Solo in cento a Palermo per la marcia in ricordo per il magistrato ucciso 19 anni fa in via D’Amelio dalla mafia

Paolo Borsellino

Cento persone a Palermo per la marcia in ricordo di Paolo Borsellino. Piccolo, tristemente piccolo il corteo – non più di 100 persone in tutto – che ha ricordato domenica a Palermo l’assassinio del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, di cui martedì ricorre il 19esimo anniversario. Ad aprire la manifestazione un grosso cartello molto polemico, con scritto «Mangano e Dell’Utri a voi. Borsellino e Falcone sono i nostri eroi».

Dietro, i giovani delle Agende Rosse, che da via D’Amelio, luogo della strage, aggiungono il Castello Utveggio, luogo assurto a simbolo dei tanti misteri ancora aperti sull’eccidio ed ex centro di ascolto dei Servizi Segreti, in una faticosa scarpinata lungo il Monte Pellegrino. In mano tengono delle agende rosse, emblema anche questo di una verità ancora tutta da scoprire, in ricordo del diario in cui il magistrato appuntava pensieri e scoperte investigative, sparito dal luogo dell’attentato.

I palermitani sono pochissimi, poco più di una decina, ma Salvatore Borsellino, fratello del magistrato che ha costituito il movimento delle Agende Rosse, cerca di sdrammatizzare. «Evidentemente – dice – i palermitani non se la sentono più di fare una simile scarpinata con questo caldo, come facevamo noi da giovani. Diciamo che questa marcia è solo per “resistenti”».

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