Non si placano le polemiche per gli scontri in Val di Susa:  un manifestante fatto oggetto di vessazioni dalla Ps

scontri in Val di Susa

In questo articolo ci accingiamo a  mostrare un video che sta girando sul web, in cui un giovane coinvolto nella “Battaglia della Val di Susa” sarebbe stato torturato dalla polizia.

Si tratta di immagini molto forti, ma che ben ci dicono come sia doppia la verità sui fatti che sono accaduti ieri. Da una parte c’è il punto di vista dei manifestanti, che difatti non hanno voce, e che dicono la propria sui fatti di ieri sul web. Dall’altra c’è la condanna unanime del mondo politico per la violenza, che sembra più di circostanza che di sostanza. Condanna che purtroppo sembra chiusa a qualunque analisi del fatti, che a tratti risulta essere quasi ottusa e superficiale  e che finisce per sottovalutare la portata di un episodio che, a nostro giudizio, segna una linea di non ritorno nella storia della Repubblica.

Certo è che chi ha il ruolo  di governare non dovrebbe sottovalutare ciò che è accaduto ieri. È un segno molto chiaro e netto di un dissenso forte e di una sfiducia senza precedenti sia verso le istituzioni sia verso la politica.

La politica non dovrebbe quindi limitarsi ad esprimere il proprio dissenso rispetto a ciò che è avvenuto, ma dovrebbe anche interrogarsi su quali meccanismi l’hanno generato. Dovrebbe anche riflettere sulle proprie colpe e sulla propria responsabilità. È questo che purtroppo ci sembra che manchi del tutto nelle dichiarazioni della classe dirigente italiana. È come se loro non avessero responsabilità e come se tutto fosse avvenuto perché in fondo una massa di un migliaio di persone si è abbandonata ai propri istinti di violenza.

È una visione troppo semplicistica della realtà, che crediamo dimostra ancora una volta la grande distanza tra il paese e il suo ceto dirigente. Liquidare i manifestanti semplicemente come delinquenti ( Matteoli), ci sembra riduttivo. È la logica di Brunetta che non volendo accettare le critiche dei precari li ha bollati semplicemente come la peggiore Italia. A ciò che non si comprende ci si limita ad applicare un vuoto stereotipo.

Ecco in queste manifestazioni di insofferenza della nostra classe politica rispetto a chi si oppone all’ordine costituito, ci sembra di vedere una scarsa propensione a capire che c’è un diffuso malessere sociale.

Nel dire questo restiamo del parere che la violenza non produce mai nulla di buono e che va sempre e comunque condannata; tuttavia crediamo anche che la nostra classe politica se veramente vuole il bene del paese dovrebbe, dato il fallimento su una questione così delicata come la TAV, fare un passo indietro e riflettere sui propri errori.

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