Berlusconi-De Benedetti, scontro tra “dinosauri” nell’Italia dove non esiste più confine tra pubblico e privato

Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti

Il Lodo Mondadori assomiglia in tutto e per tutto non solo ad una guerra finanziaria, ma ad una guerra tra “dinosauri”. Dinosauri del capitalismo e della finanza.

Una delle ultime battaglie del “bel paese” e che sembra chiudere un ciclo o comunque darci la misura per valutare tutta una stagione della politica e dell’imprenditoria italiana.

Una guerra insomma che non è stata combattuta a colpi di mortaio, ma di sentenze legali lecite e non e di scontri sui media per il predominio finanziario ed anche culturale sulla realtà italiana. Una lotta fratricida che ha caratterizzato un decennio di storia politica italiana, che ci ha indebolito,  e che di certo non è giunta all’epilogo.

Nulla insomma di insolito ed in linea con la storia italiana, fatta di contese infinite che spesso hanno solo marcato le divisioni all’interno del nostro sistema economico e che in molti casi hanno aperto solo le porte agli speculatori stranieri.

Ma il fatto che veramente ci stupisce in tutta questa vicenda, non è solo lo scontro tra Berlusconi e De Benedetti, ma anche la portata simbolica e mediatica di questa guerra all’ultima sentenza. Non è irrilevante notare come nel nostro universo simbolico un fatto privato, cioè uno scontro tra due grandi imprenditori, ha assunto una dimensione  “pubblica” e si è venuta ad intrecciare fatalmente con il destino del nostro paese.

Il Berlusconismo ha educato gli italiani a sentire anche le vicende private del premier e delle sue aziende come un fatto loro personale o come qualcosa che ha un’incidenza sulla loro vita. Tutto ciò che riguarda Berlusconi e il suo mondo è assurto ad exemplum di qualcosa contro cui combattere. Il premier si sentiva “perseguitato” dai giudici per le sue vicende giudiziarie e ciò ha indotto molti  italiani a ritenere che la magistratura fosse un male e non un bene per la vita del paese.

Una visione ovviamente deformata della realtà, che la dice lunga sul malessere morale e sul vuoto ideologico che caratterizza questa nostra fase storica.

D’altra parte proprio la lotta tra i dinosauri (purtroppo non in via di estinzione!) Berlusconi e De Benedetti è una chiave di lettura unica per comprendere il sistema Italia, in cui non esiste più alcuna linea di confine tra pubblico e privato.

Solo se proviamo a prendere le distanze anche dalla sentenza che obbliga la Fininvest a pagare un risarcimento di 560 milioni di euro alla CIR di  De Benedetti, forse riusciremo a comprendere che nel bel paese c’è qualcosa che non va. Quello italiano è un sistema sbilanciato, in cui le vicende di due o tre colossi occupano tutta la nostra attenzione e che vengono ingigantite a tal punto che ci fanno perdere di vista i problemi reali o comunque i problemi veri delle aziende italiane o quelli del sistema Italia che qualche giorno fa ha rischiato di fallire.

Ma il vero paradosso è che le conseguenze  della guerra di Segrate sulla realtà italiana vanno ben oltre la sfera puramente simbolica.

E la realtà a volte è peggiore della finzione, nel senso che lo scontro tra i due colossi ha scritto una pagina non bella della nostra storia, in cui il sistema economico e della finanza non solo ha stritolato la politica, ma si è autodifeso impedendo a forze nuove, anche imprenditoriali di crescere ed emergere.

E questo in tutti i campi. E la politica rispetto a questa realtà non è riuscita a dire nulla di nuovo. La sinistra e la destra italiana invece di rinnovarsi hanno finito per dipendere dal sistema economico e non hanno fatto altro che difendere e conservare queste forze imprenditoriali, che incapaci di immaginare altre linee di sviluppo o di crescita, si sono fatte la guerra a vicenda.

Nella guerra di Segrate è purtroppo scritta una pagina di decadenza del nostro sistema capitalistico. Un sistema chiuso, che nulla ha recepito se non in termini demagogici e di slogan liberistici della vitalità delle  tante piccole imprese che sono disseminate sul territorio italiano.

Un sistema che ha visto e vede nella guerra fratricida l’unica possibilità di salvezza e che ha mortificato le energie vitali dell’Italia, sia quelle dell’imprenditoria giovanile sia quelle dei tanti talenti che nonostante tutto questo paese continua ad esprimere.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=7aQilU-Cl0k[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti