Dall’Impero romano alla Chiesa, sino ai giorni nostri, dinamiche ed effetti del potere che “gestisce” il popolo

il Vaticano

Tempo fa, ascoltando con attenzione l’intervista rivolta a un noto politico impegnato nella Commissione Europea , mi resi conto quanto la memoria dell’uomo fosse labile e quanto, illustri autori, facessero bene a “ricordarcelo”.

Un collega tedesco gli chiese notizie circa la crisi politica, con la successiva “caduta del Governo” (strategica, secondo alcuni politologi), che aveva colpito il nostro Paese. Poco dopo chiese incuriosito quali fossero le ragioni della imperturbabilità degli italiani palesata anche in situazioni di tale tensione.

Precisò poi che se la Germania fosse stata colpita dalla serie di crisi che negli anni aveva tentato di piegare l’Italia, si sarebbe sollevata in terribili guerre civili. Il Disonorevole tentò di delucidare in merito alla nostra filosofia di vita (di certo non la stessa del popolo tedesco) e alla nostra propensione atavica a mantenere una sorta di, in alcuni casi apatica, costanza.

Ovviamente ciò non fu sufficiente e il poveretto dileguò con più dubbi di quanto non ne avesse già.

Quanto spiegato dal nostro Disonorevole risponde a verità tuttavia, forse per… “distrazione”, egli non parlò del ruolo della Chiesa.

Alcuni antichi scritti rivelano che alla caduta dell’Impero Romano, nella maggior parte delle città i Consoli proseguirono il loro Governo. La loro figura fu gradualmente sostituita dai Vescovi man mano che essi venivano a mancare, gratificati con estesi feudi, destinati a cariche superiori oppure rimossi per essersi mostrati irriverenti nei confronti del nuovo Impero; il Sacro Romano.

L’avvicendamento fu dolce e graduale al punto che nessun tentennamento colpì quelle popolazioni a differenza, come già ricordato in altre occasioni, delle altre province Romane dove i popoli si trovarono all’improvviso senza un solido governo.

Sappiamo che quando Roma lasciò le province ripiegando oltre il confine italiano, i grandi nuclei da essa fondati si trovarono ben presto ad affrontare un triste decadimento. Quei popoli non erano in grado di bonificare terreni, riparare tetti e ponti men che meno gestire acquedotti e strade che, sappiamo, costruite con tecniche per quel tempo “d’avanguardia”.

L’esempio di Parigi che, di nuovo invasa dalle paludi, costrinse gli abitanti rifugiarsi nei templi e nelle arene, è ancora oggi considerato emblematico.

In Italia le cose andarono diversamente proprio per le capacità di gestione che nei secoli i popoli avevano saputo coltivare e perfezionare. Teniamo presente che quanto più sussistono vie di collegamento tanto più persistono le opportunità di scambio commerciale e lo scampo dall’isolamento.

Si racconta che in gran parte dei piccoli nuclei del nostro Paese, gestiti per lo più da preti e da Vescovi, la notizia della caduta dell’Impero si ebbe anni più tardi e nella completa indifferenza dei molti. Fu per questo che in seguito, il Medioevo, con il relativo feudalesimo, iniziò prima rispetto al resto d’Europa, durò meno e terminò quando altrove era appena iniziato.

Dalle ricerche di alcuni antropologi e accorti storici sappiamo che, approssimative statistiche dell’epoca riportano la quantità di suicidi che si verificavano in Italia alla morte di un Papa. Si evince che la massima ” morto un Papa se ne fa un altro” non sia così scontata. Forse, era quel che la gente continuava a ripetersi senza sosta per esorcizzare la paura di restare senza una guida (Cattività Avignonese).

Pare infatti, che la tipologia di suicidio più comune fosse l’impiccagione che esimi psichiatri hanno definito come la più praticata in condizioni di smarrimento come in questo caso. Abbiamo imparato che l’elezione di un Papa poteva, in seguito a lotte di potere tra nobili casati, durare anche anni. Altri studiosi affermano, con ragionevole certezza, che furono anche queste statistiche oltre le scintille di guerre civili e i popoli invasori che premevano ai confini ad accorciare, un Concilio dopo l’altro, i tempi delle elezioni.

Numeri più aggiornati ci dicono che alla morte di un Papa, l’Italia rallenta spaventosamente le proprie dinamiche mentre,con il fiato sospeso e il naso all’insù, attende trepidante la famosa fumata bianca e considerando che il Paese ospitante il cuore della Chiesa è tra i più miscredenti… beh! La dice lunga.

Tempo fa, la diatriba si riaccese quando fu pubblicata una statistica che mostrava come alla morte del Papa ci fosse un’esponenziale crescita e improvvisa dei casi di attacchi di panico e di ansia registrati nelle attività di Pronto Soccorso mentre alcuni psicologi e psichiatri, (ritenuti dissidenti non solo per questo), aggiungevano alla lista dei tentativi di suicidio anche l’aumento della violenza.

Ma altri, dati alla mano, smontando tali convinzioni mostravano quanto fosse vero il contrario e cioè, quanto ci si sentisse più… “buoni” mentre, stretti nel comune anelito, si ostentava maggiore propensione verso l’altro.

Comunque sia la sottoscritta, pur garantendo il proprio ateismo convinto, può senza indugio affermare che quando muore un Papa è afflitta da insonnia che si risolve improvvisamente quando vede la fumata bianca. Mah! Stranezze ataviche!

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