La sentenza De Benedetti-Fininvest costringerà l’ex signora Berlusconi ad abbassare le pretese della separazione. Carlo De Benedetti sta per passare all’incasso portandosi via da Fininvest i 560 milioni di euro sanciti dalla sentenza di appello sul cosiddetto lodo Mondadori. Che quei soldi stiano prendendo il volo è ben chiaro a tutto il gruppo Fininvest-Mediaset. La holding presieduta da Marina Berlusconi non aveva accantonato a fondo rischi la somma, sostenendo di avere tutte le ragioni dalla sua e non volendo affrontare anticipatamente quel costo. In pancia ha liquidità sufficiente per pagare quello che viene ritenuto un esproprio, ma il giorno dopo non avrebbe più grandi risorse per sostenere lo sviluppo delle varie società controllate.

Così è scattata una sola parola d’ordine: austerity. Bisogna tirare la cinghia, come hanno già iniziato a fare Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli che attraverso le varie holding di controllo sono gli unici proprietari della vittima, la Fininvest. Né Silvio (che è anche azionista diretto in persona), né i figli attraverso le holding hanno incassato il dividendo 2010, restato accantonato e non distribuito. Il rischio è che questo possa non accadere nemmeno nei prossimi anni fino ad assorbimento degli oneri di quella sentenza (e in attesa del ricorso in Cassazione che comunque verrà presentato). Tutti e cinque potrebbero essere costretti anche a mettere mano al portafoglio per ricapitalizzare almeno parzialmente Fininvest dopo l’escussione delle fidejussioni da parte di De Benedetti-Cir. Le holding avrebbero nelle riserve distribuibili anche più di quei 560 milioni di euro, ma è chiaro che il giorno dopo tutti i Berlusconi diventerebbero più poveri e dovrebbero modificare gli stili di vita. La nuova vita fatta di cilicio parte in alto, ma finirà inevitabilmente in  basso. In tutte le società controllate, dal Milan alla stessa Mediaset, partirà ora un piano risparmi che non avrà nulla da invidiare ai sacrifici che la legge finanziaria di Giulio Tremonti chiede a tutti gli italiani.

È possibile che qualche conseguenza indiretta abbia anche il patrimonio immobiliare di Berlusconi. Non appartiene al consolidato Fininvest, ma è indirettamente controllato dal premier attraverso la Dolcedrago spa, l’Immobiliare Idra e l’Immobiliare due ville. Il mantenimento però è assai costoso e veniva assicurato proprio dai dividendi che Fininvest distribuiva a Silvio. È possibile quindi che qualche villa o appartamento di proprietà finisca sul mercato per finanziare il mantenimento delle altre. Unica buona notizia: il Silvio un po’ più povero costringerebbe anche Veronica Lario a ridimensionare le pretese avanzate nel braccio di ferro della separazione e che non hanno ancora trovato soddisfazione. Alla fine De Benedetti porterà via qualcosa anche alla ex signora Berlusconi, oltre che ai figli. Le speranze di tutti sono affidate alla Cassazione: molti punti della sentenza di appello sembrano traballanti e qualche chance di ribaltare tutto c’è. Forse anche costringendo il nemico di una vita a presentare lui fidejussione dopo avere incassato i 560 milioni di euro. È il solo modo per congelarli di fatto, impedendo un loro reimpiego che diventerebbe rischioso.

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