Le agenzie di rating tra potere occulto e conflitti di interessi

Dal caso Berlusconi alle vicende di holding estere: fantafinanza o moderna tirannia? Proviamo a vederci chiaro

Non ha importanza a quale schieramento politico apparteniamo quando sentiamo parlare di conflitto d’interessi. La prima cosa che ci viene in mente a noi italiani, a tal proposito, è la contrapposizione fra Berlusconi politico e Berlusconi che controlla network e reti televisive. Ormai è una storia che va avanti da quasi diciotto anni anche se non se ne parla più con l’ardore di qualche anno fa. La questione viene rimessa in ballo spesso dall’opposizione politica dell’attuale Governo che afferma, con toni più o meno coloriti, che il Presidente del Consiglio controlla i mass media e di conseguenza influenza a suo favore una grande percentuale di elettori, mentre chi gli si oppone non ha lo stesso potere, ecc… ecc…

Ognuno di noi si sarà fatto una certa idea a tal proposito e ciascuna opinione merita comunque rispetto non fosse altro perchè ce n’è una certa varietà. Non tutti però si rendono conto però che nel mondo ci sono poteri occulti ben più potenti e pericolosi che possono influenzare davvero la nostra vita in maniera molto più determinante. Questi poteri occulti nascono da conflitti d’interesse giganteschi che sono sotto gli occhi di tutti.

Chi conosce la McGraw-Hill Publish Group Italia?

Non molti anche se è una delle principali case editrici italiane nel settore universitario. Appartiene alla capogruppo americana McGraw-Hill Companies che è una Holding di servizi finanziari neanch’essa troppo nota alla maggior parte delle persone ma che fa muovere enormi quantità di denaro. Tutti hanno sentito parlare però, specie in questi giorni, della Standard & Poors, Società di rating americana che, dietro lauti compensi, analizza l’economia e i bilanci di qualsiasi Azienda, Banca o Stato Sovrano.

L’intero pacchetto azionario di Standard & Poors è nelle mani della McGraw-Hill Companies. Le altre due agenzie di rating più famose al mondo oltre Standard & Poors sono Moody’s e Fitch. Anche queste ultime non godono della auspicata “indipendenza” che dovrebbe contraddistinguere chiunque rivesta un ruolo di arbitro o di giudice. Una consistente partecipazione di Moody’s è nelle mani di Warren Buffet che, attraverso la sua holding finanziaria Berkshire Hataway, ne detiene il 17,5%. La Fitch, terza agenzia di rating al mondo in ordine di importanza, è di proprietà della Fimalac che è una società finanziaria francese nata nel 1991 e che ne detiene attualmente il 60% dopo aver rivenduto il restante 40% alla Hearst Corporation, multinazionale dell’informazione con decine di quotidiani e periodici, nonché numerosissime reti televisive di proprietà.

Senza entrare troppo nel merito tecnico della questione riassumiamo che queste agenzie stabiliscono un rating che altro non è che una classificazione del rischio creditizio, cioè delle obbligazioni, di un’impresa o di uno stato sovrano. In base al rating emesso da questi “giudici” il mercato automaticamente adegua il premio per il rischio da richiedere per accettare l’investimento di quelle obbligazioni. Naturalmente se il rating scende l’emittente dovrà aumentare la remunerazione per sostenere le sue obbligazioni, cioè dovrà pagare più interessi sul suo debito.

la verità sulle holding

Nel caso della Grecia ad esempio, il declassamento del rating ha reso la remunerazione del suo debito pubblico molto più onerosa rispetto al debito pubblico di una nazione più virtuosa. Ciò innesca un vortice pericoloso che non aiuta questa nazione che ha bisogno di capitali per sostenere la sua economia in difficoltà, semmai rischia di mandarla in bancarotta. Fin qui è comunque giusto, secondo i canoni dell’economia di mercato, che i cattivi pagatori debbano scontare le loro colpe. Ma chi “giudica” deve essere all’altezza del suo compito e deve rispondere a criteri di grande autorevolezza, competenza, autonomia e cristallina oggettività. Purtroppo troviamo traccia solo del primo di questi fondamentali criteri nelle caratteristiche peculiari delle maggiori agenzie di rating. La loro autorevolezza è indiscussa. Ciò che dicono è oro colato.

Quantomeno discussa è invece la loro competenza poiché, ad esempio, poco prima di fallire Lehman Brother aveva il massimo del rating da tutte le agenzie e veniva perfino elogiata da Moody’s che la definiva una banca da 10 e lode. Nessun sospetto per la crisi globale che incombeva generata dalla allegra valutazione del debito di questa banca e di altre banche che nel frattempo cartolarizzavano e vendevano il loro debito contribuendo forse a voler creare una moderna società basata sui criteri del paese dei balocchi di Pinocchio, dove tutti potevano avere tutto a debito favorendo, in particolar modo, coloro che non avevano garanzie sufficienti per pagarlo ma che erano costretti a pagare interessi più alti di coloro che le garanzie le avevano. Dietro l’angolo c’era anche il Sig. Madoff che, in barba a tutte le valutazioni, metteva a punto una truffa da 60 miliardi di dollari.

Che dire della Grecia poi che, dichiarando la sua insolvibilità, ha scatenato lei stessa il putiferio di questo ultimo periodo, senza che prima ci fosse il benchè minimo sospetto da parte delle suddette agenzie che invece ora, solo dopo l’ammissione di colpa, infieriscono pesantemente. C’è da chiedersi se è cecità, incompetenza o invece qualcosa di peggio. Speriamo sia solo incompetenza.

Dell’autonomia abbiamo accennato prima. Quale autonomia può avere una società che assegna valutazioni e che svolge poi anche, direttamente o indirettamente, il ruolo di Banca d’investimento e quindi ha la possibilità di utilizzare il rating in modo strumentale nell’interesse di se stessa o dei suoi amici?

Se pensiamo a “questo” conflitto d’interessi verrebbe da dare un consiglio a Berlusconi: che molli le sue TV e faccia la scalata ad una di queste agenzie. A parte gli scherzi è recente la notizia che la Consob ha convocato le prime due agenzie di rating mondiali.

Alla Standard & Poors verranno chieste spiegazioni sulla diffusione di notizie riguardanti la manovra correttiva italiana a mercati aperti e prima che questa venisse trascritta sulla Gazzetta Ufficiale. Alla Moody’s chiarimenti sul report con cui ha messo sotto osservazione il rating di 16 banche italiane. Il report di Standard & Poors ha provocato un allargamento del differenziale fra i BTP e il Bund tedesco, quello di Moody’s ha fatto crollare le quotazioni dei titoli bancari italiani. Che sia iniziata una guerra non dichiarata che è destinata a sostituire la famosa “guerra fredda” che un tempo era fra USA ed ex Unione Sovietica ? Che ci sia in atto una “cospirazione” di queste agenzie che vogliono un rovesciamento della zona Euro? Sono stati annunciati infatti prossimi declassamenti nelle prossime settimane che interesserebbero alcuni paesi Europei con tripla A come la Francia e l’Austria.

Forse è fantafinanza ma c’è qualcosa di vero poiché nel frattempo L’Europa non è stata a dormire in quanto è stato creato un organismo chiamato ESMA che dal 1/01/2011 ha il compito di di salvaguardare la stabilità del sistema finanziario dell’Unione Europea. La nostra Consob, chiamando a rapporto le agenzie, sta esercitando infatti i poteri di vigilanza in quanto cotitolare di questi poteri insieme a questa nuova Autorità costituita.

© Riproduzione Riservata

Commenti