzionale ai fini del controllo che la Cina vuole esercitare per impedirne la speculazione. Qualsiasi investitore, rivolgendosi ad Advisor specializzati che per ora sono pochissimi, potrà investire liquidità in certificati di deposito Cinesi o Obbligazioni Statali chiamate Dim Sum Bond, ottenendo rendimenti elevati con volatilità bassissima sfruttando la prossima rivalutazione annunciata del Renminbi che si somma ad un interessante tasso di interesse offerto dall’Emittente più solido che esiste oggi sul mercato.

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