La storia di Diamond, uomo bianco dapprima prigioniero e poi integrato nella comunità di Apache Mimbrenos

Soffio di Vento

Con la più vasta filmografia contemplata nella storia del cinema, Hollywood ci parla degli indiani d’America. Ma chi era questo popolo? Come viveva il quotidiano? Come coltivava la propia spiritualità? E i costumi? E i miti?

In realtà noi non conosciamo nulla. Essa è una delle antiche civiltà, in gran parte estinta e neanche contemplata nei programmi scolastici. Alcuni esperti affermano che il motivo di tale indifferenza risieda nella vasta filmografia. Altri asseriscono con forza che il disinteresse sia dato dalla politica antiamericana (nulla di più vago e insensato) mentre altri liquidano il problema asserendo che il distacco sia legato all’estinzione,(molte antiche civiltà che oggi si studiano su banchi di scuola lo sono da millenni).

Credo , dopo aver “spulciato” qualcosa circa l’argomento, che il motivo di tale disinteresse risieda nel fatto che gli indiani d’America non abbiano lasciato un segno tangibile. Non abbiamo meravigliosi monumenti da ammirare. Inoltre essi, racchiusi nel loro microcosmo, non si espansero diffondendo la loro cultura attraverso le conquiste come, al contrario, accadde con i popoli nordici.

Mentre leggevo il libro di Salvatrice pensavo alla mia colpa: “Come posso affermare di essere una fervida lettrice di civiltà antiche se non conosco nulla di questo misterioso e sconosciuto popolo?”. Sarebbe più corretto affermare: “ A me piace leggere circa “alcune”… civiltà antiche”.

Sin dalle prime righe mi sono tornati in mente due capolavori cinematografici: “un uomo chiamato cavallo” e “balla coi lupi”.

In un uomo chiamato cavallo, il protagonista, un uomo bianco tenuto prigioniero, dovrà risalire la china e sottoporsi a dure prove di coraggio e di valore per passare dallo stato di cavallo a quello di essere umano. Emblematica è la circostanza particolarmente cruda in cui egli è sospeso attraverso dei ganci fatti penetrare nei muscoli del petto.

Salvatrice, nella sua opera ben scritta dalla narrazione perfettamente articolata, ci racconta altro.
Soffio di vento è un romanzo che si snoda attorno alla vita di Diamond, un uomo bianco, fatto prigioniero prima e integrato nella comunità di Apache Mimbrenos poi. Dopo complesse vicissitudini e dopo aver avuto una figlia (Hayry), in Diamond sale il desiderio di tornare tra i bianchi; la sua gente.

Ma l’amore per Hayry (soffio di vento) continua a tenerlo legato a quella gente, a quei luoghi dove le condizioni estreme di vita tenevano in scacco quei fragili equilibri tra le tribù indiane e i “nuovi americani”. Fu proprio questo, afferma Salvatrice tra le righe, che determinò la sconfitta di quello straordinario popolo.

Mentre l’uomo bianco tentava di dominare e volgere a proprio favore quei territori selvaggi, inesplorati e la natura indomabile, gli indiani perivano perché di quell’estremo vivevano e prosperavano.

Hayry; spirito indipendente a caccia di emozioni; di avventure, di autonomia. Hayry; spirito ribelle e fuori dagli schemi. Forse, figlia mancata dell’una e dell’altra civiltà. Né bianca, né apache. Figlia di nessuno; figlia senza terra e senza un padrone. Senza autorità.
Hayry… figlia del vento.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Sh6wVSh_NTc[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti