Calderoli: “apertura a Monza, ore 11.30”. E la Lega prepara, intanto, gli emendamenti alla legge di bilancio

Roberto Calderoli

“Appuntamento a Monza, vi aspettiamo tutti. Il 23 luglio, alle 11.30, aprono i tre ministeri al nord: il mio, quello di Tremonti e quello di Bossi, e non c’è Roma che tenga…”. Certo l’applauso non è dei più infuocati ma Roberto Calderoli ieri sera da Besozzo, nel varesotto, intervenendo ad una festa del Carroccio in compagnia di Umberto Bossi, ha messo la data sul tavolo. Un rilancio che farà nuovamente discutere la maggioranza.

Nel frattempo, un team di esponenti del Carroccio, su idea di Roberto Maroni, da stamattina sarà al lavoro per scrivere i correttivi alla manovra economica sotto forma di emendamenti. Il tempo è stretto, i saldi finali blindati, ma da via Bellerio si tenterà di migliorarla su alcuni punti sensibili.

Anzitutto il patto di stabilità degli enti locali, il ventre molle dei consensi leghisti. «Qui c’è spazio per migliorare alcune cose», spiega il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni.

«Ci sono da affinare i criteri di virtuosità che solleveranno i più efficienti dai tagli della manovra, ancora troppo vaghi nel testo passato in Cdm.

E soprattutto c’è da renderli operativi ben prima del 2013, anticipandoli al 2012, così da permettere ai sindaci virtuosi di spendere i soldi in cassa». «I criteri di virtuosità previsti sono assolutamente superati e infondati», rincara il maroniano Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia e sindaco di Varese. Il Tesoro in effetti li avrebbe abbozzati solo nelle ultime settimane, sull’onda emotiva leghista.

«In questo modo finisce che molti comuni, più sono virtuosi prestando maggiori servizi, più vengono penalizzati». Bene, «noi proporremo una serie di criteri più rispettosi della qualità dei servizi». Ad esempio? «Il rapporto tra personale assunto e popolazione vuol dire niente – continua Fontana -, bisogna tenere conto dei servizi erogati e delle esternalizzazioni: ci sono infatti molti comuni che hanno poco personale perché appaltano fuori».

Seconda questione: «chiederemo di rimodulare i tagli. Questa ripartizione i comuni non possono sopportarla», ammette Fontana. Un altro emendamento, infine, lo annuncia in serata Calderoli: al tavolo sulla manovra, «proporrò un taglio del 5-10% come contributo di solidarietà per le pensioni più alte».

Ma al netto del pressing sulla finanziaria, che ha spazi risicati, colpisce nel Carroccio lo scarto realista. Prevale sulle forti divisioni interne la necessità di blindare il quadro politico generale e sminare l’abisso per tutti. Almeno fino a scavallare l’estate calda della speculazione finanziaria e del Lodo Mondadori. Ieri sera da Besozzo Umberto Bossi lo ha detto forte e chiaro: «dobbiamo guardare al futuro e alle conseguenze delle nostre scelte, non possiamo essere così imbecilli e andarcene adesso dal governo. I mercati si spaventerebbero e non comprerebbero più’ i titoli di Stato. C’é il rischio di finire come la Grecia, a quel punto gli stranieri ci porterebbero via le fabbriche…».

Anche sull’amico Giulio, Bossi fa scudo come non faceva da mesi: «la magistratura farà il suo lavoro ma sta colpendo tutti i punti critici della politica, adesso anche Tremonti, che è mio amico ed è una brava persona…». Guai a toccarlo, raddoppia Calderoli! Il quadro internazionale impone calma e gesso.

Dunque in mancanza di alternative e di una chiara leadership interna, dopo intere settimane di minacce al governo e dopo la pompatissima Agenda Pontida (disattesa), tutto sembra sospeso. Il Carroccio si è «bevuto» una manovra devastante per enti locali e ceti medi, il suo blocco sociale, ma per ora i penultimatum vengono sotterrati. Nemmeno la Libia farà la differenza. «La speculazione è un brutta bestia e spazzerebbe via tutto e tutti, non solo Silvio…».

Così Bossi passerà l’estate in giro per la Padania, tasterà il polso alla base, cercherà di capire quanto esercito ha dietro Maroni e quanto è inarrestabile il freddo verso l’amico Silvio, poi da settembre deciderà il da farsi. Passata la buriana finanziaria, bisognerà vedere se le richieste di Pontida saranno state esaudite, «altrimenti la Lega andrà da sola», fa la voce grossa, ma post datandola, l’Umberto. Eventualmente mettendo mano ad una nuova legge elettorale «da fare subito prima delle elezioni, non prima».

Anche la resa dei conti interna viene rinviata a settembre: Giacomo Stucchi al posto di Reguzzoni al gruppo di Montecitorio e Reguzzoni al posto di un Giorgetti indebolito dalla vicenda di Marco Milanese alla segreteria Lombarda. Fino al nervo scoperto dei congressi locali, spinti dai maroniani. «Quando fanno le primarie, vuol dire che un partito è rotto e non è in grado di indicare le persone», maligna Bossi parlando del Pdl. Che si riferisse anche alla conta interna leghista?

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