Le forze anti-progresso sempre attive: “guerra” in Val di Susa per un progetto politicizzato e strumentalizzato

scontri tra No Tav e Polizia

Ultimamente in Italia si é parlato e scritto molto di Tav (Treni ad alta velocitá), in particolar modo il progetto di linea ferroviaria alta velocitá Lione-Torino, il segmento da aprire nel 2023 che chiuderebbe il “Corridoio 5” che da Lisbona (Portogallo) porta a Kiev (Ucraina).

Questo é un dibattito che va avanti da oltre 20 anni. A riaccendere gli animi é stata la manifestazione violenta del gruppo dei no-Tav in Val di Susa (Piemonte), l’area in cui deve sorgere il cantiere per dar finalmente il via ai lavori nel segmento italiano (quello francese é ben avviato).

Come tutte le cose in Italia, anche questo progetto infrastrutturale é stato politicizzato e quindi strumentalizzato. Tanti giornali e telegiornali hanno dato molto rilievo alla manifestazione no-Tav curando particolarmente l’aspetto politico e gli scontri violenti con la polizia. Pochi i media che hanno affrontato l’argomento in modo chiaro e distaccato, tra questi bisogna segnalare “il Fatto Quotidiano”, che peró ad un soddisfacente livello di chiarezza (purtroppo, come tutta la stampa in Italia, anche questo presume che il lettore conosca molti dettagli) aggiunge delle informazioni mascherate da fatti socio-economici in supporto alle posizioni no-Tav.

“Il Fatto Quotidiano” inizia in prima pagina con un commento del politico di sinistra, Furio Colombo, che, originario da quelle aree, conosce bene la questione Tav e, seppur deplori la violenta dimostrazione dei no-Tav, accusa, “non ricordo un vero, completo, autorevole confronto in cui tutte le obiezioni siano state ascoltate”.

Il quotidiano fa poi seguito con due pagine interne per la cronaca, per rispondere a 12 domande sulla Tav e spiegare a livello economico perché il progetto sia un investimento inutile. E per quest’ultima posizione ospita un intervento di Marco Ponti, professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano.

L’articolo del professore peró perde di autorevolezza. Ad esempio, afferma come “veri” due importanti fatti (“Fa parte del corridoio europeo” e “Perdiamo i soldi europei”), ma li bolla come “ridicoli”.

Afferma inoltre che i lavori non creeranno sviluppo ed occupazione e che la Tav non produce grandi beni ambientali. Per quanto riguarda l’occupazione il prof. non prende in considerazione il lavoro indotto. I beni ambientali vengono sminuiti come farebbe un pro-energia nucleare verso le energie alternative (é tutto da vedere).

Ma la parte che suscita sgomento é ció che riguarda lo “sviluppo”, elemento citato ma non analizzato. Sposando la tesi dell’economista, le grandi opere, viste con l’ottica contemporanea, non sarebbero mai state realizzate. Basti ricordare le opposizioni per fermare i lavori per la creazione di Central Park a New York City nel 1853. Ció che oggi viene considerato “il polmone” di Manhattan originalmente venne visto come uno spreco di danaro ed un danno alla popolazione (oltre 1.600 persone vennero fatte sloggiare).

Ma non solo, il costruttore piú denigrato della storia di New York, Robert Moses, é oggi ricordato come il pioniere delle infrastrutture che ha reso Long Island, la periferia di New York City, piú vivibile ed ha contribuito a far diventare la metropoli il centro del mondo (il Palazzo di vetro dell’Onu del 1952, il ponte di Verrazano del 1964, giusto per citare due dei suoi tanti progetti).

Per l’Italia basti ricordare come lo stop nel 1997 ai lavori della fibra ottica a copertura nazionale (il progetto Socrate) abbia fatto ritardare lo sviluppo nel Paese della banda larga. L’ironia é che, confrontata ai costi attuali, la spesa originale di circa 300 milioni di euro, sarebbe stata modesta. E che dire dell’opposizione alla Tv a colori degli anni ’70?

Naturalmente opporsi al progresso non é una cosa nuova; esiste da quando l’uomo ha scoperto il fuoco ed i motivi possono essere ideologici, religiosi, sociali, economici o anche semplicemente per timore. Ma, alla fine il progresso avanza, solo che il ritardo lo si fa pagare sempre alle nuove generazioni.

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