L’ultima volta del tabloid. I giornalisti: “nessuna voglia di lavorare ancora qui”. Murdoch appoggia la Brooks

News of the World

«Thank You and Goodbye». Semplice, elegante. È questo il titolo dell’ultima volta. Questa mattina «News of the World» arriverà nelle edicole, 120 pagine senza pubblicità e in sei milioni di copie. Il doppio della tiratura abituale. Secondo la Bbc saranno vendute tutte. Il ricavato andrà in beneficenza. Poi, alla fine di un cammino durato 168 anni, il giornale più diffuso del Regno Unito sparirà per sempre, affondato assieme ai suoi duecento redattori. «Dovevamo fermare il marciume», spiega lo staff di Rupert Murdoch.

L’editore australiano atterrerà questa mattina a Londra, gli uffici del domenicale saranno vuoti. Il viaggio era programmato, assicura il suo staff. Forse. O forse è un modo per capire se suo figlio James (che secondo il «Guardian» rischia l’incriminazione sia in Gran Bretagna che negli Usa), 38 anni, responsabile di questa discutibile operazione, è in grado di reggerne il peso. È stato lui a dare la spallata definitiva. A dire «chiudiamo», anche se lo Squalo, che ha deciso di assecondarlo, dice che «è stata una scelta collettiva».

Per il buon nome dell’azienda, per salvare l’accordo su BSkyB. Ma anche – secondo un’ipotesi avanzata dal «New York Times» – perché James preferisce le nuove tecnologie alla carta stampata. Un salto generazionale. Una rivoluzione da fare in fretta, prima che il contagio si propaghi e gli investitori se ne vadano in blocco. Anche la Chiesa d’Inghilterra ha chiarito di essere pronta a ritirare i suoi 4 milioni di investimenti da News Corp. «Vogliamo spiegazioni».

A Wapping, Londra Est, i giornalisti di «News of the World» sono al lavoro per l’ultima volta. Quando il direttore, Colin Myler, entra nell’open space, qualcuno applaude. Ha una camicia bianca, la cravatta azzurra, un viso da vecchio padre. «Un giorno triste e storico. Siete grandi uomini e meravigliosi giornalisti. Creativi e pieni di talento. Anche stavolta faremo un giornale di cui essere orgogliosi». Non c’è niente di peggio di un discorso da funerale. Eppure questo funziona.

Il clima è molto diverso da venerdì, quando Rebekah Brooks, direttore quando cominciarono le intercettazioni illegali, ha provato a spiegare il perché della scelta aziendale. «Il giornale è tossico per gli investitori, ma cercheremo di trovare uno spazio per voi all’interno del gruppo». Un collega si è ribellato. «Il tuo discorso trasuda arroganza. Se “News of the World” è tossico chi ti dice che per noi non lo sia tutto il gruppo? Chi ti dice che abbiamo ancora voglia di lavorare per voi?». C’è stato un boato. La Brooks voleva sprofondare.

La voce le tremava. Si è sentita perduta. Myler è il buono, lei è la cattiva. È chiaro a tutti. Non a Murdoch, che la difende con forza. «Non ho la minima intenzione di gettare un’innocente sotto un autobus». Ai suoi collaboratori ha spiegato di considerare la Brooks indispensabile per il gruppo. «Ha dato la vita per l’azienda». Poi, parlando con la «Reuters» a Sun Valley, ha spiegato: «Siamo stati lasciati cadere da gente a cui avevamo dato fiducia, con l’unico risultato che il giornale ha lasciato i suoi lettori. Abbiamo migliaia e migliaia di giornalisti che vantano i più alti standard professionali. Noi ne siamo orgogliosi. E ne sono orgogliosi anche loro».

Eppure, secondo il «Guardian», l’azienda avrebbe distrutto milioni di mail che dimostrerebbero i pagamenti agli investigatori privati e agli agenti di Scotlan Yard. «Spazzatura», replica News International. I laburisti premono per un’inchiesta immediata.

È il mondo alla fine del mondo. Mentre la prima pagina sta andando in stampa Jamye Lions lascia il suo testamento spirituale su Twitter. «È il mio ultimo giorno al desk di “News of the World”, voglio andarmene col botto». I colleghi lo abbracciano. Quando lasciano l’edificio l’applauso che li accompagna è un uragano. C’è un mare di gente che li aspetta. Myler parla per tutti: «Ci vediamo al pub».

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