La vittima aggredita da Parolisi alle spalle mentre faceva pipì. Una donna ha sfilato l’anello: l’amante di Salvatore?

Salvatore Parolisi

Melania Rea, prima che il suo assassino la aggredisse alle spalle, si era abbassata volontariamente i pantaloni, i collant e gli slip, e stava facendo probabilmente pipì. In caso contrario, gli indumenti risulterebbero stracciati.

È quanto emerge dalla perizia del medico legale Adriano Tagliabracci. Melania non è stata minacciata, ipotizza l’anatomopatologo, perché non aveva tracce di pianto (il trucco era intatto). Il gocciolamento del sangue indica che la donna è stata aggredita quando ancora aveva i pantaloni abbassati.

L’imbrattamento ematico, in particolare, è sul lato interno dei pantaloni. La donna, dunque, si sarebbe appartata per fare un bisogno fisiologico e si sarebbe spogliata in condizioni di tranquillità, non certo con qualcuno che la stava minacciando con un coltello (ipotizza sempre il medico legale). È probabile che quando è stata assalita avesse già fatto la pipì, dato che – sul tavolo settico – la vescica risultava vuota. Sono state fatte peraltro campionature del terreno nella pineta in cui è stata uccisa, ma i risultati non sarebbero ancora stati depositati.

L’aggressione si è svolta in più fasi: dapprima l’assassino ha tentato di “scannarla” prendendola alle spalle, poi c’è stato un brevissimo inseguimento e infine l’abbattimento a terra di Melania, che è stata raggiunta da una serie di colpi a ripetizione inferti con un’arma impugnata nella stessa maniera, e, quindi, dalla stessa persona.

Un altro dettaglio particolarmente odioso emerge dalla perizia medico legale sul corpo di Melania Rea: l’assassino, dopo averla uccisa, tornò sul luogo del delitto e per inquinare le prove la colpì di nuovo con un’altra arma, non una lama, comunque diversa da quella con lui l’aveva uccisa e di cui probabilmente si era già disfatto. Per far questo, scostò le mani che la povera donna aveva ancora riunite sul petto per difendersi dai colpi mortali e affondò l’arma sul cadavere.

 C’è poi una traccia che inchioderebbe Parolisi. Le tracce del dna di Parolisi sulla bocca di Melania (in particolare sulle labbra e sulle gengive) sarebbero state lasciate poco prima che la donna morisse. Se il contatto tra i due fosse avvenuto molto tempo prima, il movimento della lingua e della saliva della stessa donna le avrebbe cancellate.

Sotto l’unghia dell’anulare sinistro di Melania Rea è stato poi trovato un profilo misto di Dna: di una donna e della stessa vittima. Un particolare che rafforza, in linea teorica, l’ipotesi che una donna le abbia sfilato l’anello di fidanzamento con brillante trovato poi in prossimità del cadavere, ma che lascia aperti altri scenari. Il dettaglio, comunque, lascia pensare che la misura cautelare a carico di Parolisi richiesta dalla Procura sia aperta al concorso.

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