Per l’avvocato di Nicole “non ci sono prove”. Per i pm invece ci fu almeno un bacio saffico e l’induzione alla prostituzione

Nicole Minetti

Un bacio saffico o addirittura un rapporto sessuale con Nicole Minetti: Ruby, al secolo Karima El Mahroug, aveva raccontato ai magistrati di aver scambiato effusioni con Nicole Minetti durante una serata ad Arcore. Una rappresentazione erotica messa in scena secondo i magistrati per compiacere Berlusconi. E intorno a questo episodio si è giocata buona parte dell’udienza preliminare tenuta mercoledì mattina in tribunale.

Per l’avvocato della Minetti, accusata di induzione e favoreggiamento della prostituzione assieme a Lele Mora e Emilio Fede, si tratta di invenzioni: «A oggi non c’è traccia nell’indagine del bacio saffico», spiega il legale Piermaria Corso, che ha consegnato al giudice una fotocopia in cui sono ritratte due ragazze che hanno partecipato alle feste ad Arcore in atteggiamento affettuoso e, nella parte sottostante, due donne ritratte in un bacio saffico da un pittore inglese. «Questo per voi è un reato?».

Eppure diventa ogni giorno più rilevante nell’economia del procedimento penale il presunto bacio tra l’ex soubrette oggi consigliere regionale del Pdl e la diciottenne marocchina. «Sappiamo da tutta una serie di fonti assolutamente indipendenti che il fruitore finale aveva interesse per questo tipo di condotte». Così si legge nella trascrizione dell’intervento del Procuratore aggiunto Piero Forno in udienza preliminare di lunedì 27 giugno. Naturalmente il fruitore finale è Silvio Berlusconi, al quale secondo l’accusa erano destinati gli spettacoli «sexy» messi in piedi durante le feste ormai note come «bunga bunga». Era stata la stessa Ruby la prima a parlare del bacio lesbico con la Minetti. E per Forno in questo caso è del tutto credibile: «Forse pensava – ha spiegato il magistrato – che il racconto di quella serata, che lei colloca, correttamente questa volta, nella data del 14 febbraio 2010, non avesse un’implicazione sessuale».

Per Corso, invece, Ruby resta un testimone confusionario e per nulla attendibile: «La procura ha scelto di non sentire le ragazze presenti ad Arcore – ha affermato il difensore -. Scelta giusta o sbagliata che sia, ha comportato che l’accusa si sia basata sulle intercettazioni e Ruby, nelle telefonate, afferma plurime verità. Per esempio dice di essere stata sentita dai pm 32 volte, quando è stata ascoltata 4 o 5… vogliamo credere a questa persona?». Dalle intercettazioni, rileva Corso, «risulta che ognuna delle ragazze giocava in proprio. Era una ruota che girava, c’è chi è stata in auge prima e chi dopo… un testimone dice che era come un night club…». Corso sostiene, infine, che «non si può definire la Minetti una prostituta».

La difesa della consigliera regionale ha chiesto al gup di dichiarare l’incompetenza territoriale a favore della procura di Messina, riferendosi al concorso di bellezza che si svolse nel 2009 nella città sicula e durante il quale, stando alla ricostruzione della procura, Emilio Fede avrebbe conosciuto e «ingaggiato» la giovane marocchina. «Qui manca la prova, non c’è reato – ha chiarito Corso, entrando nel merito delle accuse – non c’erano rapporti tra Ruby e Minetti, nessun contatto telefonico».

© Riproduzione Riservata

Commenti