Il settimo film chiude l’epopea del personaggio di J. K. Rowling. Milioni di ragazzi con lui sono diventati uomini

Harry Potter

Ha conquistato milioni di fans in tutto il  globo. Ipiù piccoli entreranno per la prima volta a vederlo al cinema il 13 luglio, giorno dell’uscita mondiale dell’ultimo capitolo della saga, «Harry Potter e i doni della morte».

I più grandi vanno per i trenta: hanno seguito Harry fin dal primo libro del 1997, «La pietra filosofale», e sono più o meno suoi coetanei. Undici anni ha l’orfano con la cicatrice sulla fronte creato da Joanne Kathleen Rowling, quando gli svelano che è un mago figlio di maghi ed è stato ammesso nel collegio di magia di Hogwarts. I suoi anni di college, sette come i libri che scandiscono le sue avventure e la sua guerra contro il perfido mago Voldemort, lo porteranno alla maggiore età insieme ai suoi lettori.

Davvero la generazione nata tra gli Anni Ottanta e gli inizi del Duemila, quella che i sociologi hanno battezzato «Generazione Y», potrebbe essere molto più efficacemente chiamata «generazione Harry Potter». Nessun under trenta in nessuna parte del mondo, da Londra a Pinerolo, dalle Filippine a Tel Aviv, può fare a meno di conoscerlo: Harry è un simbolo, un magico amico che cresce e combatte il male, fuori e dentro se stesso, insieme ai suoi fan.

Un romanzo di formazione, una mappa esistenziale, una metafora dello sviluppo psicologico ed esistenziale dall’infanzia all’età adulta, compreso il lutto per la perdita. Un lutto globalmente condiviso: finiscono le avventure di Harry Potter come prima o poi finisce l’età dell’innocenza di tutti noi.

La stessa J.K. Rowling ammette di aver pianto solo due volte nella vita: quando è morta sua madre e quando ha scritto la parola «fine» alla sua saga. Tant’è vero che non riesce ad abbandonarlo definitivamente: è di questo giorni il lancio del sito interattivo «Pottermore», dove tutti gli appassionati possono condividere episodi inediti tagliati nella stesura definitiva, sognare un futuro alternativo per Harry, Ron e Hermione e nuove battaglie per il loro figli. Non a caso il «New York Times» ha ribattezzato Harry Potter «il nuovo Peter Pan», simbolo eterno di chi non vuole crescere. E ha individuato una causa precisa per questa riluttanza a crescere: l’11 settembre 2001, crollo delle Torri Gemelle e fine della trionfante innocenza del mondo occidentale.

Una fine che per la «Generazione Y» è arrivata davvero presto, quando erano ancora bambini. Come accade a Harry Potter, d’altra parte, costretto ad affrontare il mondo esattamente come un adulto, senza alcun filtro o addolcimento. D’altronde, con uno strano effetto di premonizione, nel sesto libro della saga, uscito una settimana dopo la strage terroristica a Londra del 7 luglio 2005, si vede una Londra distrutta dagli attentati dei perfidi Mangiamorte. La Rowling non idealizza affatto l’infanzia, che non è protetta ma deve combattere e crescere scegliendo tra bene e male. «Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano chi siamo veramente», dice il preside di Hogwarts Albus Silente.

Alla fine vince il bene, naturalmente. Anche se a caro prezzo: in «Harry Potter e i doni della morte» che vedremo al cinema la prossima settimana, Harry muore e poi risorge – vi fa venire in mente qualcosa? – e solo grazie al suo sacrificio riesce ad annientare Voldemort. Il libro si chiude con un’ultima sanguinosa battaglia a Hogwarts: è un’ecatombe.

Oltre a Voldemort muoiono Severus Piton, l’ambiguo insegnante che solo all’ultimo si scoprirà essere sempre stato dalla parte dei buoni, il professor Lupin e la sua amata Tonks dai capelli multicolori, il giocoso Fred Weasley e il piccolo Colin.

Il timido Neville Paciock si distingue per eroismo e sopravvive, così come Ron e Hermione, i migliori amici di Harry. Nell’epilogo Harry sposerà Ginny, l’eterna fidanzata, Ron porterà all’altare Hermione e insieme accompagneranno i loro figli al treno per Hogwarts.

La storia si ripete, ancora i ragazzini si affronteranno sui campi di quidditch, il calcio magico giocato su scope volanti, ancora si caleranno in testa il cappello parlante per sapere a quale squadra appartengono, i coraggiosi Grifondoro o gli astuti Serpeverde.

Ci saranno ancora innamoramenti e liti, gufi postini, dolci cioccolatini a forma di rana e morti dolorose. La cicatrice di Harry c’è sempre, il passato non si cancella, ma non fa più male. Nuovi eroi attendono nuove generazioni.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=AMpytmdT8hs[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti