I pm: “non si è difesa, si fidava del killer”. Inquirenti escludono che ci sia stata lotta. Il “mostro” è Parolisi?

Melania Rea

Non ha reagito. Non si è difesa. Non ha pianto. «Si fidava totalmente della persona con la quale si trovava in quel momento nel boschetto di Ripe…» dicono gli investigatori. Gli ultimi attimi di vita di Carmela Rea, detta Melania, non sono quelli della preda, della donna che capisce di essere finita in trappola. Dall’autopsia rimbalza l’immagine di una persona passata in pochi istanti dalla vita all’inferno di un’agonia durata 45 minuti.

Il trucco intatto, senza una sbavatura. E pure l’unghia dell’anulare sinistro, sotto la quale è stato trovato il profilo del Dna di un’altra persona (una donna), è intatta, nonostante si trattasse di un’unghia ricostruita, particolarmente lunga e fragile: e questo, secondo gli investigatori, «esclude che ci sia stata lotta o resistenza da parte di Melania».

Se poi si aggiunge che la donna, al momento in cui è stata aggredita, era accovacciata per motivi fisiologici, quindi in una situazione di assoluta intimità, agli occhi dell’accusa tutto ciò si tramuta in un ulteriore elemento contro il marito Salvatore Parolisi, nei confronti del quale la Procura di Ascoli ha chiesto l’arresto per omicidio aggravato (la pronuncia del gip, Carlo Calvaresi, è attesa nelle prossime ore).

Contro il marito, caporalmaggiore nella caserma «Clementi» con i compiti di istruttore delle reclute donne, pesano anche altri due elementi: l’ora del delitto (tra le 14 e le 15 del 18 aprile: la stessa fascia oraria nella quale, a detta di Parolisi, lui e la moglie avrebbero dovuto trovarsi a Colle San Marco per far giocare la piccola Vittoria) e il fatto che i telefonini della coppia risultano agganciati in quel lasso di tempo alla cella di Ripe.

Oggi sono tre mesi che Melania è stata uccisa. E se solo ora la Procura si è decisa ad affondare il colpo, ciò non deriva solo dall’incrocio dell’analisi dei tabulati, degli esami dei Ris e dell’autopsia, ma anche dalla dinamica di un omicidio definito «di rara efferatezza».

Più che il timore di un inquinamento delle prove, alla base della richiesta di custodia cautelare avanzata al giudice per le indagini preliminari vi sarebbe «la pericolosità» di Parolisi, il rischio che possa far del male a sé o ad altri. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Melania è stata presa alle spalle, in un tentativo di «scannamento» che molto ricorda le tecniche militari. Poi, mentre con i calzoni abbassati tentava una goffa quanto inutile fuga, è stata colpita da 6 coltellate alla schiena e 20 tra capo, collo e tronco. Con l’aggravante, è la tesi della Procura, che tutto ciò sarebbe avvenuto alla presenza della piccola Vittoria, all’epoca di 18 mesi, che dormiva nell’auto parcheggiata vicino allo chalet di Ripe.

Una ricostruzione che la difesa contesta su tutta la linea. Gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile puntano sulla pista del killer donna (sulla base di un Dna femminile trovato sotto le unghie della vittima), ritengono «irrilevante» il fatto che nessuna delle persone presenti a Colle San Marco abbia notato la coppia tra le 14 e le 15 del 18 aprile («È possibile, non erano conosciuti») e ritengono che i colpi inferti con un punteruolo a distanza di oltre 24 ore dall’omicidio rappresentano «una prova dell’innocenza di Salvatore dato che lui, da quando ha denunciato la scomparsa di Melania, ha avuto gli occhi addosso di tutti».

Quanto al Dna del marito trovato sulla bocca della moglie, i legali definiscono «fantasie galoppanti» le teorie di chi parla di «bacio della morte», mentre l’accusa ritiene che il contatto sia avvenuto nel momento dell’aggressione, con Parolisi che tentava di tappare la bocca alla donna.

Oggi il caporalmaggiore, che ha trascorso il fine settimana a Frattamaggiore con la piccola Vittoria, tornerà nella caserma di Ascoli, dove attenderà la decisione del gip. I rapporti con i genitori di Melania si sono rotti. Rocco, fratello di Salvatore, non nasconde l’angoscia: «Quando abbiamo saputo della sua doppia vita e della relazione con la soldatessa Ludovica siamo caduti dalle nuvole. L’arresto? Non sarebbe la peggiore delle notizie, almeno usciamo da questo limbo…».

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