La pronuncia definitiva su Mondadori potrebbe coincidere con le prossime elezioni e mettere fuorigioco il Premier

Silvio Berlusconi

«Un ricatto. Un esproprio. Una rapina autorizzata dalla carta bollata. Una sentenza politica». Lo sapeva e se l’aspettava, ma quando ieri, di prima mattina, a palazzo Grazioli è arrivata la telefonata della figlia Marina, Silvio Berlusconi ha accusato la botta e ha ragionato per tutta la mattinata sui tempi della Cassazione – un anno, un anno e mezzo – annunciatigli dai suoi legali e che rischiano di far coincidere la sentenza della Cassazione con le prossime elezioni politiche. “Mi vogliono incastrare”. Il «ricatto» per Berlusconi starebbe tutto qui. Ovvero nella scelta tra «una sentenza politica» che potrebbe confermare i due precedenti gradi e la necessità di correre ancora una volta come leader del centrodestra alle prossime politiche.

D’altra parte, il tentativo di metter riparo al salasso con la norma salva-Fininvest, era stato immaginato proprio come ultimo e un po’ disperato tentativo di bloccare il cospicuo risarcimento in attesa della Cassazione. «Ma ci pensi, sono più di mille miliardi di lire», spiegava ieri pomeriggio il Cavaliere che con l’euro non ha ancora pienissima confidenza «perché – come ama ripetere – io i soldi li ho fatti in lire e sono affezionato a quelle banconote».

Ora che però la sentenza d’appello è messa nero su bianco, la Fininvest quei soldi dovrebbe tirarli fuori subito e in euro: 560 milioni. Tutti, sull’unghia. Eppure il Cavaliere a un tentativo di transazione non aveva mai rinunciato. Se non fosse che la figlia Marina, che di Fininvest è presidente, ha tenuto sinora la posizione più dura e intransigente. Sono lontanissimi i tempi (2005) in cui i duellanti – Berlusconi e De Benedetti – immaginavano di partecipare allo stesso fondo salva-imprese. L’armistizio tra i due durò poche settimane. Il tempo di una visita a palazzo Chigi che l’ingegnere fece per esporre il progetto, e poi non se ne seppe più nulla per la contrarietà dei rispettivi familiari e staff.

Ora che però i giudici hanno sentenziato, il Cavaliere è convinto si tratti di una sorta di «condanna politica». Un modo per tenerlo «sotto ricatto per un altro anno-anno e mezzo». Un tempo che per l’appunto coincide con la parte restante della legislatura e che mette ulteriormente in allarme ministri e uomini di partito. Tanto ci vorrà per arrivare alla sentenza della Cassazione, mentre le speranze di una sospensione dell’esecutività della sentenza sono per Berlusconi «ridottissime». Il Cavaliere è infatti convinto di poter ribaltare la situazione in Cassazione, ma quel «mucchio di soldi da dare subito», lo manda su tutte le furie. «Questa è la cambiale che i magistrati pagano a chi li ha sempre difesi con i suoi giornali», tuonava ieri il Cavaliere che solo in parte si è consolato con i preparativi per la festa di presentazione del Milan alla quale parteciperà dopodomani a Milanello.

La valanga di telefonate che si è scatenata ai centralini di Arcore subito dopo la sentenza, Berlusconi l’ha smaltita a palazzo Grazioli dopo aver annullato la prevista visita a Lampedusa. Solo all’ora di pranzo ha lasciato la residenza romana e preso l’aereo per la Sardegna, isola dove nel weekend si recherà anche Carlo De Benedetti.

E’ fortissima l’irritazione del Cavaliere per l’epilogo che sta avendo una vicenda che di fatto ha percorso tutta la sua stagione politica, coinvolgendo anche avvocati divenuti ministri, come Cesare Previti. «Dove li trovo tutti quei soldi», aveva esclamato qualche settimana a margine dei funerali del senatore Comincioli. Irritato, nervoso e anche stanco, la due giorni a villa Certosa servirà al Cavaliere per ricaricare le batterie per cercare di dar ragione a ciò che il neosegretario del Pdl Angelino Alfano enfatizza: «Siamo certi che questo episodio non toglierà al premier la serenità necessaria per governare, come ha sempre fatto, nell’interesse esclusivo dell’Italia e degli italiani».

Comunque il cortocircuito tra i problemi personali e i problemi di governo c’è ormai già stato con la vicenda del lodo salva-Fininvest che nei giorni scorsi ha incrociato le tensioni esistenti tra Berlusconi e Tremonti sulla manovra correttiva. Alla possibilità di una riproposizione del lodo all’interno di un disegno di legge, come suggerito ieri dal ministro La Russa, Berlusconi crede poco. Anche perché, al momento dell’inserimento del lodo nella manovra, Berlusconi ha amaramente constatato come pochissimi abbiano compreso che la norma serviva a proteggerlo da quell’«assalto delle procure» che «non mi hanno mai mollato da quando sono entrato in politica».

Ora che «la politica mi ha stancato», come sostenuto di recente dal Cavaliere, è la tenacia della figlia Marina a rincuorarlo e rassicurarlo sui destini del gruppo. E’ fortissima però la sensazione di esser divenuto ora un problema in più per le sue aziende che rischiano di subire conseguenze non da poco dall’assalto che subisce ormai da mesi la sua leadership.

Al telefono con uomini-azienda come Galliani e uomini del partito, come Alfano, Berlusconi ha raccontato tutto il suo disappunto per la «durissima sentenza» che accontenta «il titolare della tessera numero 1 del Pd», e le speranze che la Cassazione «annulli la sentenza», come sostiene l’avvocato Ghedini, sono per Berlusconi legate «a ciò che deciderò di fare».

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